Sicurezza
Il Governo non può più aspettare
Sempre più marcato il distacco tra Rebrab e le istituzioni
Come è ormai una costante arriva un elemento nuovo a ingarbugliare il quadro del progetto Aferpi, stavolta con la firma dell’accordo per l’affitto della Leali, che pare alle porte.
Che si trattasse di un elemento portatore di un’ulteriore complicazione lo aveva sostenuto il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, meno di un mese fa, tanto da chiedere a Issad Rebrab di congelare l’operazione Leali almeno fino a quando non avesse chiarito tempi e strumenti con cui avviare gli investimenti per il progetto piombinese.
Rebrab sembra non starci, deciso a chiudere alla svelta l'affare. Del resto è fatto così, e negli ultimi tempi ha pure intensificato la sua strategia di diversificazione, con l’annuncio di progetti in Brasile, Sri Lanka, Paraguay.
Tutto ciò significa che quanto meno ha risolto i problemi in patria, che sembravano rendergli difficile disporre dei propri capitali per gli investimenti? Lo si capirà presto, perché tutti gli attori della vicenda sanno che c’è poco tempo per mantenere credibilità al progetto Aferpi, mentre la fabbrica è semiparalizzata.
Tutto ciò mentre si fa sempre più preoccupante il distacco di Rebrab dalla città: rarefatte le visite in fabbrica, interrotti da mesi i contatti con sindacati e istituzioni locali, con la sola eccezione del governatore Enrico Rossi. Ora solo il Governo può richiamare l’imprenditore algerino a rispettare i suoi impegni. O quanto meno a scrivere una parola chiara sul destino delle acciaierie piombinesi.
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