Gioco
Lista civica: sulle cave inaccettabile il ricatto occupazionale
CAMPIGLIA. Troppo poco e troppo tardi. Questo è il giudizio che Comune dei Cittadini dà alla giunta sulla crisi delle cave. La presunta sordità agli inviti a discutere il problema avrebbe condotto al...
CAMPIGLIA. Troppo poco e troppo tardi. Questo è il giudizio che Comune dei Cittadini dà alla giunta sulla crisi delle cave.
La presunta sordità agli inviti a discutere il problema avrebbe condotto al «ricatto occupazionale, quello più odioso ed in questo caso addirittura preventivo, poiché le concessioni scadono nel 2018, ma la società già manda a casa 10 dipendenti». La lista civica rivendica di aver chiesto, senza successo, un confronto dal 2009 e di aver sostenuto che l’attività di escavazione «ha un peso nell’economia della Val di Cornia, ma che nello stesso tempo è in conflitto con altre attività ed interessi del territorio. Tali sono il turismo, la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, il paesaggio collinare e l’ambiente».
Posizione che sarebbe stata condivisa dallo stesso Comune quando, nel 2007, ha approvato un piano strutturale che così definisce gli obiettivi: “diminuire le esternalità negative delle attività di cava e miniera” e favorire “la tutela e il godimento dei valori naturali, delle bellezze paesaggistiche e delle testimonianze storico archeologiche”. Comune dei Cittadini rivisita storia recente e responsabilità della situazione. «Nel caso della cava di Monte Calvi – afferma la lista civica – l’intreccio tra politica e affari ha prodotto seri guasti. Disconoscendo piani, programmi e accordi, nel 2007 il Comune (sindaco Banti) consentì la libera commercializzazione di tutti i materiali scavati che in origine erano stati autorizzati solo per le necessità delle acciaierie di Piombino». Si punta il dito sull’ex-sindaco Velo, che «nel 2002 autorizzò il raddoppio delle escavazioni a Monte Calvi portandole da 4 a 8 milioni di mc.». Infine l’attuale sindaco Soffritti, dalla quale «apprendiamo che il ritardo delle escavazioni avrebbe già prodotto, non sappiamo come, l’automatico rinnovo delle concessioni dal 2018 al 2022». Non solo, Soffritti, secondo Comune dei Cittadini, avrebbe «negato per 7 anni il confronto su questi temi» e, pur essendo il sindaco, al consiglio comunale «non ha mai riferito nulla sullo stato di crisi, sulle reali intenzioni della sua amministrazione». Si conclude con un invito a coinvolgere il consiglio e con la promessa della «totale disponibilità a discutere del futuro e dell’occupazione, senza ricatti».
Francesco Rossi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google