Il Tirreno

Ex Unione, il ricorso di Marciana Marina è inammissibile

di Luca Centini
La sede dell'ex Unione dei Comuni a Portoferraio
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La sede dell'ex Unione dei Comuni a Portoferraio

I giudici del Tar demoliscono l'ultima difesa dei Comuni elbani, preoccupati dal dover pagare i debiti dell'ente disciolto. Monta la polemica con Portoferraio

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MARCIANA MARINA. L’ultimo muro protettivo è stato sgretolato per mano dei giudici amministrativi del Tar. I Comuni elbani, dopo la rinuncia da parte del Comune di Portoferraio a coltivare il ricorso contro il piano di successione dell’ex Unione dei Comuni, contavano nel buon esito del ricorso presentato da Marciana Marina, il più piccolo Comune dell’isola, per non dover far fronte all’eredità pesante, se si considerano i debiti, dell’ente disciolto.

E invece il Tar ha sgretolato anche le ultime speranze, dichiarando il ricorso “ad adiuvandum” presentato da Marciana Marina «inammissibile» e condannando il Comune elbano a pagare le spese legali pari a 2mila euro a favore di ciascuna delle amministrazione costituite in giudizio, ovvero la Regione Toscana, il Comune di Portoferraio e persino il Comune di Capoliveri, che si era opposto al ricorso presentato dall’amministrazione Ciumei sulla questione della mancata realizzazione del canile comprensoriale.

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L’iniziativa legale portata avanti da Marciana Marina non si è dimostrata efficace. Il Comune, difeso dagli avvocati Francesca Mazzonetto e Carlo Mongiat, aveva impugnato il decreto del commissario liquidatore della disciolta Unione dei Comuni Graziella De Castelli avente per oggetto la realizzazione del canile comprensoriale in località Colle Reciso (in verità mai costruito), che prevedeva la restituzione delle somme alla Regione (135mila euro) e al Ministero della Salute (32mila euro), e di seguito, di tutti gli atti del commissario che hanno fatto seguito a quel decreto, compreso il riparto tra i Comuni della massa attiva e passiva contenuta nella relazione tecnica finale del commissario liquidatore.

La linea di Marciana Marina è stata chiara fin dall’inizio: il Comune non faceva parte dell’ex Unione (mentre della Comunità montana sì) e per questo non è disposto a farsi carico dei passivi dell’ente disciolto  dopo l’avvicendarsi di  numerosi commissari, nell’aprile del 2012, quando la Regione prese atto del piano di successione elaborato dall’allora commissario Gabriele Orsini. Quel piano è stato impugnato dal Comune di Portoferraio guidato allora dal sindaco Roberto Peria  che, solo pochi giorni fa, sotto la guida di Mario Ferrari  ha rinunciato al ricorso confidando in un accordo stragiudiziale con la Regione Toscana. Una mossa che ha spiazzato e ha fatto infuriare gli altri Comuni, Marciana Marina in testa, che ora temono per i propri bilanci, dovendo far fronte ai debiti dell’ente, non quantificato con esattezza ma pari a diversi milioni di euro (i passivi al lordo di quando già compensato erano stati individuati in circa 12 milioni di euro).

In questo contesto il ricorso di Marciana Marina era l’ultima difesa dei Comuni elbani dopo il dietrofront di Portoferraio. Il Comune guidato da Andrea Ciumei si è rifiutato di restituire per il canile mai realizzato (i fondi per la progettazione  furono erogati al tempo della Comunità montana) 8773 euro alla Regione e 2076 euro al Ministero, somme derivanti dal riparto compiuto dal commissario De Castelli: l’amministrazione Ciumei presentò ricorso straordinario al presidente della Repubblica che poi fu trasposto al Tar toscano che si è riunito in camera di consiglio lo scorso 9 novembre, esaminando  il ricorso nel merito.

La sentenza non è favorevole al Comune: il ricorso è stato infatti dichiarato inammissibile dai giudici del Tar che hanno contestato al Comune di Marciana Marina il fatto di aver agito in modo non tempestivo, non presentando ricorso a tempo debito contro la presa d’atto del piano di successione e subentro approvata dalla giunta regionale: «È inammissibile la successiva contestazione del decreto con cui il Comune – si legge nella sentenza del Tar emessa il 12 dicembre – pretende di contestare non l’ammontare delle somme dovute, ma la stessa debenza di tali somme». L’unico Comune che aveva presentato ricorso contro il piano di successione fu Portoferraio, ma la rinunzia al ricorso ha di fatto aperto una voragine anche per gli altri Comuni. E le polemiche non sono destinate a placarsi.

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