Il Tirreno

Blogger e scrittrice, il debutto di Elena Ciurli

Maria Antonietta Schiavina
Elena Ciurli con la sua macchina da scrivere (foto Paolo Barlettani)
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Elena Ciurli con la sua macchina da scrivere (foto Paolo Barlettani)

Commessa in una libreria a San Vincenzo, pubblica il suo primo romanzo "Andata e ritorno" con "Il Foglio"

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Commessa a tempo parziale in una libreria, blogger e scrittrice, ha appena dato alle stampe il suo primo romanzo. Le materie umanistiche sono sempre state la sua passione e una delle discipline preferite al liceo era filosofia: le ha dato gli strumenti per analizzare la realtà da prospettive diverse.

Al contrario ha sempre odiato la matematica, materia estranea alla sua vita, piena di fantasia, di favole, di poesia. Tutte cose che le ha insegnato come in un gioco il nonno paterno e che lei si è portata dietro sempre: come un tesoro da trattare con cura.

Piombinese, classe 1982, blogger, Elena Ciurli ha appena dato alle stampe Andata e ritorno, romanzo d'esordio, uscita prevista gennaio 2017. In cui racconta, attraverso la storia di Marco, la generazione degli ultra trentenni, un po' disillusa, stanca, ma spesso anche ironica e pronta a mescolare le carte del proprio destino senza batter ciglio.

Sta per pubblicare un romanzo e si occupa anche di due blog. Ma quando è nato il suo amore per la scrittura?

«Ho iniziato da piccola, per imitare il nonno che scriveva poesie in rima. Nonostante avesse solo la licenzia media era un uomo pieno di curiosità, leggeva molto e ha insegnato anche a me ad amare i libri».

Con un nonno così la sua infanzia sarà stata divertente.

«Molto. Ero una bambina vivace, mi piaceva stare sempre in compagnia, con la casa piena di amici e le mie estati le ho passate a giocare all'aperto, nelle amate "piazzette", il quartiere dove sono cresciuta. Ho dei ricordi ancora nitidi di quei giorni in cui, goffa e sbadata mi ritrovavo spesso con le ginocchia sbucciate».

Favola preferita?

«Hansel e Gretel. Mi piaceva il finale: quando i bambini mettevano la strega nel forno».

Chi gliela raccontava?

«La mamma. Spesso le chiedevo anche di inventare delle storie e lei mi accontentava».

Cartoni animati. Quale ama di più?

«È quasi magia Johnny. Aveva come protagonista un ragazzo che spostava tutto con la forza del pensiero. Il mio mito!»

In camera sua aveva dei poster?

«Confesso di aver ospitato Brandon Walsh, Brad Pitt e i Thake That, che sono stati, però, ben presto sostituti da personaggi molto diversi: come James Hetfield, leader dei Metallica, Philip Anselmo, cantante dei Pantera e Kurt Cobain, che non ha bisogno di presentazioni. Ma ho sempre tenuto anche tante foto delle persone a me care: ricordi di momenti di vita importanti».

Amiche del cuore?

«Ho avuto e ho accanto tuttora alcune amiche che considero sorelle. Abbiamo condiviso tanto insieme e loro per me sono figure fondamentali».

Il giorno più bello della sua vita?

«Ce ne sono stati tanti. Forse il più epico e liberatorio è stato quello in cui, dopo gli esami di maturità, ho distrutto il libro di matematica».

E il più brutto?

«Quando ho perso un caro amico, dopo averlo visto crescere accanto a me».

A trentaquattro anni si sente influenzata dai media che non fanno altro che parlare di crisi e della difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro?

«Non guardo molto la televisione e leggo poco i giornali, ma è impossibile non essere influenzati dal clima di incertezza e malcontento in cui siamo immersi quotidianamente. Diciamo che cerco di pensare con la mia testa e provo a non arrendermi».

Il governatore Draghi in un recente incontro con i giovani ha parlato di una generazione di scoraggiati. Invece il fumettista Zerocalcare in un'intervista ha detto: “I trentenni? Sono una generazione generosa, che si è dannata l'anima per trovare un posto del mondo e ha visto tradite le sue aspettative”. Lei da che parte sta?

«In mezzo: sono abbastanza ottimista, ma è molto difficile, a volte, non essere scoraggiati di fronte a certe situazioni. Vivo molto alla giornata, ormai mi sono abituata a non fare progetti troppo a lungo termine. La cosa non mi fa soffrire, la mia vita è così e basta... Le aspettative a volte vengono tradite, o stravolte e allora dopo i primi momenti di tristezza, cerco di cambiarle e di adattarle al presente. Al momento non ho figli e forse se sarò mamma cambierò visuale. Quando hai un figlio, infatti, vivi nel suo di presente e non puoi fare a meno di progettare il futuro con un respiro più ampio».

Il nuovo libro di Elena Ciurli racconta la sua generazione, però lo fa attraverso un personaggio maschile. Come mai questa scelta?

«Volevo distaccarmi a livello emotivo da una storia che per alcuni aspetti mi tocca da vicino. E poi è stato bello cercare di entrare nella mente di un uomo per provare a capire come pensa e come gestisce la sua vita, anche nei rapporti con l'altro sesso».

