Il Tirreno

il commento

Ma cinque anni dopo i rischi sono sempre gli stessi

di Guido Fiorini
Un tratto del fosso degli Alzi dopo l'alluvione del 2011 (foto Giò Di Stefano)
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Un tratto del fosso degli Alzi dopo l'alluvione del 2011 (foto Giò Di Stefano)

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CAMPO NELL'ELBA. l fiume di fango, cinque anni fa, trasformò la colorata Marina di Campo in una distesa di toni di grigio e marrone. Per qualche giorno anche il mare perse l’azzurro e il verde.
Ma i campesi, gente tosta, si rimboccarono le maniche e già l’estate dopo il golfo più bello dell’Elba tornò a splendere e ad accogliere i turisti.

Nessuno di loro, però, si illuse che avrebbero avuto qualche rimborso da quello Stato, Regione, Provincia o Comune che fosse, che per primo aveva la responsabilità di un territorio lasciato all’incuria, di fossi non puliti e spesso tombati con scelte criminali, di piani regolatori che hanno consentito, per anni, di costruire in posti chiamati La Foce o lo Stagnone.

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Come se i toponimi scelti dai nostri nonni non avessero un significato.
L’acqua, prima o poi, torna sempre nei posti a lei destinati. E così è stato, nel 2004 quando il fiume si portò via un campeggio, laggiù in fondo al golfo, e nel 2011 quando è stato il centro del paese a finire sotto un metro e mezzo di acqua.

Anche la mia casetta, da decenni rifugio di genitori che si godono la pensione sull’isola, quel giorno finì sott’acqua e i danni furono ingenti. Maria, la vicina che ogni estate ci dava i pomodori e le nespole, morì travolta dal fango in cucina perché, debole d’udito, non sentì il rombo dell’acqua che arrivava.

Cinque anni dopo neppure un euro ci è stato restituito, in compenso ne abbiamo spesi parecchi per comprare le paratie da piazzare d’inverno. Perché una casa accanto al fosso degli Alzi, come la nostra, non è, cinque anni dopo, più al sicuro di allora. I rischi sono gli stessi.

E poco conta che il Consorzio di bonifica si stia sforzando per tenere puliti questi corsi d’acqua che, in inverno, portano al mare il fango del monte Perone a grande velocità. L’Elba è fatta così, è un grosso scoglio a picco sul mare, l’acqua corre veloce. E servirebbe ben altra cura per evitare le alluvioni.

Lo stesso Consorzio, qualche settimana fa, è riuscito, dopo molte pressioni, ad avere una mappa dei fossi tombati: chilometri di reticolo coperti col cemento per fare qualche appartamento in più, infischiandosene di un sistema idreogelogico assai fragile. La sicurezza dell’isola passa prima di tutto dal rispetto dell’ambiente. Se ne ricordino i Comuni, che in questi giorni ricorrono contro le nuove norme del Parco, più restrittive. Perché la natura non fa sconti e pagare i danni, dopo, costa assai di più che costruire bene prima.
 

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