Il Tirreno

Terremoto, i nostri volontari in prima fila

di Claudia Guarino
Terremoto, i nostri volontari in prima fila

Vari gruppi partiti con la Pubblica assistenza per aiutare le popolazioni del centro Italia. Ma l’associazione ha bisogno di mezzi

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PIOMBINO. Macerie di case, di piazze e di strade. Esistenze che cambiano per sempre in un secondo. Progetti di vita che sfumano in una notte.

Le persone sono sfollate, martoriate, molte sono state trasferite. Ma lui, un artista di strada, con il frastuono della terra che continua a tremare in sottofondo, mette in scena il suo spettacolo.

Lo fa per rendere il peso della vita meno gravoso, per strappare, anche ad Amatrice, un sorriso.

Questa storia la racconta Elena, una delle volontarie della Pubblica assistenza di Piombino, partita con i suoi colleghi per aiutare le popolazioni terremotate.

Nei suoi occhi si legge la commozione per un’esperienza che non scorderà mai. Ma anche l’orgoglio di aver fatto parte di un progetto e di aver contribuito a portare un po’ di sollievo a chi ne aveva bisogno.

«Purtroppo ci sono stati momenti complessi e drammatici – dice Elena Spinelli - Sono stati gli altri volontari a darmi la forza di andare avanti in quest’opera. Abbiamo vissuto con le persone, cercando di aiutarle e di far sentire loro, nei limiti del possibile, un disagio minore. Volevamo contribuire alla ricostruzione delle loro vite».

Elena non era sola. La Pubblica assistenza di Piombino ha organizzato tre spedizioni nei luoghi terremotati. I primi due volontari sono partiti a settembre e sono stati una settimana ad Amatrice.

A inizio novembre una spedizione di tre persone è andata a Macerata.

E una decina di giorni fa in quattro hanno raggiunto Fiastra, si sono fermati sette giorni: erano Alice Romano, Cosimo Romano, Nunzia Damante e Valerio Buonaccorsi.

Il gruppo è rimasto in allerta con l’ambulanza, per intervenire in caso di emergenza.

L’attività di pronta assistenza era attiva 24 ore su 24, con la disponibilità di un medico e di una farmacia, ma «fortunatamente non ci hanno chiamato», dice Alice Romano.

La loro giornata iniziava alle sette, quando andavano al campo base, dove iniziavano a interagire con le forze dell’ordine e le altre associazioni assistenziali. Facevano poi il necessario.

«Eravamo a Fiastra per la pronta assistenza, ma facevamo anche altro – dice Buonaccorsi - Organizzavamo i turni per lavare le stoviglie dopo i pasti, portavamo gli alimenti, spostavamo le tende, sistemavamo i tubi, tenevamo il registro dei volontari. Abbiamo anche organizzato una tombolata per un gruppo di anziani».

Il lavoro si svolgeva in un contesto di scosse continue.

Un tale scenario causava uno stato di tensione costante tra le persone rimaste sul territorio, che non si sentivano mai al sicuro.

Lo stress era continuo. Per questo i volontari hanno cercato anche di instaurare un rapporto con le persone, aiutandole ad affrontare la situazione.

«Abbiamo fatto del nostro meglio – sostiene Alice Romano - A volte ti senti inutile, pensi che non potrai mai fare abbastanza. Quando torni a casa, poi, provi anche senso di colpa, perché tu puoi tornare alla tua quotidianità, mentre per i terremotati la vita è cambiata per sempre».

Tra i volontari della Pubblica Assistenza impegnati in centro Italia c’erano anche Luca Giuliani, Enzo Malavolti e Samuel Kitar.

Qualcuno era alla prima esperienza nel volontariato, qualcuno lo fa da 60 anni.

Casalinghe, liberi professionisti, operai.

Persone che scelgono di aiutare.

«Ho deciso di partire perché volevo rendermi utile, per me era la prima volta – dice Luca Giuliani - Mi colpì molto il terremoto dell’Aquila e questa volta ho deciso di contribuire».

Anna Tempestini, presidente della Pubblica Assistenza di Piombino, sottolinea l’importanza del volontariato e la necessità che sempre più persone decidano di intraprenderlo.

«I volontari sono il nostro motore. Nel caso del sisma c’è stato un forte impegno civico – sottolinea – e vorremmo trasmettere ai cittadini l’importanza che il volontariato ha per noi e per il territorio, sia nelle situazioni di emergenza sia nel quotidiano».

«L’associazione inoltre – aggiunge Monica Agostini, direttrice - non può da sola sostenere le spese per il lavoro di protezione civile. Abbiamo bisogno di strutture e mezzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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