Cosa vuole trasmettere a chi la legge?

«Vorrei creare un legame emotivo, che non è qualcosa di scontato. E per far questo prima di tutto la scrittura deve significare qualcosa per me, devo crederci. Così potrò trasmettere qualcosa agli altri, o meglio, saranno i miei personaggi a creare una relazione con chi legge».

I capitoli del suo romanzo hanno titoli mangerecci. Minestrina, tonno, pomodoro e maionese, zuppa, pecorino...Perché questa scelta?

«Attraverso il cibo e i momenti conviviali, scorre il percorso di crescita del protagonista... Il cibo è famiglia, è senso di appartenenza, ma anche odio e amarezza».

Quali scrittori considera fondamentali per la sua formazione?

«Pirandello, Moravia e Oscar Wilde, per citare i classici, ma anche Ammaniti, lo scrittore italiano che forse amo di più. Poi il grande Stephen King, con cui ho cominciato ad apprezzare il genere horror, ma anche John Fante, Joe Lansdale e Palahniuk».

Legge su carta o e-Book?

«Carta, carta e ancora carta. Mi piace il libro anche come oggetto, è bello vederlo e accanto agli altri che hai letto. Dopo anni ti puoi mettere a sfogliarlo, e magari ti ricordi qualcosa della tua vita, che ti sembrava di aver dimenticato. Gli e-book li acquisto, ma solo se si tratta di testi da studiare o cose brevi».

Che applicazioni usa per lavoro e hobby?

«I social network e Whatsapp, e cerco di non farmi usare da loro. Spero di non trovarmi mai ad un tavolo insieme ad altre persone, con lo smartphone in mano senza aver niente da dire».

La sua più grande paura?

«Non ho paure ma qualche fobia sì. Ho il terrore di vespe, api e tutto ciò che punge. E controllo di aver chiuso la macchina in modo un po' ossessivo, me ne rendo conto. Sono parecchio distratta, ecco, diamo la colpa a questo».

Il suo sogno?

«Conoscere il mondo, viaggiare il più possibile».

In che epoca le piacerebbe vivere?

«Vorrei avere 20 anni alla fine degli anni '70, in un'Italia, un'Europa che avrei tanto voluto conoscere, per la letteratura, la musica, il cinema, il fermento culturale che vibrava nell'aria. Soprattutto avrei potuto conoscere alcuni gruppi che ormai non esistono più: due su tutti, Clash e Ramones».

Quanto è alto, da uno a dieci, il suo senso di appartenenza di cui accenna anche nel libro?

«Con le persone sono a livello 10. Provo più attaccamento per gli affetti, che per i luoghi. Se potessi portare con me le persone che amo, potrei vivere anche dall'altra parte del mondo, sempre in una città con vista mare, ovviamente, e dal clima tiepido».

Ha ambientato il suo romanzo a Livorno, a Berlino e a Londra. In quale di queste città vorrebbe vivere?

«A Livorno ci vado spesso e ci ho anche lavorato in passato. Berlino l'ho visitata per la prima volta a inizio novembre e con Londra c'è una vera e propria storia d'amore in corso e: ci sono stata diverse volte. Se dovessi scegliere una di queste città per viverci però, darei la preferenza a Livorno, che mi piace molto e credo che non sia valorizzata come merita».

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Commessa in libreria e blogger - Classe 1982, piombinese, figlia unica, Elena Ciurli ha origini materne pugliesi e paterne toscane (il padre è nato a Casale Marittimo ed è cresciuto a San Vincenzo). Fidanzata da nove anni convive da cinque e, dopo aver svolto, soprattutto nel periodo estivo, i lavori più svariati- da baby sitter a barista, da lavapiatti a commessa, a impiegata in un'agenzia pubblicitaria e di servizi web- oggi fa la commessa in una libreria sanvincenzina.

" E' questo il mestiere che amo di più", dice, spiegando che in mezzo ai libri si sente davvero a casa sua. Maturità linguistica, una brevissima esperienza al Dams di Bologna, la Ciurli si è orientata verso altre strade, prendendo il diploma di tecnico pubblicitario. Nel 2012, ha creato il blog Ziggy's Cafè (www.ziggyscafe.org), "dove pubblico i miei racconti e "scrivacchio" di diversi argomenti, possibilmente a tinte rock", spiega. E, agli inizi del 2016, ha dato vita, insieme a due amiche, Beatrice Galluzzi e Alice Scuderi, al blog Donne Difettose (www.donnedifettose.com).

"Abbiamo voluto unire le nostre forze - dice la Ciurli - per dare spazio ad alcune tematiche che riguardano la sfera femminile, ma con una prospettiva diversa, difettosa appunto. E lo abbiamo fatto per tutte quelle donne che non si sentono confinate dentro a certi stereotipi, oppure non hanno gli strumenti per liberarsene. Niente femminismo o girl power, ma solo una visione personale "dall'altro lato del ponte". Nel 2013 la blogger ha pubblicato " Gente di un certo ( dis) livello: manuale di sopravvivenza nella giungla metropolitana" e adesso aspetta l'uscita, a gennaio, del suo primo romanzo, intitolato "Andata e ritorno" ed edito dalla casa editrice piombinese "Il Foglio".

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