Il Tirreno

Ambientalisti contro il ddl «Riforma sfasciaparchi»

La modifica della legge sulle aree protette è stata approvata dal Senato Ma da Legambiente alla Lipu è un coro di no: «Alla Camera daremo battaglia»

2 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. L’hanno già battezzata “riforma sfascia parchi” il disegno di modifica della Legge 394/91 sulle aree protette, approvato recentemente a Palazzo Madama e approdato ieri alla Camera.

Le 17 associazioni ambientaliste che, insieme a centinaia di esperti e di uomini di cultura l’avevano criticata avanzando anche alcune proposte migliorative, sono scese sul sentiero di guerra, visto e considerato che né il Senato né il Governo hanno finora accolto le loro osservazioni.

«Non volendo cogliere il senso costituzionale che vede la tutela della natura in capo allo Stato - scrive Legambiente - la riforma non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che deve svolgere la comunità del Parco».

Il ddl doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato nella gestione delle aree marine protette. Invece, secondo gli ambientalisti, continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse.

Le 17 associazioni italiane passano così a elencare i punti più critici del ddl: la modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del consiglio direttivo; la governance delle aree marine protette che individua consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri; l’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di presidente e direttore degli enti parco; la norma che attraverso la gestione faunistica, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio; non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000; non si garantisce il passaggio delle riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi. «Una riforma sbagliata - nota Legambiente - incapace di dare soluzioni ai problemi delle aree protette, ma addirittura tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela, svilendo la missione primaria delle aree protette».

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Mezzatesta, segretario nazionale Lipu: «L’attuale normativa abbassa la tutela del patrimonio naturale del Paese a livello dei piccoli potentati locali, eliminando di fatto la possibilità che vi siano organismi indipendenti come i Parchi nazionali a fare barriera contro gli interessi delle lobby. Per la loro funzione di controllo e tutela i Parchi danno fastidio mentre gran parte della politica ha perso di vista gli interessi generali del Paese e spesso tiene in conto solo lo scambio voti-favori, soprattutto nel campo di consumo di suolo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore