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Aferpi, arriva la convocazione al Mise

Aferpi, arriva la convocazione al Mise

Sindacati a Roma lunedì prossimo, congelata la manifestazione del 20. Fabiani: Rebrab va inchiodato alle proprie responsabilità

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PIOMBINO. E’ fissata per lunedì prossimo 23 gennaio la convocazione dei sindacati al ministero dello Sviluppo economico. Ieri è arrivata la chiamata da Roma, attesa da giorni, sulla quale i sindacati avevano fissato l’ultimatum, minacciando in caso contrario sciopero e manifestazione per la giornata del 20.

La convocazione dunque ha fatto decidere il sindacato per il congelamento di sciopero e manifestazione dopo giorni di discussione, in particolare all’interno della Fiom.

Tutto ciò mentre ancora nulla si sa su possibili incontri tra Issad Rebrab e il ministro Carlo Calenda, che ormai da tempo ha richiesto al presidente di Cevital di presentare il piano industriale e finanziario.

Ieri intanto i sindacati hanno iniziato una serie di confronti con i partiti, iniziando da Pd e Spirito Libero. Al Pd in via Marco Polo c’erano dunque Silvia Velo, Massimo Giuliani, Gianni Anselmi e Luciano Guerrieri, col segretario Valerio Fabiani.

«E’ evidente che queste dovranno essere giornate decisive – ha detto al termine Fabiani – i ritardi, le incertezze e le inadempienze che hanno segnato il cammino di Cevital in questo territorio non possono essere cancellati o attenuati da un’intervista con altri annunci e altre promesse che hanno sempre più il sapore di parole vuote, se a queste non si fanno seguire fatti concreti».

Per il segretario del Pd è in gioco «anche la dignità dei lavoratori che hanno, loro sì, mantenuto gli impegni sottoscritti, rinunciando anche a una parte del loro salario nella speranza di contribuire al rilancio dello stabilimento. La dignità del sistema delle piccole e medie imprese, in particolare quelle dell’indotto, che hanno prima fatto da “banca” alla Lucchini e poi hanno sopportato importanti sacrifici nella speranza di una ripartenza di cui anche loro avrebbero beneficiato. La dignità delle istituzioni – prosegue Fabiani – che hanno fatto e continuano a fare la propria parte fino in fondo per consentire l’investimento. Adesso tocca alla proprietà, e da parte nostra, sosterremo ogni iniziativa che i lavoratori e i loro sindacati intenderanno mettere in campo, volta a inchiodare Rebrab alle proprie responsabilità».

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