Sicurezza
Tre anni con le macerie dell’ecomostro di Procchio
Sono partiti in questi giorni i lavori di messa in sicurezza del fosso di Vallegrande Ma gli inerti del centro servizi sono ancora lì, nonostante l’ordinanza di rimozione
PROCCHIO. Pochi giorni per definire una volta per tutte il destino della frazione di Procchio. Dalla tanto attesa messa in sicurezza fino al futuro di quel che resta dell’ecomostro, l’ex centro servizi tirato su all’inizio degli anni Duemila e demolito nel 2013 dall’impresa edile Giusti di Pistoia.
Una vicenda divenuta simbolo della cementificazione selvaggia e che si sovrappose alla vicenda giudiziaria di Elbopoli: i resti di quel periodo sono costituiti dai cumuli di cemento ammassati nell’area dell’ex centro servizi ormai dall’autunno di tre anni fa.
Il futuro di Procchio passa necessariamente da una partita a scacchi tra il Comune e l’impresa che detiene ancora i titoli per costruire nell’area dell’ex ecomostro: una partita delicata che intreccia sul medesimo piano la necessità di rimuovere le macerie dall’area del centro servizi, passo obbligato per completare la messa in sicurezza della piana finanziata per circa 5 milioni di euro dalla Regione, e la definizione del futuro assetto della frazione nel post ecomostro.
Via ai lavori, finalmente.
La notizia di questi giorni consiste nella ripartenza del cantiere per la messa in sicurezza del fosso di Vallegrande, nel tratto compreso tra il mare e la strada provinciale, passando dentro l’area di proprietà dell’hotel del Golfo.
L’intervento consiste nella demolizione di alcune cabine sul mare per poi procedere alla messa in sicurezza del fosso, un passo fondamentale per ridurre il rischio idrogeologico della piana di Procchio finita sott’acqua con le alluvioni del 2002 e del 2011.
Sul primo lotto dell’intervento pianificato dal Genio civile le procedure sono state particolarmente lente a causa delle difficoltà relative ad alcuni espropri, nonostante il progetto definitivo sia stato approvato già da tempo e i lavori già affidati. La speranza dell’amministrazione comunale è quella di concludere in tempi rapidi la messa in sicurezza del primo tratto del fosso, fino alla strada provinciale. Per la parte sopra il discorso si fa più complesso. Manca ancora la progettazione esecutiva e, soprattutto, manca un tassello fondamentale: lo sgombero degli inerti della demolizione dell’ecomostro.
Per tre estati i cumuli di macerie sono rimasti in bella vista nel cuore della frazione balneare, in attesa dell’esito del braccio di ferro tra le istituzioni locali e l’impresa Giusti di Pistoia.
Ordinanza scaduta.
Il 19 giugno scorso la sindaca Anna Bulgaresi aveva anticipato al Tirreno la sua decisione di rompere gli indugi, dando notizia dell’avvio del procedimento per l’emissione dell’ordinanza che intimava l’impresa a rimuovere le macerie entro 60 giorni. L’impresa Giusti si è opposta alla decisione, presentando un’osservazione e invitando l’amministrazione a non adottare l’ordinanza. Nello specifico l’azienda contestava il fatto di non poter riutilizzare gli inerti per le nuove costruzioni, non essendo stato approvato il nuovo piano per la realizzazione del centro servizi.
Ad agosto la sindaca di Marciana è andata dritta e ha deciso, nonostante le resistenze, di emettere l’ordinanza, dando all’impresa 60 giorni di tempo per portare via le macerie. L’ordinanza è scaduta in questi giorni così come è giunta a scadenza la Scia relativa all’intervento di demolizione (che comprendeva oltre all’abbattimento dell’ecomostro la rimozione degli inerti). Ma, ad oggi, le macerie restano al proprio posto, senza che l’impresa Giusti - almeno apparentemente – abbia intenzione di ottemperare all’ordinanza, la cui vigilanza spetta alla Forestale e alla polizia municipale. E la questione rischia di restare impantanata ancora: l’azienda Giusti, infatti, sostiene di aver impugnato l’ordinanza di fronte al Tar il 31 ottobre scorso.
Il post ecomostro.
Questi giorni saranno decisivi per capire il futuro di Procchio. Venerdì, infatti, si è riunita la commissione urbanistica del Comune di Marciana che ha esaminato la scheda urbanistica con le previsioni relative all’area occupata dal centro servizi, scorporata dal nuovo regolamento urbanistico dopo l’annullamento di tutti gli atti urbanistici approvati all’inizio degli anni Duemila.
La scheda è stata adottata nei mesi scorsi e comprendeva la realizzazione di una ventina di appartamenti, numero ridotto di molto rispetto al progetto originario. Gli stabili avrebbero un’altezza di otto metri per due piani fuori terra e senza seminterrati. Nei volumi, ridotti rispetto al piano originale, era compresa la realizzazione di un’area a verde, di superfici per il terziario e destinate alla fruizione pubblica.
Una nuova soluzione che l’impresa Giusti (ancora proprietaria dell’area nonostante la vicenda giudiziaria di Elbopoli) ritiene non sostenibile dal punto di vista economico, tanto da contestarla formalmente con un’osservazione all’adozione della nuova scheda urbanistica. In particolare l’azienda accusa il Comune di aver completamente disatteso l’accordo sancito nel 2013 con la Regione e la stessa impresa e il relativo cronoprogramma che avrebbe dovuto portare all’approvazione di un nuovo piano attuativo.
E quindi? Nei prossimi giorni la nuova scheda sarà portata all’approvazione in consiglio comunale, ma non è ancora chiaro quale sia il suo contenuto. C’è da capire se con le nuove previsioni il Comune abbia tenuto in qualche modo conto delle osservazioni del privato che, in caso contrario, potrebbe ricorrere al Tar e aprire ufficialmente un altro campo di battaglia.
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