Gioco
«Invitalia non va, sulle bonifiche occorre una regia locale»
Bruschi (Legambiente) preoccupato per i gravi ritardi e il supplemento di indagini su elementi già ben noti
PIOMBINO. Aferpi avrà sì delle responsabilità nei ritardi delle bonifiche, ma il vero problema è la mancanza di una regia, perché quella di Invitalia non funziona.
E’ questo il cuore del ragionamento di Adriano Bruschi, presidente di Legambiente Val di Cornia. Per lui le difficoltà incontrate da Aferpi a indicare la destinazione d’uso delle aree «non hanno niente a che vedere con le indagini integrative proposte da Invitalia».
Un supplemento di indagini che Bruschi ritiene superflue riguardando «il monitoraggio della falda, come non si fosse abbastanza monitorata, indagini sulle caratteristiche dei terreni dove si devono mettere le palancole, altri 10 sondaggi quando ne sono stati fatti a centinaia, la determinazione delle condizioni sismiche, un assurdo sapendo che questo territorio è assolutamente asismico, la valutazione di eventuali effetti di subsidenza, quando già si sa che la zona è soggetta a questo fenomeno come è descritto nelle carte del vecchio Piano strutturale».
Il problema principale secondo il presidente di Legambiente Val di Cornia, è «che manca una regia a tutta l’operazione bonifiche. O meglio, la regia è stata lasciata a Invitalia, agenzia nazionale che sta lavorando in tutti i siti italiani da bonificare. E in tutta Italia le bonifiche non stanno andando avanti».
Manca quindi «una regia tecnico-politica che necessariamente deve far riferimento al territorio di Piombino, che prenda decisioni sulle cose da fare, detti i tempi e lavori giornalmente per risolvere i problemi. Le bonifiche – prosegue Bruschi – il governo dei flussi di materia, con la gestione dei materiali delle bonifiche e i rifiuti dei processi produttivi, con la sostituzione dei materiali vergini, sono condizione essenziale per qualsiasi possibilità di lavoro e occupazione. Senza le bonifiche e il governo dei flussi non c’è possibilità per industria, nuova industrializzazione, porto, diversificazione e sviluppo della società Rimateria».
Bruschi sostiene quindi che «ancora prima che uscisse sul Tirreno l’allarme per i ritardi, Legambiente ha chiesto incontri con la Regione e il Pd per sollecitare soluzioni ponendo domande: chi predispone le scelte tecniche e le procedure portate all’approvazione? Dai documenti si evince che è la stessa Invitalia. Qual è la valutazione sull’operato di questa agenzia nazionale?».
Infine Bruschi cita «le tante cose collegate fra loro come il riciclo dei rifiuti industriali per prodotti in sostituzione dei materiali di cava, per le quali serve che le autorizzazioni all’attività estrattiva, le regolamentazioni e le tariffe regionali, siano in correlazione col riciclo dei materiali che possono sostituire gli inerti naturali. Quali sono le risposte?».
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