Il Tirreno

Olio 2016, una produzione scarsa però sarà di qualità eccellente

di Claudia Guarino
Olio 2016, una produzione scarsa però sarà di qualità eccellente

Tra i problemi affrontati dagli agricoltori da considerare gli attacchi della mosca e il clima impazzito Marino Geri (Cia): «Il nostro prodotto dev’essere ancora conosciuto, perché merita come il vino»

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VENTURINA. L’olio della Val di Cornia ha passato l’annata terribile del 2014 ed è transitato con qualche acciacco dal ’15. Per il 2016, attesa una produzione scarsa, ma la qualità finale non sarà intaccata, anzi, dicono gli addetti del settore, potrà, rivelarsi superiore.

L’olio: componente importante dell’agricoltura della Val di Cornia. Può produrre profitto per gli agricoltori, portare lavoro e ritorno di immagine per il territorio. Per Coldiretti, il settore negli anni è cresciuto, anche perché gli investimenti previsti dal piano di sviluppo rurale favoriscono la crescita dell'ambito olivicolo, insieme a quello bovino e ovi-caprino.

Ma gli agricoltori hanno dovuto affrontare diverse problematiche, dagli attacchi della mosca al clima impazzito. Qui le aziende a indirizzo olivicolo sono concentrate, per la maggior parte, a Suvereto (oltre 700 ettari coltivati a olivo nel 2010, secondo Cia) e Campiglia (circa 560 ha) e producono soprattutto olio tradizionale, cioè non derivante da agricoltura biologica, anche se, dice Marino Geri, Confederazione Italiana Agricoltori, «si va verso una crescita delle aziende bio e di quelle che producono olio IGP toscano». Tutte le aziende associate a Terre dell’Etruria, ad esempio, producono olio IGP (indicazione geografica protetta). I dati messi a disposizione da Artea mostrano la presenza in Val di Cornia di circa 900 aziende olivicole. Ma è probabile che siano di più rispetto a quelle registrate dall’azienda regionale per le erogazioni in agricoltura, considerando che i numeri presenti nel dossier agricoltura, fornitoci da Cia, sono di molto superiori, anche se riferiti al 2010. Molte delle aziende olivicole del territorio, per la precisione 549, sono associate a Terre dell'Etruria.

Spiega Massimo Carlotti, presidente della cooperativa: «Nel 2014 le nostre aziende hanno prodotto 2.400 quintali d'olio, che corrispondono a circa 19.000 quintali di olive. Nel 2015 – dice – sono stati prodotti 3.450 quintali d'olio, per un corrispettivo di circa 25.000 quintali di olive. Quest'anno è previsto un calo medio della produzione del 30/35% rispetto al 2015, dovuto principalmente alle temperature. La qualità? Molto probabilmente, migliore della precedente». Più che gli attacchi della mosca quindi, a danneggiare maggiormente la resa delle piante è stato il clima. «Il raccolto è 1/5 rispetto a quello del 2015, si arriva intorno ai 350 litri. A giugno faceva piuttosto freddo, l’inverno troppo mite. La qualità però è ottima» conferma Maurizio Viliani che gestisce, insieme alla moglie, l’azienda agricola Lugudoro, a San Vincenzo. La coppia è specializzata in agricoltura biologica, produce extravergine d’oliva e sei/sette oli diversi, ricavati da olive monovarietali. I due fanno anche oli aromatizzati, vendono a privati e a esercizi commerciali e vorrebbero aprire un frantoio. «Vorremmo continuare – aggiunge Viliani – nella valorizzazione del prodotto biologico. Lavoro difficile, a volte poco redditizio, ma ne vale la pena. Da contrastare l’abbandono degli oliveti, che a Campiglia è evidente, perché comporta problemi per la difesa dalla mosca e deturpa la bellezza del paesaggio». No pure alle colture intensive. «A volte – dice – gli alberi vengono piantati troppo vicini. Questo comporta un uso eccessivo di acqua e, pur portando a una produzione abbondante, ne abbassa la qualità, danneggiando l'immagine dell'olio del territorio». Perché, per la Val di Cornia, questo prodotto può essere anche una risorsa in termini di immagine. Anche se, sottolinea Marino Geri, «il nostro olio deve ancora essere conosciuto. Non è come il vino, che è diventato quasi un oggetto di culto dal valore estetico».

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