Il Tirreno

«Su Aferpi bisogna cambiare linea»»

«Su Aferpi bisogna cambiare linea»»

Anselmi esce allo scoperto: tempi certi per il progetto, altrimenti occorre avere la forza di svoltare

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PIOMBINO. Alla fine è Gianni Anselmi a prendere l’iniziativa e a dire quello che un po’ tutti pensano, nella politica e nel sindacato, ma che pubblicamente nessuno ha ancora detto. O meglio porta a compimento un ragionamento già espresso da altri, e cioè «Issad Rebrab deve dire chiaramente al Governo cosa è in grado di fare», completandolo con un «se non lo fa in tempi brevi bisogna avere di coraggio di svoltare».

Un’accelerazione che non significa chiudere con Aferpi, ma piuttosto assegnare un tempo preciso al progetto, più chiaramente dare un ultimatum: perché dopo due anni di immobilismo è chiaro che così non si può andare avanti.

La sua uscita arriva dopo un incontro con Enrico Rossi, col quale non è un mistero che i rapporti siano tesi per varie ragioni, una delle quali il presunto allontanamento di Anselmi dal dossier Piombino, che il presidente vuole gestire in modo diretto «Abbiamo idee diverse sul futuro del Pd – scrive Anselmi su Facebook – ma abbiamo il dovere di lavorare insieme, lealmente, per la Toscana e per il territorio».

Rispetto alla questione delle acciaierie, Anselmi spiega di aver «condiviso una linea responsabile di costruzione delle condizioni per la realizzazione di un progetto ambizioso che non è solo Aferpi ma che nella vicenda Aferpi e in quei 600 ettari, per le implicazioni occupazionali e territoriali - diversificazione inclusa - ha il suo fulcro naturale. È stato giusto dare fiducia a Rebrab, aspettarlo, supportarlo con incentivi data la dimensione dell’investimento. Non credo si debba recriminare sull’entusiasmo profuso: era normale dopo anni di sofferenza e incertezza».

Il problema per il presidente della commissione regionale sviluppo è che ormai «da tempo i segnali di una dilazione non fisiologica dei tempi c’erano e a suo tempo mi parve opportuno segnalare a chi di dovere i rischi di una posizione troppo passiva. I ritardi, gli annunci fotocopia a distanza di mesi, le riunioni disdette e altri segnali rendono oggi non più rinviabile una correzione della linea, che non può essere la stessa di un anno e mezzo fa o di mesi fa di fronte alla perdurante assenza di fatti coerenti con gli impegni assunti».

Anselmi ribadisce quindi che «l’opzione Aferpi, peraltro sancita in atti, resta la priorità e deve essere esplorata e sostenuta fino in fondo a patto che questo percorso abbia tempi certi. Decorsi inutilmente quei termini - preoccupandosi nel frattempo di assicurare la continuità produttiva e dunque il presidio del mercato, nonché gli ammortizzatori in essere - bisognerà avere la forza di svoltare, perché non si può restare impalati su posizioni sempre più insostenibili con lo scorrere del tempo. E dare al territorio nuove possibilità e soluzioni».

L’analisi di Anselmi sui due anni di Cevital a Piombino è impietosa: «A parte la sincopata continuità produttiva e la riassunzione dei lavoratori diretti in solidarietà, di risultati in grado di aprire una prospettiva non ne sono arrivati. Non un investimento, non un progetto esecutivo, non un passo avanti tangibile sull’attuazione del progetto a parte le complesse attività tecniche istruttorie condotte dal management presso i ministeri competenti, la Regione, il Comune».

«Mi è parso utile manifestare la necessità di un cambio di approccio e di passo – è la conclusione dell’ex sindaco – Non significa scendere da carri o navi, né tanto meno smarcarsi. Da chi? Da cosa? Significa essere seri e restare sull’unico riferimento che conta, che non è la difesa statica di posizioni assunte ma è l’interesse generale».(cloz)

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