Sicurezza
Jacopo, l’amore di una città in un applauso
Centinaia di persone alla chiesa della Misericordia per l’ultimo saluto al piccolo Jacopo, ucciso da una rara malattia genetica
PIOMBINO. Lunedì alla chiesa della Misericordia in piazza Manzoni, l’ultimo saluto a Jacopo, il bambino di 6 anni, affetto da una rara malattia genetica, morto venerdì sera all’ospedale Meyer di Firenze, dove era ricoverato da alcuni giorni.
Leucodistrofia metacromatica progressiva; questo il nome della patologia che da oltre quattro anni era entrata prepotentemente, come un pugno allo stomaco, nella vita di Jacopo, dei genitori Cheti Mangani e Riccardo Baroncelli, e dei fratelli, Matteo e Lorenzo. Una malattia progressiva, causata dalla mancanza di un enzima, l’arilsolfatasi A, che danneggia il sistema nervoso, reni, colecisti e altri organi.
Colpisce una persona su 40mila, con sintomi che possono iniziare già intorno a un anno di età, e non prevede una cura, che non sia il trattamento dei sintomi e la preservazione della qualità della vita dei pazienti. La diagnosi è infausta con la malattia che peggiora nel tempo fino alla perdita di ogni funzione muscolare e mentale.
Di questo è morto Jacopo venerdì sera al Meyer di Firenze, e nei confronti dell’ospedale pediatrico va l’ultimo regalo del piccolo guerriero che, dopo aver donato le cornee, invita attraverso la richiesta dei propri genitori, a fare offerte a favore dell’azienda ospedaliera universitaria fiorentina.
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Conosciuto e amato da tutta Piombino, Jacopo è tornato in città sabato pomeriggio. La salma è rimasta nella sala del commiato della Misericordia fino a ieri mattina, quando è stata celebrata la funzione religiosa, prima del trasporto al cimitero.
La chiesa in piazza Manzoni ha raccolto centinaia di persone, riunite per l’ultimo saluto a Jacopo. In mezzo alla navata la piccola bara bianca circondata da fiori bianchi, accanto ai familiari, agli amici, a semplici conoscenti e concittadini che negli anni avevano conosciuto il piccolo guerriero, imparando ad amarlo.
È stata una messa concelebrata quella che si è tenuta alla chiesa della Misericordia ieri mattina, alla presenza di don Castelli, parroco di Sant’Antimo, fra Adriano della chiesa dell’Immacolata, e don Mario, parroco proprio della Misericordia che, parlando di Jacopo, ha ricordato come il bambino abbia «sfiorato appena questo mondo».
«In questa occasione voglio lasciare una raccomandazione e un saluto – le parole di don Mario – La raccomandazione di avere sempre cura della propria vita, delle amicizie, dell’amore degli uni per gli altri; il saluto a Jacopo. Un saluto grande, che non sia banale o di circostanza».
Tanta la commozione che ha caratterizzato la messa. Uno dei momenti più intensi è stata la lettura da parte di Barbara, sorella di Cheti, zia di Jacopo, di una lettera idealmente scritta dal piccolo.
Una volta usciti dalla chiesa, sono stati liberati nel cielo decine di palloncini bianchi e azzurri, con uno striscione che riportava la scritta: «Vola in alto, Jacopo, piccolo grande guerriero». E mentre tutte le teste dei presenti guardavano in su, quasi alla ricerca nel cielo del volto del bambino che era diventato il bimbo di tutta Piombino, si è liberato spontaneo, urgente, inevitabile, un emozionato applauso. Il saluto, e il ringraziamento, della città al proprio campione che nella sofferenza e nel silenzio, ha insegnato l’amore.
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