Il Tirreno

Comitato per Campiglia

«Si minacciano licenziamenti perché la cava non finisca mai»

CAMPIGLIA. Il Comitato per Campiglia torna sull’argomento delle cave campigliesi accusando il sindaco Rossana Soffritti. Secondo il Comitato, il sindaco avrebbe rimandato «il problema complessivo...

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CAMPIGLIA. Il Comitato per Campiglia torna sull’argomento delle cave campigliesi accusando il sindaco Rossana Soffritti. Secondo il Comitato, il sindaco avrebbe rimandato «il problema complessivo delle estrazioni di inerti in Val di Cornia, raccontando delle mezze verità a cittadini e lavoratori nella speranza che la Regione le tolga le castagne dal fuoco, permettendo a breve quello che il Piano Strutturale ad oggi impedisce di fare». Accuse sono rivolte anche alla società Cave di Campiglia: «La proprietà da tempo sta presentando richieste di varianti, prima per avere decenni e decine di milioni di metri cubi in più di scavo e poi, in seconda istanza, per potere scavare i tre milioni di metri cubi che ha a disposizione in tre anni (2015-2018) cambiando completamente piano di coltivazione e di rinaturalizzazione». Per prevenire una risposta negativa dalla Regione, si praticherebbe dunque, ad avviso del Comitato, un ricatto occupazione con la minaccia di mettere in mobilità 10 operai. Quale sarebbe il fine?

Influenzare la redazione del nuovo piano regionale delle attività estrattive in modo che «l’estrazione non abbia mai termine e che la Val di Cornia si trasformi nel polo toscano degli inerti con buona pace del turismo culturale, della bioagricoltura, della tutela del paesaggio». Per calmare le acque fino alla decisione della regione interverrebbe il sindaco Soffritti, «che racconta che la legge prevede comunque di potere andare avanti oltre il 2018 e di potere arrivare all’esaurimento dell’estrazione dei volumi consentiti». Questo sarebbe falso, afferma il Comitato per Campiglia, in quanto la legge 35/2015 consente la proroga una sola volta «e per una durata massima di due anni al solo fine di completare i lavori già autorizzati ove non sia stato possibile completare gli stessi per motivi non imputabili alla volontà del titolare dell’autorizzazione». In conclusione, le operazioni di prolungamento degli scavi sarebbero illegittime, è il parere del Comitato, che «condanna la strategia con la quale il sindaco affronta il problema cave», poiché escluderebbe dal confronto i cittadini ed i comitati, ed al tempo stesso denuncia «il progetto politico di trasformare la Val di Cornia nel polo toscano delle cave di inerti a Campiglia e San Vincenzo e, probabilmente, nel polo di raccolta e smaltimento rifiuti a Piombino».

Francesco Rossi

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