Sicurezza
L’inizio della guerra delle cave per il Comitato per Campiglia
CAMPIGLIA. Il Comitato per Campiglia interviene sull’argomento delle cave chiedendosi se la situazione attuale non sia «l’inizio della guerra delle cave?». Secondo il Comitato si sta ripetendo una...
CAMPIGLIA. Il Comitato per Campiglia interviene sull’argomento delle cave chiedendosi se la situazione attuale non sia «l’inizio della guerra delle cave?». Secondo il Comitato si sta ripetendo una sequenza già vista alcuni anni fa.
C’era in ballo il rinnovo delle concessioni per Montorsi e Botro ai Marmi, il sindaco di Campiglia aveva dato parere negativo, ma «considerando il fatto che si trattava di una miniera e che il materiale (feldspato per lucidare bagni e mattonelle) era considerato strategico, la Regione dette parere positivo al prolungamento della concessione, alla faccia del sindaco di Campiglia». E per quanto riguarda i lavoratori, la società proprietaria annunciò «ufficialmente il licenziamento di quaranta operai in caso di mancato rinnovo della concessione». La messa in mobilità di 10 operai alle cave di Campiglia si inserirebbe così in questo schema, visto che «non è finita la quantità di materiale da scavare (ne mancano ancora 3.000.000 di metri cubi su 8.000.000)». Infatti, secondo il Comitato «di fronte ad un sussulto di dignità del sindaco che si ricorda delle promesse elettorali e dei contenuti dei piani urbanistici, Cave di Campiglia attiva il solito ricatto occupazionale utilizzando i lavoratori come scudi umani, e si appella alla Regione sperando, forse non a torto (anche con il fedele sostegno di CNA, Sindacati, Unione industriali ecc.), di ottenere quanto pretende nel nuovo Piano regionale delle attività estrattive che uscirà nel 2017 ed avrà durata illimitata». Il Comitato inoltre lancia l’allarme sulle altre aziende locali del settore: «Ci chiediamo anche cosa intende fare il Comune di Campiglia nei confronti della cava di Monte Valerio. La Concessione scade nel 2020 e fino ad ora la Sales si è mantenuta silenziosa. Se è vero che Cave di Campiglia mette in mobilità gli operai in mancanza della possibilità di programmazione ventennale, cosa farà Sales? Quando comincerà ad attivare la stessa politica di ricatto occupazionale? O forse sa di non doversi preoccupare?». Sono interrogativi che il Comitato estende anche alla cava di San Carlo della Solvay. Si chiude paventando il pericolo di «un’offensiva massiccia dei proprietari di cave di inerti in tutto il territorio della Val di Cornia» e chiedendo «un allargamento del dibattito fin da subito con Regione, Amministrazioni comunali, opposizioni e cittadini per evitare che per i prossimi venti o trenta anni la Val di Cornia si riduca a quel Polo Estrattivo di inerti tanto auspicato da chi fino al 2014 ha governato la Provincia di Livorno e da molti ancora oggi».
Francesco Rossi
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