Il Tirreno

Appello al prefetto «Servono altri criteri di distribuzione»

Appello al prefetto «Servono altri criteri di distribuzione»

Così Filippi (Silp Cgil), l’on. Beni, Diow e il sindaco Giuliani alla tradizionale festa culturale della comunità senegalese

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PIOMBINO. «Questo criterio è assurdo, non va bene. Le prefetture non possono più semplicemente distribuire le persone nelle strutture del territorio disposte ad accoglierle, non fanno un buon servizio né ai migranti né agli italiani». L’appello è stato lanciato da Luca Filippi, della segreteria regionale del sindacato di polizia Silp Cgil, al culmine di un intervento applauditissimo. Filippi ha parlato ieri mattina al Gran Magal di Touba, la tradizionale festa culturale nazionale che la comunità senegalese della Val di Cornia organizza ogni anno.

Il suo appello è stato condiviso dal sindaco Massimo Giuliani, dall’assessore alle politiche sociali Margherita Di Giorgi, dall’onorevole Paolo Beni (deputato Pd, facente parte della commissione di inchiesta sul sistema di accoglienza immigrati), e da Pape Diow dell’associazione Oltre Africa.

Magal è un termine wolof che significa rendere omaggio, celebrare, commemorare. Il Gran Magal di Touba commemora la partenza in esilio del venerato Cheikh Ahmadou Bamba Mbacke (1895-1902), guida spirituale e religioso senegalese fondatore del Mouridismo, dottrina islamica basata sull’insegnamento che la salvezza si raggiunge con la fede e l’amore per il lavoro, non importa se e quanto duro, svolto durante la vita.

Quest’anno la festa, come sempre organizzata in collaborazione con il Comune di Piombino, l’associazione Samarcanda e l’Arci territoriale, proponeva come dibattito l’immigrazione, l’islamofobia, le nuove paure.

La giornata nella sede del Gs Ballerini Val di Cornia si è aperta con la lettura del Corano a cura di Cheikh Ahmodou Bamba e con la preghiera. Poi, al tavolo dei relatori, si è svolto il dibattito coordinato dal nostro collega Alessandro De Gregorio.

Superare la paura con la cultura, con gli incontri fra persone e culture diverse: lo hanno detto un po’ tutti, lo ha ripetuto con forza Diow. Il quale, ricordando come il Senegal sia uno stato laico, ha spiegato che sarebbe utile insegnare le religioni a scuola, proprio per capirle, perché spesso i problemi nascono dalle interpretazioni e non dai valori base che, anche per l’Islam, sono la solidarietà e l'amore. Solo una battuta en passant su Matteo Salvini («Io l’ho conosciuto, uno che da giovane si faceva le canne, che non ha mai lavorato e che prende in giro milioni di persone seminando odio»).

L’onorevole Beni si è soffermato sulla differenza tra percezione e realtà, una forbice che in materia di immigrazione è dilatatissima. E ha smontato la definizione di “migranti economici”

Filippi, confortato dagli altri, ha quindi preannunciato iniziative: «Vogliamo fare pressione sul prefetto perché così non si può andare avanti, servono altri criteri». Il sindacalista-poliziotto ha mostrato una grande conoscenza delle questioni musulmane, pur dichiarandosi agnostico e «ignorante». Si è persino commosso nella sua esposizione parlando di sicurezza dei diritti, si è infervorato chiedendo l’abolizione della Bossi-Fini, «un vero clandestinificio».

A seguire il dibattito, circa duecento persone: senegalesi e non. Che poi, tutte insieme, come da tradizione sono andate a consumare il pranzo offerto dalla comunità africana.

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di Redazione web