Il dolore
Leali, un affare costoso che mette a rischio il tmp
Servono una sessantina di milioni di circolante per mettere in marcia gli impianti. Sindacati preoccupati per i problemi di continuità produttiva in Aferpi
PIOMBINO. La mossa di Issad Rebrab, la decisione cioè di procedere in tempi brevi all’affitto dell’acciaieria e del laminatoio Leali Steel, ha portato con sé molte preoccupazioni. In particolare per la sorte del tmp, visto che l’acquisizione seppur in affitto dell’impianto gemello di Odolo, che funziona a servizio dell’acciaieria leali a Borgovalsugana, pone per logica seri dubbi sul futuro del laminatoio piombinese.
Ma la scelta di Rebrab pone questioni serie anche sul futuro del progetto complessivo, per la tenuta stessa di una parte fondamentale su cui poggia l’intero Accordo di programma, e per gli effetti che questa sterzata può avere nella già difficile ricerca del credito.
Perché se è vero che l’affitto dei due stabilimenti costa due milioni all’anno, qualche conto porta a una cifra intorno ai 60 milioni di circolante per riavviare l’azienda, alle prese con un forte indebitamento. La cifra complessiva si può ricavare considerando il costo di un primo stock di billette per far marciare la produzione, del costo del rottame e del tempo necessario a incassare i primi ricavi dopo il riavvio della produzione.
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Se Rebrab ha la disponibilità di somme di questo genere – è la domanda ricorrente – perché non le mette direttamente nel progetto Piombino? Resta poi l’incertezza sulle ragioni che hanno spinto il presidente di Cevital a voler entrare a tutti i costi nella gestione di un’azienda piena di problemi, tra cui quelli giudiziari legati alle emissioni di diossina, di cui lungamente si sono interessati i giornali trentini. L’acciaieria di Borgovalsugana può fornire una modesta quantità di materiale per il treno vergella, ma le sinergie si fermano qui. A convincere Rebrab pare sia stato Luca Villa, in passato direttore dell’area tecnica delle acciaierie piombinesi, da poco ex amministratore delegato proprio di Leali, e attualmente ad delle Vetrerie riunite di Verona.
Intanto ovviamente le maggiori preoccupazioni sono nel sindacato, che ha chiesto un incontro urgente al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, insieme ai propri dirigenti nazionali. Gli ultimi sviluppi dei vari affari di Rebrab, secondo fonti qualificate fanno intendere ad esempio che nel progetto brasiliano non sarebbe più compreso il trasferimento dell’altoforno piombinese, e questo rimetterebbe in discussione anche tempi e modi per la liberazione di quelle aree.
Il sindacato dunque vuol conoscere al più presto il piano finanziario e industriale di Aferpi: ma nell’immediato a preoccupare Fim, Fiom e Uilm è il tema della continuità produttiva, visto che i contratti di solidarietà per gli oltre duemila lavoratori sono basati appunto sul funzionamento dei laminatoi, che invece continuano a marciare a singhiozzo.
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