Il Tirreno

Ipotesi tassa di soggiorno se Barbetti darà l’addio

di Luca Centini
Turisti sbarcano all'Elba
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Turisti sbarcano all'Elba

Senza l’accordo tra i sindaci rischia di saltare la struttura del contributo di sbarco. Il passaggio all’imposta arricchirebbe i Comuni ma peserebbe su hotel e turisti

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PORTOFERRAIO. «Di questo passo si andrà rapidamente verso l’istituzione dell’imposta di soggiorno». È stato Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, Comune capofila della Gestione associata del turismo, a svelare lo scenario, forse il più estremo, che si apre dopo la sua rinuncia alla guida della Gat che dovrà essere ratificata nel corso della prossima riunione dei sindaci.

Se quella di Barbetti è una mossa per rafforzare il proprio consenso all’interno della Conferenza dei sindaci lo si capirà solo nei prossimi giorni. Qualora, invece, il primo cittadino di Capoliveri portasse fino in fondo la sua decisione, ecco che si aprirebbero due scenari diversi. Il primo consisterebbe nel cambio alla guida della Gestione associata del turismo, il secondo - di certo il meno desiderato - sarebbe la rottura del giocattolo della Gestione associata e, di conseguenza della struttura portante del contributo di sbarco.

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A questo punto l’istituzione dell’imposta di soggiorno sarebbe l’alternativa in mano ai Comuni (solo Portoferraio e Rio Marina potrebbero continuare ad applicare il contributo di sbarco): una sconfitta per le logiche di gestione comprensoriale della promozione turistica e per le tasche dei turisti (l’imposta si riscuote ogni giorno ed è molto più pesante del contributo). Ma un trionfo per le casse dei Comuni in difficoltà economica, basti pensare che con un’applicazione piatta di 1,50 euro a notte, il solo Comune di Capoliveri incasserebbe un gettito di quasi 1,4 milioni di euro, il totale di quanto ricavato nel 2015 con il contributo di sbarco.

Contributo vs imposta. Dal 2014 i Comuni dell’isola d’Elba hanno deciso di istituire la tassa di sbarco, trasformata lo scorso anno in contributo di sbarco, preferendola all’istituzione dell’imposta di soggiorno. Diversi i motivi alla base della scelta. In primis il fatto che il contributo di sbarco si paga una sola volta, mentre l’imposta di soggiorno viene applicata per ogni notte trascorsa nelle varie strutture ricettive. Altro motivo è l’opportunità, con il contributo di sbarco, di “catturare” tutti coloro che effettivamente soggiornano sull’isola e non solo quelli che lo fanno nelle strutture ricettive ufficiali, comprendendo così anche il mercato sommerso.

Tra gli altri motivi il fatto che il contributo di sbarco non finisce per penalizzare con un esborso progressivo coloro che scelgono l’Elba per soggiorni più lunghi. Il vero obiettivo del contributo di sbarco era tuttavia la gestione collegiale del gettito tra i Comuni che, a tale proposito, hanno messo in piedi la Gestione associata del turismo per gestire la promozione turistica e le opere comprensoriali. Ma proprio questo valore aggiunto ha finito per trasformarsi nella vulnerabilità del sistema “contributo di sbarco”. Il lavoro della Gat è stato più volte criticato e le dinamiche tra i poteri hanno continuamente rallentato la macchina.

Il rischio “imposta”. Lo spauracchio dell’imposta di soggiorno, di fatto, comporterebbe un “rompete le righe” dei Comuni, ognuno chiamato a scegliere le proprie regole di applicazione e i modi di utilizzo del gettito. L’imposta di soggiorno verrebbe riscossa nelle strutture ricettive (e non dalle compagnie di navigazione), sarebbe modulabile in base alla tipologia delle strutture (quasi tutti i Comuni fanno differenze in base alle stelle della struttura e quindi del servizio offerto). Rispetto al contributo di sbarco sarebbero solo i turisti delle strutture ricettive (e non chi semplicemente mette piede sull’isola) a farsi carico dell’esborso. Fatto sta che, al netto di tutto ciò, il passaggio all’imposta di soggiorno sarebbe un affare per le casse dei Comuni.

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Proviamo a fare due calcoli, prendendo per buone le presenze turistiche ufficiali, elaborate dal Comune di Livorno per l’anno 2015. In quello stesso anno il gettito ottenuto con il contributo di sbarco ha sfiorato 1,4 milioni di euro, suddiviso in quote uguali tra i Comuni (dal più piccolo al più grande) e per il 60% circa alla Gestione associata del turismo per la promozione.

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Il tutto con una quota di 1,50 euro a passeggero. Se, ad esempio, tutti i Comuni decidessero di passare all’imposta di soggiorno con la medesima quota di 1,50 euro il gettito complessivo supererebbe i 4 milioni. Capoliveri, da sola, raggiungerebbe 1.387.000 euro, potendo contare su presenze superiori alle 900mila unità. L’imposta di soggiorno avvantaggerebbe i comuni con più posti letto, penalizzando quelli più piccoli. Ma anche con un’imposta di soggiorno di soli 0,50 centesimi di euro un comune come Capoliveri andrebbe a prendere quasi 500mila euro, molto di più rispetto alla quota che, escluso il gettito girato alla Gat, va ad ogni singolo Comune.

Alberghi, un autogol?
Insomma, l’abbandono della strada del contributo di sbarco non penalizzerebbe i singoli Comuni, ma solo i loro obiettivi comprensoriali. E a pagare sarebbero in primis gli ospiti delle strutture ricettive. Un turista che soggiornerà 10 giorni a Marciana, ad esempio, pagherà 10 euro se la quota dell’imposta di soggiorno sarà di un euro a notte, mentre con il contributo di sbarco pagherebbe 1,50 euro. E l’imposta sarebbe caricata sul prezzo delle strutture ricettive. Un altro dato fa riflettere sullo spostamento del peso dell’imposta sugli hotel. Nel 2015 sono stati poco più di 930mila coloro che hanno versato il contributo di sbarco (basta dividere il gettito totale per la quota di 1,50 euro) a fronte di meno della metà di arrivi (427.706). Significa che più della metà del peso del contributo di sbarco è tenuto da coloro che non soggiornano in strutture ricettive ufficiali, ma sono ospiti di seconde case, case affittate o sono semplicemente dei fruitori giornalieri dell’isola.

Uno sguardo agli altri. Per comprendere il peso e l’applicazione dell’imposta di soggiorno basta dare un’occhiata al di là del canale. A Piombino il Comune applica un’imposta modulata sulla base della tipologia di struttura, da un massimo di 2,50 euro (5 stelle) a un minimo di 0,50 euro (1 stella e Rta). Con gli stessi parametri usati da Piombino l’isola d’Elba avrebbe ottenuto nel 2015 un gettito di 2.130.125 euro nel settore alberghiero e di 1.410.408 euro nelle strutture extra alberghiere, per un totale di 3.510.533 euro. Ben oltre al doppio ottenuto con il contributo di sbarco negli ultimi anni dai Comuni elbani.
 

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di Redazione web