Il Tirreno

camping cig scrive alle rsu di aferpi

«Insieme al lavoro per una grande mobilitazione»

PIOMBINO. Coordinamento Art 1 – Camping Cig chiedono un incontro alle rsu di Aferpi «per discutere insieme e contribuire, nel rispetto dei rispettivi ruoli e autonomie, a mobilitare incisivamente per...

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PIOMBINO. Coordinamento Art 1 – Camping Cig chiedono un incontro alle rsu di Aferpi «per discutere insieme e contribuire, nel rispetto dei rispettivi ruoli e autonomie, a mobilitare incisivamente per la manifestazione del 20 non solo i lavoratori della siderurgia e dell’indotto, ma anche le collettività della Val di Cornia e oltre, per riuscire finalmente a fare del “caso Piombino” una emergenza di risonanza nazionale».

Naturalmente Camping Cig sottopone al vaglio della discussione una serie di obiettivi: «Intanto prendere atto definitivamente dell’inaffidabilità del gruppo Cevital – scrive l’associazione – che usa come specchietto per le allodole la siderurgia, pronto a dismetterla quando avrà acquisito definitivamente la posizione di sostanziale monopolio sul porto e sulle aree retroportuali. Restare ancora appesi alla speranza del salvatore della patria vuol dire condannare definitivamente la siderurgia piombinese e passare da una monocultura produttiva a una proprietà monopolistica delle più importati risorse del territorio, ostacolo per qualsiasi diversificazione economico-produttiva».

Per le due associazioni poi occorre «rivendicare l’intervento immediato del Governo, massimo garante degli accordi stipulati, che assicuri innanzi tutto la continuità produttiva dei treni di laminazione e i contratti di solidarietà. Il Governo operi inoltre, in proprio e incentivando il concorso di privati, per assicurare l’investimento per il nuovo treno a rotaie, per avviare tempestivamente le attività di bonifica, per rilanciare la produzione d’acciaio a Piombino; per adeguare la durata degli ammortizzatori sociali al rilancio produttivo del settore».

Secondo il coordinamento articolo 1- Camping cig «è in ogni caso irrinunciabile l’eliminazione della “tagliola occupazionale” del primo luglio. Bisogna “fermare l’orologio”, facendo subito un accordo sindacale (di miglior favore rispetto alla legge Marzano) per portare da 2 ad almeno 5 anni l’ bbligo di mantenimento dei livelli occupazionali e delle attività produttive». Ma oltre che il Governo, occorre incalzare anche Comune e Regione, «affinché finalmente elaborino una visione complessiva e soprattutto coerente della diversificazione economica possibile della Val di Cornia, valorizzando le vocazioni presenti e i punti di forza del territorio, nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini».

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