Il Tirreno

Alluvione, cinque anni dopo: il fango rimasto sottopelle

di Luca Centini
Piazza della Vittoria a Marina di Campo trovolta dal fango (foto Gio' Di Stefano)
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Piazza della Vittoria a Marina di Campo trovolta dal fango (foto Gio' Di Stefano)

Il 7 novembre 2011 il disastro a Marina di Campo: vie come torrenti e tanta paura. Ma da allora i rischi per il territorio sono gli stessi

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CAMPO NELL'ELBA. Cinque anni. Tanto ci ha messo il fango del 7 novembre 2011 a completare la propria trasformazione.

L’ondata distruttiva che mise in ginocchio Marina di Campo, perla del turismo elbano, ha devastato case, negozi e alberghi. Poi sono arrivate le lacrime per la morte e la distruzione, il senso di abbandono, la voglia di ripartire e l’attesa per i risarcimenti, gli ultimi liquidati solo pochi giorni fa: una piccola parte di ciò che tanti, tantissimi elbani hanno perduto.

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A distanza di cinque anni l’alluvione di Campo non è più visibile, ha perduto la sua forme tangibile. Eppure è ancora presente. Sottopelle. E si fa sentire ogni volta che il maltempo minaccia l’isola d’Elba, quando arrivano gli sms registrati della protezione civile, quando viene diffusa l’allerta meteo per pioggia e si tornano a guardare con ansia quei fossi che - obiettivamente - non sono tanto più sicuri adesso rispetto a come lo erano nel 2011. Quando piove forte il campese sposta l’automobile e la parcheggia nella zona più elevata dell’abitato. Mette al sicuro gli oggetti più cari e preziosi, li porta ai piani superiori delle abitazioni.

Pioggia, fossi, fango e distruzione: a Marina di Campo l’alluvione riemerge nei ricordi di chi, inevitabilmente, torna con la mente a quel lunedì mattina, 7 novembre 2011. È l’alba di cinque anni fa quando l’alluvione scarica tutta la sua violenza sul versante occidentale dell’isola.

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Il fosso degli Alzi e altri corsi d’acqua non riescono a reggere la portata del fiume di acqua e fango che, dalle colline, si riversa con una rapidità devastante a valle. Esonda. Da quel momento, per ore, è il caos. Decine di persone soccorse, vie come torrenti, negozi e case distrutte. C’è una vittima, Maria Luisa Barile, 81 anni, trovata senza vita nella sua casa di via Marconi. Nelle ore e nei giorni successivi le forze dell’ordine, la protezione civile e centinaia di volontari si danno da fare per ripulire Marina di Campo dal fango e dalla devastazione.

Dopo cinque anni quel dolore si è diluito come il fango lavato dall’acqua. Sulla via di Portoferraio è incessante il via vai di auto che entrano ed escono da Marina di Campo. La mattina di cinque anni fa quella stessa strada è un torrente, transitabile a fatica dai soli mezzi dei vigili del fuoco. Per raggiungere il centro si cammina con l’acqua che arriva fino alle ginocchia. Vetrine rotte, macchine ribaltate e case travolte. Si respira un clima surreale, in un silenzio luttuoso qualcuno prova a muoversi calando in acqua dei piccoli gommoni.

L’assenza di rumori è rotta solo dalla frenesia dei soccorsi dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, mentre la discesa verso il porto è uno slalom tra la merce avvolta dal fango dentro ai negozi e risputata in mezzo alle strade. Il cuore pulsante del paese è ferito, la statua in piazza della Vittoria circondata da un lago di fango che si disperde lo quando con l’escavatore si riesce a rompere in più punti il muretto di contenimento sul lungomare Mibelli.

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Flashback di cinque anni fa. L’alluvione di Marina di Campo mise in evidenza tutta la vulnerabilità di un paese costruito in modo squilibrato, dove in un colpo finì sott’acqua mezzo centro abitato, comprese le poste, la caserma dei carabinieri, la sede della pubblica assistenza. Un agglomerato urbano sviluppato in un bacino, minacciato dai fossi deviati e tombati in più punti dal cemento. Il territorio minacciato, cinque anni fa come adesso: i grandi investimenti promessi per la messa in sicurezza, infatti, sono stati impiegati solo in minima parte.

La Regione si è fatta carico del delicato intervento di mitigazione del rischio idraulico, promettendo nel 2012 circa 20 milioni di euro per sistemare il reticolo di Campo (12 milioni per gli Alzi, 4 per il Bovalico e 4 per Stabbiati) e 5 milioni per Procchio. A monte del fosso degli Alzi è stata realizzata una cassa di espansione naturale, per 607mila euro: si riempirà in 20-30 minuti. Il tempo che la protezione civile, in caso di alluvione, avrebbe per allertare e mettere in salvo la popolazione. Ma il funzionamento non è affatto scontato, dal momento che il reticolo idraulico, a valle, è praticamente inesistente. L’alluvione, insomma, fa ancora paura.

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