Il Tirreno

Niente archiviazione per il caso dell’operaio morto di leucemia

di Valeria Parrini

Sulla scomparsa del trentottenne Fabrizio Nardoni il gip vuole approfondire il nesso tra malattia e cokeria

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PIOMBINO. Non sarà archiviato il procedimento per l’omicidio colposo di Fabrizio Nardoni, il giovane operaio della cokeria ucciso dalla leucemia linfoblastica acuta.

Il giudice per le indagini preliminari, Antonio Del Forno, ha accolto l’istanza dei familiari, rappresentati dall’avvocato Carlo Castaldi.

Ora il fascicolo contro ignoti è tornato nelle mani del Pubbico ministero che nei prossimi 90 giorni dovrà svolgere ulteriori indagini.

Del Forno ha ritenuto fondate le opposizioni presentate da Castaldi, rigettando la richiesta d’archiviazione e chiedendo «ulteriori e più approfondite verifiche in ordine al nesso di casualità tra il decesso di Nardoni e l’attività lavorativa svolta presso le Acciaierie Lucchini all’interno del reparto cokeria e/o di altri reparti ove, per quanto già risulta dalla relazione Usl del 10 novembre 2015, egli è stato sottoposto certamente a esposizone a benzene, sostanza notoriamente cancerogena».

Una esposizione di almeno 7 anni, tenuto conto dei periodi lavorativi trascorsi in fabbrica dalla vittima sia in qualità di dipendente della Lucchini, sia delle ditte dell’indotto Oilgest, Siderservice, Nuova Sifi e Edil Toscana. Tutte, come conferma la stessa relazione Asl, svolgevano, comunque, attività all’interno dello stabilimento.

Il Gip parla di indagini finora «sommariamente svolte» nelle quali, però, il nesso di casualità tra malattia e lavoro «appare già fondatamente ipotizzabile, tenuto conto delle conclamate violazioni alla normativa di prevenzione da parte dei responsabili delle Acciaierie Lucchini evidenziate nella relazione Usl e del fatto che, per quanto consta dalle indagini finora effettuate, non sono emerse ulteriori o possibili cause della malattia nè connesse alle condizioni fisiche di Nardoni nè all’attività lavorativa da lui svolta in diversi settori e contesti ambientali».

Il nesso di casualità tra lavoro sulla cokeria e l’insorgenza della leucemia linfoblastica che ha ucciso l’operaio trentottenne, è già stato riconosciuto da Inail che di recente, con parere unanime del collegio medico, ha assegnato la pensione alla moglie e al figlioletto.

Al momento del decesso, nel giugno 2013, il piccolo aveva appena sei mesi. Il suo papàsi era ammalato poco dopo la diagnosi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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