Finanza
I dipendenti Edison diventano Bertocci
Giovedì l’incontro in Provincia per l’apertura della cassa integrazione in attesa che si concretizzino i progetti sul porto
PIOMBINO. Da mercoledì prossimo i 16 lavoratori Edison passeranno formalmente alla Bertocci. Il giorno dopo, sindacati e azienda si troveranno in Provincia per l’apertura della procedura di cassa integrazione.
Per una situazione che imbocca un percorso meno nebuloso, per troppe altre non si intravedono spiragli. E’ il caso della Elettra dove ai 22 lavoratori a rischio di licenziamento di cui il Tirreno si è occupato ieri, sono da aggiungere due lavoratrici delle pulizie.
Da elettrici a tute blu. Dopo il preliminare siglato l’estate scorsa, Edison e Bertocci hanno formalizzato l’operazione con la quale l’azienda piombinese ha acquistato le due centrali, la Cet3 che funzionava a ciclo combinato (potenza complessiva di 180 Mw/h) e la Cet 2, centrale termoelettrica con caldaie convenzionali (65 Mw/h). Passeranno alle sue dipendenze 16 lavoratori. Altri hanno optato per la ricollocazione in altri siti o il ricorso ad incentivi aziendali per ’autoimprenditoria.
I lavoratori, tutti professionalizzati, saranno coperti dal contratto più vantaggioso degli elettrici a quello dei metalmeccanici. La stessa cassa integrazione, in scadenza con la proprietà precedente, sarà più leggera. Un sacrificio economico che dovrebbe valere la candela. Soprattutto di questi tempi
La prospettiva. I sindacati non nascondono la soddisfazione per la piega che ha preso la vicenda. Ilaria Landi (segreteria Uilm) parla di un esito non scontato, soprattutto in un quadro così difficile. E auspica che il caso faccia da battistrada per soluzioni analoghe.
«Per il personale, il passaggio a Bertocci non rappresenta un semplice automatismo, con la speranza che le cose cambino nei prossimi mesi. Il progetto è da precisare meglio ma esiste e ha un suo fondamento».
Una volta superato il periodo della Cig - si stima siano necessari almeno un paio d’anni - Bertocci potrà concretizzare un piano basato sulla posizione favorevole degli impianti acquistati, occupando un'area strategica per lo sviluppo del porto.
Tra le ipotesi più accreditate, c’è quella che l’impresa punti a fornire servizi alle aziende che si insedieranno nell'area. A partire da General Electric, la multinazionale statunitense che di energia ha grande bisogno. Bertocci, però, punterebbe a non riattivare le centrali. Gas di cokeria e d’altofono ovviamente non ci sono più e sarebbe diseconomico e complicato ricorrere a combustibili diversi. L’azienda potrebbe, invece, essere interessata a ristrutturare il sito, trasformandolo parzialmente in impianto di distribuzione energetica mentre riutilizzerebbe l’impianto che consente il riciclo delle acque reflue, considerato molto efficiente.
Fuori due lavoratrici. «Non ci sono solo 22 lavoratori a rischio licenziamento in Elettra». Sabrina Nigro (Ugl) interviene per ricordare agli altri sindacati che hanno denunciato la situazione decisamente critica dell’azienda, che anche due operaie delle pulizie, in forza ad Acli Labor, rischiano il posto. O meglio, di subire un’ulteriore taglio del monte-ore già esiguo. «Non mi stancherò mai di affermare - sottolinea Nigro - che servono un tavolo specifico per l’indotto e la sua totale copertura con gli ammortizzatori. Se le ditte metalmeccaniche sono l’anello debole, mense e pulizie sono l’anello invisibile e debolissimo».
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