Sicurezza
Il fiume Cornia, la piena e la solidarietà
Carte, foto, aneddoti e una conferenza a Palazzo pretorio: ricordata così l’alluvione di Venturina di 50 anni fa
VENTURINA. Piovve molto e l’acqua del fiume uscì dagli argini, in più punti. Pian piano strisciò fino alle case, arrivando da ogni parte, persino dalle mattonelle del pavimento. Inondò anche strade e campi, lasciando nella popolazione sentimenti di paura e angoscia.
Chi viveva in zone meno esposte offrì ospitalità agli sfollati, i quali videro molti dei loro averi distrutti e furono proiettati in una Venturina in cui si era costretti a usare la barca.
Era il 4 novembre del 1966.
Quel giorno l’alluvione colpì mezza Toscana. Esondarono Arno e Ombrone, devastando Firenze e Grosseto.
Ma anche il fiume Cornia non resse e Venturina, per lo meno la parte a sud-est, fu colpita dalla furia dell’acqua.
Sono trascorsi 50 anni da quel giorno e il Comune di Campiglia ieri ha deciso di ricordarlo. Lo ha fatto sfruttando l’apertura dell’archivio storico, organizzata nell’ambito dell’adesione al progetto regionale “Archivi aperti 2016”.
Per questo sui tavoli dell’archivio campigliese sono state esposte cartine del fiume Cornia della seconda metà del settecento, cartografie e documenti relativi ai corsi d’acqua del Comune. Ma l’anniversario dell’alluvione è stato celebrato anche tramite una conferenza, organizzata alle 16.30 a Palazzo pretorio, a Campiglia, nel corso della quale hanno preso la parola la sindaca Rossana Soffritti, il vicesindaco Jacopo Bertocchi, Agnese Lorenzini della coop Diderot e lo storico Gianfranco Benedettini, che a breve presenterà il suo libro dedicato alle alluvioni che hanno colpito la Val di Cornia.
«Ce ne furono anche altre prima di quella del 1966, ma quest’ultima è ricordata come l’alluvione – dice Benedettini - L’acqua del Cornia arrivò al ponte della ferrovia e lì si creò qualcosa di simile a un tappo, a causa di tronchi e pietre presenti nel letto del fiume. L’acqua si riversò nel paese. Fu molto colpita la zona attorno a via dei Mille, ma si allagò anche via Indipendenza».
Oltre alla preoccupazione, dell’alluvione del 1966 si ricordano anche i gesti di solidarietà dei venturinesi. Quelli dei volontari, che contribuirono a ripulire il paese. E quelli dei cittadini, molti dei quali ospitarono i compaesani più colpiti dall’allagamento.
Ma, a distanza di 50 anni, alcuni eventi di quel 4 novembre si ricordano con il sorriso. Ad esempio c’è la storia dell’uomo che sparava ai topi. «C’erano due persone, si trovavano a bordo di una barca – racconta Benedettini - e improvvisamente sentirono dei colpi di fucile. Arrivati sotto la casa di una guardia campestre, gli chiesero perché stesse sparando in acqua. «Cerco di colpire i tarponi», rispose l’uomo».
Venturina non fu colpita dall’alluvione e dalla furia dell’acqua in egual misura di Firenze o Grosseto. Ma quel giorno la popolazione ebbe davvero paura e quell’esperienza rimane ancora viva nelle menti di chi l’ha vissuta. Ed è oramai anche patrimonio della nostra memoria collettiva.
«Occasioni come questa sono importanti, anche per la cultura di questi luoghi e per farne rivivere la storia», sottolinea Bertocchi.
Un passato, quello del comune di Campiglia, che è possibile ricostruire anche lavorando sulle carte custodite nell’archivio, aperto ieri in via straordinaria, anticipando di tre giorni l’iniziativa “Archivi aperti” che inizierà lunedì 7 novembre e terminerà domenica13. Così nei locali di Palazzo pretorio sono state esposte antiche carte rappresentanti il fiume Cornia. Ma anche vecchie planimetrie del territorio e disegni in scala.
«Un archivio come il nostro è importantissimo», conclude Soffritti. Perché contribuisce a custodire la memoria della nostra terra.
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