Gioco
La contesa sulle macerie finisce davanti al Tar
L’impresa Giusti di Pistoia ha presentato ricorso contro il Comune e la Regione. Chiesto l’annullamento dell’ordinanza che impone la rimozione degli inerti
MARCIANA. Finisce in tribunale la contesa tra il Comune di Marciana e l’impresa Giusti di Pistoia sulle macerie dell’ecomostro di Procchio. L’impresa edile, la stessa che ha tirato su nei primi anni del Duemila lo scheletro di ferraglie e cemento finito al centro della vicenda giudiziaria di Elbopoli e che nel 2013 ha completato la demolizione, ci ha inviato il ricorso che sostiene di aver presentato il 31 ottobre scorso al tribunale amministrativo della Toscana, contro il Comune di Marciana e nei confronti della Prefettura di Livorno e della Regione Toscana.
Con il ricorso la società Giustimarcello srl, rappresentata dall’avvocato Marco Baldassarri del Foro di Pistoia, chiede ai giudici amministrativi l’annullamento dell’ordinanza n. 18 del 1 agosto 2016, con la quale la sindaca Anna Bulgaresi ha imposto la rimozione, lo smaltimento dei rifiuti speciali depositati a Procchio, la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino dell’area dell’ex centro servizi.
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Braccio di ferro sull’ordinanza.
Le macerie dell’ecomostro sono in bella vista, nel cuore di Procchio, ormai da tre anni, da quando l’impresa Giusti di Pistoia, la stessa ad aver creato il centro servizi, ha completato le opere di demolizione. Da allora, però, la rimozione non è mai avvenuta, a causa del mancato accordo tra le parti sul futuro dell’area, per la quale l’impresa responsabile dell’ecomostro detiene ancora la proprietà. Colpa del braccio di ferro tra l’azienda, che ancora conta di realizzare appartamenti a Procchio, e il Comune. Nel giugno del 2012, infatti, è stato firmato un accordo a tre tra la Regione Toscana, il Comune di Marciana e l’impresa Giusti per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza della piana di Procchio, a cui seguì un accordo integrativo tra il Comune e l’impresa privata (nel febbraio 2013) che prevedeva la demolizione dell’ecomostro per consentire la messa in sicurezza idraulica, l’annullamento di tutti gli atti urbanistici relativi al centro servizi e una nuova adozione del piano attuativo per la realizzazione del centro servizi, a cui sarebbe seguita l’approvazione di una nuova convenzione - entro il 30 giugno 2013 - e il rilascio dei nuovi permessi a costruire. Ma gli eventi non sono stati in linea con quanto previsto, tanto che l’impresa Giusti accusa il Comune di aver completamente disatteso l’accordo.
In particolare la mancata approvazione del progetto per il nuovo centro servizi, inserita tra le prescrizioni della Provincia e dalla conferenza dei servizi, ha bloccato sul nascere il piano di recupero e di riutilizzo degli inerti della demolizione da parte dell’impresa privata che, senza poter riutilizzare il materiale per la costruzione del nuovo centro servizi, vedrebbe lievitare i costi per l’operazione di rimozione. Insomma, le macerie sono rimaste lì per tre anni.
Fino a quando la sindaca Anna Bulgaresi ha deciso di forzare la mano con l’ordinanza di rimozione, dando 60 giorni di tempo e considerando come la necessità e l’urgenza di procedere alla pulizia dell’area e alla redazione del progetto esecutivo di messa in sicurezza del fosso di Vallegrande avessero la precedenza su tutto.
Il privato ha prima presentato un’osservazione contro l’avvio del procedimento per l’ordinanza e il 31 ottobre ha impugnato la stessa ordinanza, i cui termini sono giunti a scadenza in questi giorni.
Il ricorso. Secondo l’impresa Giusti l’ordinanza del Comune di Marciana poggia «su basi del tutto inesistenti»: alla sindaca viene contestato «eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento, della motivazione carente e contraddittoria, del travisamento dei fatti e dei presupposti» e, in secondo luogo, la «violazione e falsa applicazione dell’articolo 192 del decreto legislativo 152/2006» (divieto di abbandono rifiuti).
La scheda contesa. La partita delle macerie viene giocata in parallelo a quella legata al futuro assetto urbanistico della frazione di Procchio. Alla mancata approvazione del nuovo piano attuativo per il centro servizi il Comune, infatti, ha fatto seguire l’annullamento di tutti gli atti urbanistici e una nuova adozione della scheda “B4 - area cosiddetta Centro servizi”, che comprendeva in fase di adozione un netto alleggerimento dei volumi e del numero di appartamenti, con un intervento più attento alla sicurezza idrogeologica e all’interesse pubblico.
Una previsione che l’impresa Giusti considera non sostenibile dal punto di vista imprenditoriale. L’azienda ha presentato un’osservazione alla scheda adottata, chiedendo un ritorno al progetto originale. La giunta ha già compiuto un passaggio in commissione urbanistica e nei prossimi giorni porterà la scheda all’approvazione del consiglio comunale. Resta da capire se le nuove previsioni terranno conto o meno delle richieste dei proprietari pistoiesi: in caso contrario la partita a scacchi, inevitabilmente, si farà ancora più tesa.
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