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Calenda scrive a Rebrab «Deve rispettare gli impegni»
I sindacati metalmeccanici chiedono incontri a Rossi, Manzone e Guerrieri e sollecitano al sindaco Giuliani la convocazione di un consiglio comunale aperto
PIOMBINO. «Ho scritto a Issad Rebrab una lettera formale, dopo molti incontri, in cui ho chiesto nero su bianco lo status dell’ottemperamento degli impegni che aveva preso». Lo ha detto Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo economico, a proposito della situazione dell’Aferpi di Piombino.
«Credo che sia il momento di passare da piacevoli e interessanti conversazioni a qualcosa di scritto», ha affermato, rispondendo ai cronisti a margine dell’apertura di Pitti immagine uomo a Firenze.
A corredo di questa dichiarazione è arrivata anche quella di Guglielmo Gambardella, coordinatore del settore siderurgico della Uilm nazionale, che valuta positivamente l’impegno del ministro. «Calenda - ha affermato Gambardella - ha assicurato una convocazione a breve presso il Mise per quanto concerne le acciaierie di Piombino controllate dal gruppo Aferpi».
Un incontro che peraltro non è stato ancora ufficialmente organizzato, e per il quale Fim, Fiom e Uilm locali stanno lavorando, cercando l’adesione di tutte le istituzioni.
Per questo ieri le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Ugl hanno scritto una lettera al governatore Enrico Rossi, al prefetto Anna Maria Manzone, al commissario dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri (per il sindacato infatti la Piombino Logistics è la sola titolata al carico e scarico del materiale siderurgico e la scadenza delle concessioni portuali, a febbraio, metterebbe a rischio subito 165 posti) per chiedere la disponibilità a un incontro in cui «poter esporre le preoccupazioni per il sostanziale fermo delle attività produttive e le contestuali difficoltà della partenza del progetto industriale complessivo che in questi mesi avrebbe dovuto vedere l’inizio di attività fusorie e le prime produzioni di acciaio quale inizio del ben più ampio e articolato progetto di ristrutturazione e riconversione produttiva di questo territorio».
«A due anni dall’accordo siglato dalle istituzioni con la nuova proprietà – scrivono i sindacati – non si vede traccia tangibile di quel progetto e l’attuale fermo di ogni treno di laminazione mette a rischio, a nostro modo di vedere, la tenuta sociale dell’intera comunità dei lavoratori, del progetto e quindi di un intero territorio. Per queste ragioni stiamo sollecitando un incontro presso il Ministero, dove poter esporre in modo dettagliato tali preoccupazioni e cercare le risposte e soluzioni in primo luogo al prosieguo delle attività produttive». Al sindaco Massimo Giuliani, invece, le segreterie sindacali chiedono sempre sulla questione Aferpi «la calendarizzazione di un consiglio comunale aperto».
Insomma il sindacato si prepara in vista del 20 gennaio, data ultima nella quale ci si attende la fissazione di una data di convocazione, e data in cui se non ci saranno novità è prevista una manifestazione con sciopero davanti alla portineria di Aferpi, con i vertici nazionali del sindacato.
Manifestazione sempre più probabile, anche in considerazione della situazione in cui versa lo stabilimento: tutti i laminatoi sono fermi, il treno rotaie che avrebbe dovuto ripartire all’inizio di questa settimana probabilmente sarà riavviato lunedì 16 ma con un orizzonte indefinito. Nulla si sa su ordini di semiprodotti né sulla situazione di mercato, ossia se ci siano ancora ordini per barre e vergella.
In questo clima al Mise attendono il piano industriale e finanziario che Calenda ha chiesto a Rebrab, invito rinnovato per scritto, come ha puntualizzato ieri il ministro a Firenze.(cloz)
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