Gioco
«Forno e treno rotaie, è ancora possibile far partire il piano»
PIOMBINO. «Ho lasciato per le regole Fiom sul pensionamento, ma certo sulla vicenda Aferpi continuo a sentire una grande responsabilità morale». Così si esprime Luciano Gabrielli, da pochi giorni ex...
PIOMBINO. «Ho lasciato per le regole Fiom sul pensionamento, ma certo sulla vicenda Aferpi continuo a sentire una grande responsabilità morale». Così si esprime Luciano Gabrielli, da pochi giorni ex segretario della Fiom. «Voglio ringraziare tutti quelli con cui ho lavorato – dice – in particolare i delegati delle varie realtà produttive, e fare un augurio a David Romagnani, che ha preso il mio posto, e che ha l’esperienza per gestire una fase così difficile».
Gabrielli, lei è sempre stato uno strenuo sostenitore del progetto di Issad Rebrab. Lo è ancora?
«Io dico che il piano per acciaieria e treno rotaie ha ancora le condizioni per partire. Mi spiego: servono 500 milioni e tra quelli che ha già messo Rebrab, i certificati bianchi e altre forme di sovvenzione, alla fine occorrono 200 milioni di finanziamenti dalle banche. Sarebbe incredibile se saltasse tutto per il no delle banche a finanziare una somma del genere».
Mica penserà a Mps, che ha già perso più di 100 milioni con la Lucchini...
«Beh, io credo che se lo Stato diventa proprietario di fatto di Mps, non ci sarebbe nulla di strano a usare dei soldi per sostenere il progetto industriale di Piombino».
Lei parla di acciaieria. Ma tutto il resto del piano?
«Io dico solo che l’acciaieria è la chiave di accesso al piano complessivo. Senza l’acciaieria non c’è nulla».
Resta il fatto che di quel piano è ancora tutto fermo, acciaieria compresa...
«C’è un contratto in essere con Demag per il forno e il treno rotaie. Mi risulta che Rebrab abbia pagato le ultime rate, ultimamente ha messo altri soldi, e si è impegnato col ministro Calenda a versare un’altra quarantina di milioni. Io credo si possa partire presto con lo smantellamento dei vecchi impianti, che è lavoro e insieme prospettiva per la liberazione delle aree, comunque vada».
Ma se Rebrab non presenta il suo piano in tempi brevi come gli ha chiesto il ministro Calenda, cosa succederà secondo lei?
«Io dico che non bisogna aver paura dell’ultimo miglio. Sono passati otto anni dall’inizio della grande crisi e siamo ancora qui, vivi. Mi lasci dire che Fim, Fiom e Uilm hanno ottenuto un grande risultato, con tutti i lavoratori ex Lucchini rientrati in stabilimento, in solidarietà. In questo senso il vero problema sono i lavoratori dell’indotto, per i quali serve una proroga degli ammortizzatori. Ma per Aferpi o Rebrab fa quel che ha promesso oppure, se ha problemi, ci si rimette tutti intorno a un tavolo, Governo che è garante, istituzioni, sindacati, per trovare una soluzione che riporti lo stabilimento a produrre acciaio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
