Gioco
«Troppi profughi, situazione insostenibile»
Il sindacato di polizia Cgil: «Focolai di tensione, va allentata la pressione». In Val di Cornia oltre il 40% dei migranti in provincia
PIOMBINO. Sull’accoglienza dei profughi la Val di Cornia è al limite: l’aveva scritto Il Tirreno la settimana scorsa, spiegando che a giugno le persone ospitate nel comprensorio erano salite da 350 a 500 (col 70% nel comune di Piombino) e oggi è il Silp Cgil ad analizzare quelle cifre e a lanciare l’allarme.
Il sindacato di polizia infatti parla di «focolai di tensione» nei vari centri in cui i profughi sono ospitati (ricordiamo un morto accoltellato a giugno durante una lite tra migranti a Franciana, e a settembre la protesta sulla Geodetica per la qualità del cibo nel centro di Guinzane) e di una situazione che «rischia di diventare insostenibile», arrivando a chiedere un incontro urgente al prefetto Anna Maria Manzone, al questore Orazio D’Anna e ai sindaci della Val di Cornia. Che pure hanno già espresso preoccupazioni nei giorni scorsi.
Gaetano D’Acunto, segretario provinciale del Silp spiega dunque «che come pubblicato dal Tirreno i profughi ospitati nelle strutture della Val di Cornia sono circa 500, di cui Piombino ha il numero più alto (350) e Suvereto (76) la percentuale più elevata. Per il ministero dell’Interno la percentuale ottimale di richiedenti asilo dovrebbe essere il 2,5 per mille della popolazione residente».
Il Silp completa così l’analisi: «Sono all’incirca 1200 i richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza di Livorno e della provincia così distribuiti: Livorno 530 (popolazione residente 160mila abitanti), Rosignano 35 (32mila abitanti), Cecina e Donoratico 110 (complessivamente 33mila abitanti), San Vincenzo 14 (7mila abitanti), Piombino 350 (34mila abitanti), Campiglia 75 (13mila abitanti), Suvereto 76 (3mila abitanti), mentre all’isola d’Elba non sono ospitati richiedenti asilo».
Facendo due conti quindi, prendendo a riferimento la valutazione del ministero dell’Interno (2,5 richiedenti asilo per mille abitanti) si scopre che Livorno supera il limite previsto del 30%, che Cecina è sopra di qualche decina di unità rispetto agli standard considerati, che Rosignano ne ospita meno della metà del massimo, mentre la Val di Cornia scoppia: Campiglia è al doppio del previsto, Piombino quattro volte sopra, Suvereto addirittura quasi dieci volte, con l’Elba che prosegue nella sua politica di assoluta chiusura e quindi non è toccata dal problema. La Val di Cornia ospita dunque oltre il 40% dei richiedenti asilo in provincia.
«Piombino e la Val di Cornia – riflette D’Acunto – stanno ampiamente dando il loro contributo in termini di accoglienza dei richiedenti asilo, nel solco della tradizionale vocazione alla solidarietà ed all’inclusività. Il quadro generale sta però assumendo proporzioni che destano molta preoccupazione e, nonostante il lavoro delle varie amministrazioni comunali e del privato sociale, la situazione rischia di divenire insostenibile».
Per il Silp i focolai di tensione «sono destinati a crescere per molti motivi, tra cui il destino incerto di molti richiedenti asilo. Presenze così numerose e concentrazioni dai numeri imponenti, come i 250 richiedenti asilo nel residence ”La Caravella”, rendono il lavoro della Polizia di Stato sempre più difficile, soprattutto in termini di impegno di risorse umane in una situazione di organico assolutamente deficitario, faticando a svolgere con i mezzi a disposizione i tanti impegni istituzionali al servizio del cittadino».
Al sindacato di polizia della Cgil non sfuggono i potenziali problemi di ordine pubblico, perché «la crescente insostenibilità della situazione rischia di acuire le tensioni esistenti, stimolando nel cittadino reazioni di paura e di chiusura, tanto più forti quanto più il contesto socio-economico di Piombino e della Val di Cornia è caratterizzato da una crisi di cui non si vede la fine».
Così che nell’analisi del Silp, riferendosi evidentemente ai vari centri d’accoglienza vicini ai centri turistici e balneari, la situazione «rischia di diventare un problema che potrebbe ripercuotersi in prospettiva futura anche sul turismo, a oggi una delle fonti di reddito e sviluppo per gli abitanti della Val di Cornia e di Piombino; una terra che al momento sta diventando sempre più arida per altre attività lavorative e per i nostri giovani».
Da qui secondo il sindacato di polizia della Cgil «è necessario che le istituzioni rivedano le proprie scelte su questo territorio, allentando la pressione dalla presenza dei migranti e ricreando quel modello di microaccoglienza diffusa che deve essere praticato perché è l’unico che può facilitare la reciproca accettazione e la necessaria integrazione».
Perché il ragionamento del segretario provinciale del Silp Cgil, è che «un rifugiato non si deve solo ricevere, ma lo si deve anche integrare e quindi i governanti, e per loro i Prefetti, devono fare anche il calcolo delle effettive possibilità di accoglienza, ascoltando e dialogando con i territori tramite le istituzioni locali senza imposizioni, altrimenti il problema rischia come spesso accade di riversarsi solo sulla schiena di cittadini e forze dell’ordine».
Dunque «se in un comune si ha una determinata “capacità di integrazione” si arrivi fino a quella soglia, diversamente ci sono più probabilità che un rifugiato non venga integrato, bensì emarginato, con ripercussioni sulla convivenza tra i profughi stessi e le comunità che li ospitano. Per poter dare casa, lavoro, cultura a tutti serve un’accoglienza prudente e calibrata sull’effettiva possibilità dei territori di favorire percorsi di inclusione e quindi se di migranti ne arrivano il numero giusto – è la conclusione – questi possono essere accolti nella dignità».
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