Il Tirreno

«Ferrari stravolge la realtà Debiti scaricati sugli elbani»

«Ferrari stravolge la realtà Debiti scaricati sugli elbani»

L’ex sindaco Peria duro dopo la rinuncia al ricorso sul piano di successione «Così la giunta evita di cercare la verità sull’ente e su chi ha fatto i danni»

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PORTOFERRAIO. «Ferrari stravolge la verità». Roberto Peria, ex sindaco di Portoferraio replica in questo modo a Mario Ferrari sul caso del ricorso dell’ex Unione dei Comuni.

«È falso – spiega Peria – che il ricorso al Tar presentato dalla mia giunta sul piano di successione dell’Unione fosse “di bandiera”, un pro-forma. Se avesse avuto queste caratteristiche, perché chi governa oggi la Biscotteria non lo mandava a sentenza? Sicuramente sarebbe stato respinto. Perché ritirarlo pochi giorni prima della decisione del Tar per sopravvenuta carenza d’interesse? Perché era venuto meno l’interesse a ricorrere? E come è stato possibile dichiarare ciò senza una delibera di giunta comunale che superasse quella nostra, che dava il via al contenzioso? Chi ha deciso di far saltare il nostro atto in un modo così anomalo, dando mandato all'avvocato di ritirare il ricorso? Tutto quello che è stato fatto non è rispettoso della legge e dei regolamenti del Comune di Portoferraio. Solo la giunta attuale poteva cancellare un ricorso voluto dalla giunta precedente».

Dubbi che l’ex sindaco Peria mette in fila. «Il problema è che quel ricorso tutelava su questioni sostanziali il Comune, evitando che venissero commessi danni al suo erario e nessuna giunta poteva prendersi una simile responsabilità, tagliando, tra l’altro, le ali alla ricerca delle verità e delle responsabilità, senza adeguate motivazioni tecniche e giuridiche. Dunque: chi ha deciso di non far decidere il giudice amministrativo fiorentino? Possiamo saperlo? E con quali atti? Solo dopo aver fatto chiarezza su questi aspetti ritengo che gli attuali amministratori sarebbero legittimati a parlare di chi li ha preceduti. Eppure lo si è fatto ugualmente, parlando anche di un ricorso vuoto e di facciata. Peccato che il ricorso fosse di sostanza e pesantissimo. Lo metta online il Comune, in modo che i cittadini lo possano leggere».

Peria ricorda come il ricorso spiegava, in decine di pagine, perché i portoferraiesi non debbono pagare alcuni debiti della vecchia Unione-Comunità Montana. «Alcuni, non tutti, perché il ricorso era molto circostanziato e non sparava nel mucchio – dice Peria – In primo luogo quest'ultimo era farraginoso, di difficile comprensione, privo di riferimenti certi. Rispetto alle importanti somme finanziarie in esso rappresentate, pari a decine di milioni di euro, non si aveva, molto spesso, alcun riferimento o affermazione, da parte dei redattori, in ordine alla certezza, liquidità ed esigibilità dei crediti e debiti rappresentati. Ciò contraddice la natura stessa di un piano di successione, che, al contrario, deve garantire gli enti che ereditano le partite finanziarie in ordine alla piena sussistenza delle stesse. Dalle verifiche effettuate risultava che le scritture contabili della disciolta Comunità Montana/Unione di Comuni non apparissero rispondenti in diversi punti alle risultanze del piano stesso. Esse, in generale, risultavano confuse e non ordinate. Erano state mantenute per anni rilevanti masse di residui attivi di pressoché inesistente esigibilità, con ciò rappresentando una situazione finanziaria solo sulla carta in equilibrio».

Peria ricorda come nella parte del piano di competenza dei Comuni si prevedeva che gli stessi dovessero restituire alcune somme ottenute dalla Comunità Montana per importanti opere pubbliche e non utilizzate dalla stessa. «Essendo in presenza di contributi regionali e finanziamenti pubblici concessi per lavori e quindi di entrate ricevute dalla Comunità Montana e poi dall'Unione con precisa destinazione vincolata, appariva evidente che il piano dovesse dire dove fossero finite queste entrate vincolate, ma il piano non lo diceva – affonda Peria – Qualcosa si evinceva dalla relazione del commissario, che faceva capire che le entrate vincolate sarebbero state usate per pagare la parte corrente ed in particolare gli stipendi del personale. Ma quanto valevano gli stipendi del personale? Se ai 681.000 euro di contributi per opere pubbliche che mancavano all'appello, si sommavano altri 157.000,00 euro circa di restituzioni in capo alla Provincia e poi ancora il "buco di cassa" di 1.200.000,00 euro circa, i milioni e milioni di euro per fatture liquidate dall'area tecnica e non pagate per assenza di fondi e che allora dovevano essere liquidate dai Comuni, dalla Provincia o dal Consorzio di Bonifica, i conti non tornavano. La sensazione è che per anni ed anni fosse saltata una sana gestione finanziaria e che al momento della liquidazione non ci si raccapezzasse più. I Comuni, però, non potevano pagare i prezzi degli errori altrui e su come siano stati usati i soldi dei cittadini andava fatta chiarezza fino all'ultimo centesimo».

L’ex primo cittadino di Portoferraio si chiede perché si sia voluto impedire al Comune di far valere le proprie ragioni su queste questioni, con ciò «arrecando anche un danno a tutti quei Comuni che non avevano impugnato il piano, ma i decreti da esso derivanti? Come si farà ora a subire questi pagamenti, che risultano ingiusti e non dovuti dai Comuni? – spiega – E' incredibile leggere quanto, con il suo intervento, sia stata stravolta la verità dal sindaco. Stravolta fino al punto di dire che noi non abbiamo pagato i debiti dell'ex Unione, quando è stata proprio la giunta Peria a mettere nel bilancio e a cominciare a pagare tutti i debiti derivanti dai mutui, il che vuol dire oltre 170.000 euro all'anno fino al 2020 e persino al 2022. Perché, piuttosto, se il commissario De Castelli ha terminato la sua liquidazione a settembre 2014, da allora la giunta Ferrari non ha messo un euro a bilancio di quei debiti che riteneva legittimi? C'è poi un punto finale, assolutamente indigeribile, che andrebbe chiarito. Cancellando il ricorso resta solo il piano, anche nelle parti in cui è palesemente sbagliato ed ingiusto. Il che mi fa pensare che chi ha commesso gli errori non ne risponderà, mentre, come spesso accade in Italia, pagherà il solito, il povero Pantalone, cioè tutti noi».

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di Redazione web