Attenzione
«Questa riforma demolisce i parchi»
Mezzatesta, Boscagli e il “gruppo dei 30” contro Sammuri «Con le modifiche anche l’ente elbano sarà meno autonomo»
PORTOFERRAIO. «Sammuri si dimostra molto abile nel mettere in evidenza aspetti apparentemente poco contestabili della riforma dei Parchi e a evitare i temi più scottanti». È quanto sostengono Francesco Mezzatesta e Giorgio Boscagli in un documento sostenuto dal gruppo dei trenta, composto da personalità del mondo culturale e ambientale, tra cui, ad esempio, l’ex assessora regionale Anna Marson e Vittorio Emiliani. Il documento è una riposta punto su punto a quanto dichiarato dal presidente Sammuri, riguardo al disegno di legge per la modifica della 394 passata al Senato e al vaglio della Camera dei Deputati.
«Quelle modifiche, a fronte di alcuni aspetti positivi, rappresentano una vera e propria demolizione di molti principi-cardine della storica legge quadro sulle aree protette 394/91», spiegano Mezzatesta e Boscagli.
La nomina del presidente.
Non viene richiesto alcun titolo in tema di conservazione della natura che è la mission dei parchi, ma solo una “comprovata esperienza nelle istituzioni e nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche e private”. «Traduzione – attaccano Mezzatesta e Boscagli – va bene un qualsivoglia galoppino di partito. La stessa cosa accade per le nomine nei consigli dei cosiddetti “esperti ministeriali” sempre più orientate, invece che su "veri esperti”» .
Nomina del direttore.
Con la riforma non verrebbe più scelto in base a competenze naturalistiche e ambientali. «Chissà perché – spiegano Boscagli e Mezzatesta – per dirigere i 20 grandi musei nazionali furono richieste grandi competenze culturali mentre per i 23 Parchi basterebbe una “comprovata” e non meglio precisata esperienza professionale di tipo “gestionale”? Inoltre non verrebbe nemmeno più nominato dal Ministro tra un apposito elenco di idonei competenti, ma sarebbe nominato dal consiglio direttivo, ovvero di fatto dal presidente del Parco: un suo uomo, meglio se di partito».
Dentro gli agricoltori.
Gli agricoltori entrerebbero a far parte dei consigli direttivi. «Baderanno agli interessi economici del proprio settore; si tratta quindi di un altro principio di snaturamento della missione dei Parchi. Abbiamo grande rispetto e stima per il nostro stupendo mondo agricolo, ma allora perché non anche altri soggetti economici come gli operatori turistici, i cavatori di ghiaia, di marmo, i pescatori, le cooperative di tagliaboschi, etc ?».
No Federparchi.
I firmatari del documento definiscono come «buono» il no in commissione alla «proposta incostituzionale di affidare a Federparchi, che è un'associazione privata, la rappresentanza istituzionale di tutte le aree protette è stata cassata: avrebbe comportato l'ennesimo attentato all'autonomia dei parchi», dicono Mezzatesta e Boscagli..
Il nodo royalties.
«Sammuri nell’intervista – spiegano i firmatari del documento – si guarda bene dal toccare lo spinoso tema delle royalties. Ovvero le attività economiche con impatto sull'ambiente dei Parchi, come gli impianti di estrazioni petrolifere, ma anche le captazioni idriche o altri interventi impattanti che "qualcuno" classificherebbe "di interesse pubblico"».
Mondo della scienza fuori.
Secondo i firmatari nell’Arcipelago toscano come nel resto dei Parchi, « all'interno dei consigli direttivi le componenti scientifiche e conservazioniste (già oggi fortemente ridotte) di fatto sarebbero eliminate a favore dei portatori di interessi locali e di parte».
Meno sorveglianza.
Mezzatesta e Boscagli evidenziano come nemmeno sia stato toccato, nel testo della riforma, «uno degli argomenti più delicati, ovvero l'esigenza disperata che hanno molti dei Parchi nazionali - e tutte le Aree marine protette - di un deciso potenziamento della sorveglianza con dotazioni organiche, totalmente insufficienti ad affrontare l'enorme ventaglio di attività che la legge assegna ai Parchi. E neppure toccato il limbo in cui è finito il Corpo Forestale. Perché il presidente dell'associazione che "vorrebbe" rappresentare i Parchi sorvola su questi temi cruciali?».
La caccia.
«Sarebbe permessa non più solo ai residenti – scrivono i firmatari – come si era civilmente prospettato anche per instaurare un rapporto collaborativo e fiduciario coi cacciatori locali - ma anche a soggetti estranei senza alcun legame emotivo col territorio. Mentre la gestione faunistica viene affrontata in un modo assolutamente superficiale e inconsapevole della realtà, sia dei parchi che degli ecosistemi italiani. Cosa dice al proposito il presidente di Federparchi? Sorvola!».
Aree marine protette.
Secondo Boscagli e Mezzatesta «le Amp vengono lasciate in una situazione di totale indeterminatezza e in balia di improbabili consorzi ai quali non vengono neppure conferiti i fondi necessari al funzionamento– concludono – non era ragionevole aspettarsi dal presidente di Federparchi una battaglia su questo fronte?».
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