Il Tirreno

Pochi nati a Villamarina la sola speranza è la deroga

di Valeria Parrini
Pochi nati a Villamarina la sola speranza è la deroga

Nel 2016 i parti saranno ancora sotto i 300, per evitare la chiusura del reparto servono un atto del ministero e un’unica unità operativa con l’Elba e Cecina

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PIOMBINO. A fine anno saranno una decina le nascite in più rispetto al 2015. All’incirca 285 (l’antivigilia di Natale erano 281) contro i 275 piccoli che videro la luce a Villamarina l’anno scorso. Ancora troppo pochi per garantire il mantenimento del reparto. Per il quale ne servono almeno 500. Il doppio, poi, se il riferimento è al decreto Balduzzi che punta alla chiusura dei punti nascita con meno di mille parti. «Per motivi di sicurezza, ci sono maggiori garanzie nelle strutture più grandi», sostiene il relatore. Ed è con questi numeri che si devono fare i conti in una prospettiva molto ravvicinata.

La speranza resta la deroga alla chiusura, sollecitata al governo dai vertici dell’Asl e dalla Regione. Le prime sono state autorizzate di recente in due o tre realtà del nord, geograficamente svantaggiate. Saranno svincolate dai parametri numerici già nel 2017 e continueranno a funzionare regolarmente nonostante i pochi fiocchi appesi alle nursery.

Man mano che il ministero proseguirà l’esame delle richieste, si saprà se anche il punto nascita di Piombino potrà beneficiare di un salvacondotto. Opportunità rafforzata - secondo alcuni ambienti politici e sindacali - dalla posizione assunta formalmente dall’assessore alla sanità precedente, Luigi Marroni, e attuale, Stefania Saccardi. Meglio, però, non dare niente per scontato.

La formula della sopravvivenza è legata ad una pianificazione che unisce i tre reparti Maternità di Cecina, Piombino e Portoferraio. Che, insieme, fanno registare un migliaio e passa di nati ogni anno. Oltre 600 il primo, circa 300 Piombino e sotto i 200 l’Elba.

Nel 2017 Cecina verrebbe aggiunta all’unità operativa complessa che include gli altri due presidi. Non di un escamotage formale si tratterebbe, anche perchè se così fosse, sarebbe più complicato passare il vaglio ministeriale. Dunque, un solo primario e personale che ruota sui tre reparti rafforzandoli di volta in volta e dove si continuerebbe a nascere come adesso.

A Cecina verrebbe potenziata la neonatologia e lì verrebbero trasferite in tempo utile le donne che già in partenza presentano gravidanze con fattori di rischio. Secondo le stesse fonti, se il rischio si palesasse in sala parto, Piombino sarebbe in grado di affrontarlo in prima battuta per la presenza della terapia intensiva. E, se non bastasse, si provvederebbe al trasferimento dotandosi di un mezzo attrezzato o con l’arrivo di Pegaso.

Tra il dire e il fare ci sono di mezzo il placet del governo alla deroga, una Regione che, a prescindere, mantenga fede all’impegno, e un processo di riorganizzazione che approdi alla nascita di un’unità operativa complessa. Ovvero, la messa in rete, più pratica che teorica, dei tre presidi. Operazione che prevede, comunque, investimenti. A partire dalle somme necessarie per rafforzare neonatologia a Cecina.

Resta il fatto che un elemento è scandito. I tempi in cui Villamarina superava le 500 nascite annue sono finiti. Crisi locale e non, calo demografico generale si intrecciano e per anni non lasciano prevedere inversioni di tendenza. Se anche le residenti in Val di Cornia che oggi preferiscono partorire altrove optassero per Piombino, la statistica annuale si attesterebbe sui 400 nati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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