Gioco
Elettra, mobilità vicina L’unica speranza è il porto
Dal 15 dicembre 22 lavoratori avranno esaurito gli ammortizzatori Il sindaco proverà a farli rientrare nelle previsioni dell’Accordo di programma
PIOMBINO. Ieri mattina un nuovo incontro tra sindacati e il sindaco di Piombino, Massimo Giuliani, in merito al futuro dei lavoratori della centrale Elettra, dove i 22 dipendenti se non interverranno novità a breve riceveranno le lettere di licenziamento. Per loro inizierà quindi la mobilità, per un periodo di 12 o 18 mesi in base all’età dei singoli.
All’incontro di ieri in Comune erano presenti rappresentanti della Filctem Cgil, rsu Elettra e Flaei Cisl, moderatamente soddisfatti considerando la difficoltà della situazione.
«Riteniamo che l’incontro sia stato positivo - affermano Fabrizio Musto, Stefano Santini e Gianluca Persico per la Filctem Cgil - Il sindaco ha dimostrato, seppur in un momento delicato per la città, un forte interessamento verso questi lavoratori che il prossimo 15 dicembre entreranno in mobilità».
Nella sostanza Giuliani si è dichiarato disponibile a lavorare al percorso di collocamento di questi lavoratori all’interno dell’Accordo di programma, in attività legate alla logistica e al porto e, qualora si concretizzasse il progetto, anche su metanodotto ed elettrodotto. La Cgil continuerà spiega che comunque «a tenere i riflettori accesi su questa vicenda».
Nel corso della riunione il sindaco Giuliani ha sottolineato la volontà di proseguire «l’opera di costante rapporto con le unità di crisi della Regione e del Governo nazionale perché la vertenza Elettra e quella del variegato mondo dell’indotto - ha concluso il sindaco – siano, come nei propositi iniziali, una parte integrante dello sviluppo dell’area di crisi complessa di Piombino. Un obiettivo di non semplice realizzazione che, tuttavia, continuerò a perseguire con attenzione assieme alle parti sociali nei prossimi mesi».
La centrale Elettra, costruita per la Lucchini, produceva energia in regime di Cip6, una tariffa agevolata prevista per impianti funzionanti con combustibili rinnovabili. Nel 2004 fu venduta dalla Lucchini a una società britannica, e col ricavato della cessione la stessa Lucchini riuscì a far fronte temporaneamente alla crisi. L’attività di produzione di energia è continuata fino al 2013, quando la società ha deciso di chiedere l’uscita anticipata dal regime di Cip6. Da allora l’impianto è rimasto spento, controllato dai lavoratori con un presidio quotidiano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
