Il Tirreno

Open day al nuovo Buraccio, gli studenti visitano l’impianto

di Stefano Bramanti
Open day al nuovo Buraccio, gli studenti visitano l’impianto

Esa accoglie i ragazzi del Cerboni e spiega il ciclo dei rifiuti dalla raccolta alla produzione di compost La struttura è stata riqualificata con un intervento da 1 milione di euro servito per ridurre le esalazioni

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PORTOFERRAIO. Un open day al Buraccio. L’iniziativa di Esa, rivolta agli studenti, è servita per mostrare le caratteristiche dell’impianto, appena riqualificato con un intervento da circa un milione di euro.

«Facciamo parte della Comunità europea – ha spiegato la presidentessa di Esa Gabriella Solari, rivolgendosi ai 30 alunni del Cerboni, i primi visitatori del nuovo impianto del Buraccio – la quale ha posto come obiettivo per il 2025 il raggiungimento della quota del 75% nella raccolta differenziata. Nel nostro territorio siamo sulla buona strada ma dobbiamo migliorare. Avete visto i grossi problemi che ci crea il materiale indifferenziato che arriva ai nostri impianti. La soluzione è fare una ottima differenziata, che ci permetterebbe un riciclo di molti materiali, abbattendo molto costi esosi, a carico di tutti noi».

L’idea della società che gestisce il ciclo di rifiuti sull’isola è creare un programma di incontri con le scuole, perché i futuri cittadini capiscano l'importanza di conquistare una forte coscienza ecologica. Gli studenti del Cerboni hanno partecipato dunque a un'uscita scolastica ben diversa dal solito, accompagnati dalla docente di diritto Raffaella Misso, coadiuvata dal collega insegnante di laboratorio Giuseppe Cordone. Le due classi terze del Grafico e del Cat del Cerboni hanno potuto raggiungere il Buraccio, con un bus offerto dalla Caput Liberum multiservice di Capoliveri, contattata dal viceprefetto Giovanni Daveti. Gli studenti sono stati accolti venerdì mattina, oltre che dalla presidente, dal direttore dell'impianto Sauro Marinari e il suo staff, ma pure da alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato. I ragazzi sono stati dotati di casco e giubbetto protettivi e quindi hanno passato in rassegna i capannoni dove il materiale arriva indifferenziato, rendendosi conto della gravosità del lavoro, costoso e complesso, che occorre per separare i vari materiali che in tanti, purtroppo, non mettono come si dovrebbe nei cassonetti specifici. Il multirifiuto, mescolato spesso con materia organica, inizia una putrefazione e prima di essere separato provoca cattivo odore che si diffonde nei dintorni del Buraccio, ma i lavori attuati di recente, dovrebbero risolvere tale fenomeno negativo. Sono stati fatti vedere ai giovani studenti, a tal proposito, le quattro grandi vasche di bio filtraggio naturale e anche un silos con filtraggio ad acqua, impianti che servono appunto a ridurre i miasmi. Visitati anche i reparti dove viene realizzato, ricavato dai materiali organici, il compost di qualità da utilizzare in agricoltura come fertilizzante. Poi tutti ai capannoni colmi di grossi cubi di materiale secco compresso, destinato ai termo valorizzatori per creare, facendoli bruciare, energia.

«Con una corretta raccolta differenziata – hanno fatto notare gli esperti – si potrà riciclare anche plastica, vetro, carta e cartone, metalli e tutto ciò produce reddito e ulteriore abbattimento dei costi di funzionamento dell'impianto». A monte della visita, Marinari ha riunito gli studenti in un locale e insieme ad una rappresentante del Corpo Forestale, ha fornito spiegazioni circa tutto il processo di lavorazione dei rifiuti, ricordando come una bottiglia di plastica gettata stupidamente nell’ambiente, sparisca dopo 1000 anni e che è importante consegnare i materiali ingombranti nei centri di racconta dei vari comuni, un servizio gratuito. È stato affrontato anche l’aspetto delle sanzioni cui vanno incontro i cittadini che hanno comportamenti sbagliati nello smaltimento dei rifiuti. «Facciamo una raccolta differenziata valida – ha ribadito Solari – che eviti comportamenti scellerati, come il caso di due grossi pezzi di ferro che qualche incosciente ha messo in un cassonetto dell’indifferenziata, causando grave danno all'impianto macinatore dei materiali, con la rottura degli ingranaggi. Ci sono volute riparazioni per 15 mila euro, soldi che paghiamo tutti noi, con aumenti dei costi del servizio».

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