Toscana
Paziente via con l’elicottero solo al terzo tentativo
Il racconto di un’elbana ricoverata alcuni giorni fa per un infarto Pegaso non è atterrato per due volte sulla piazzola a causa del vento
PORTOFERRAIO. Ci sono voluti tre elicotteri per salvare la vita a una donna portoferraiese, infartuata nella scorsa settimana. Solo il terzo tentativo ha consentito di raggiungere l’ospedale di Grosseto, dove le è stato applicato uno stent che ha eliminato il 90% di occlusione della vena aortica. Ancora qualche ritardo, come ha detto la signora, e probabilmente sarebbe stata la fine.
La malata vuole rimanere anonima, ma ci tiene a far sapere l’accaduto, perché secondo lei è un caso emblematico di una situazione elbana che può mettere a rischio la salute delle persone, vista la impossibilità nel trasferire il malato per il maltempo.
«Infatti – spiega – io sono stata accolta in serata al pronto soccorso per questo mio malore e subito è stato diagnosticato un infarto in atto e l’equipe del nosocomio si è dimostrata preparata ed efficiente e mi hanno stabilizzata. Quindi è stato chiamato l’intervento dell’elisoccorso. Purtroppo un vento forte ha annullato i tentativi di atterraggio sulla piattaforma posta sopra l'ospedale. Quindi il mezzo è tornato indietro. Ho dovuto attendere e ho saputo in seguito che a quel momento io avevo il 60% di occlusione del flusso sanguigno verso il cuore. Sono passate alcune ore poi è stata rinnovata la chiamata dell’elisoccorso. Nuovo arrivo ma la scena di impotenza nell’atterraggio si è ripetuta. Anche in quel caso il velivolo è dovuto andarsene».
A quel punto è stata prospettata alla paziente la possibilità di un trasferimento con una motovedetta militare. «Ma la situazione di maraccio – spiega la signora – mi ha portato a rinunciare circa tale soluzione. È passata tutta la notte e al mattino, intorno alle nove, ecco il terzo elicottero pronto a raggiungere la piattaforma e questa vola l’esito è stato positivo, perché il vento si era placato. Sono quindi stata trasportata all’ospedale di Grosseto, dopo diverse ore dal mio malore e siamo atterrati in una piazzola posta a livello del terreno, senza alcun problema. Un intervento chirurgico mi ha liberato l’occlusione che nel frattempo era giunta ai limiti essendo diventata del 90%. Sono quindi arrivata appena in tempo per essere salvata».
La donna ha voluto dare ogni dettaglio di quella situazione perché fa capire come l’assistenza sanitaria sull’isola possa essere pregiudicata dagli eventi atmosferici e gli interventi salvavita dell’elicottero possono anche non riuscire.
A influire, probabilmente, è anche la posizione della piattaforma di atterraggio, esposta a tutti i venti, per cui l’atterraggio può fallire. Se invece potesse avvenire a livello della terra forse la manovra avrebbe minori difficoltà in tali casi. Resta da capire perché non sia stato attuato un atterraggio all'aeroporto della Pila. La cosa importante adesso è che la signora è in perfetta forma e ha ripreso la sua vita normale, seppure con un necessario periodo di convalescenza. Quanto accaduto riporta con forza l’attenzione sulla proposta dell’elicottero stanziale in una specifica base a terra sull’isola o meglio ancora di rendere possibili interventi salvavita nell'ospedale.
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