Sicurezza
La professoressa di design della moda con Campiglia nel cuore
Maria Luisa Frisa, critica, curatrice di mostre, giornalista, insegna all’Università di Venezia «Lavorare con i giovani mi entusiasma, ma è anche una grande responsabilità»
E' veneziana di nascita ma fiorentina di adozione, perché a Firenze è arrivata giovanissima per studiare arte, con un bambino piccolo al seguito, l’animo un po’ ribelle e tanta curiosità.
Maria Luisa Frisa - critica, curatrice di mostre, giornalista, alla guida del corso di laurea in design della moda e arti multimediali all’Università Iuav di Venezia - anche se da tempo è tornata a Venezia, un pezzo di Toscana se lo porta sempre nel cuore.
Sia perché il figlio, ormai adulto vive a Firenze dove lavora come videomaker, sia perché ha il suo angolo di relax a Campiglia Marittima, dove è arrivata la prima volta col marito nel 2003 e dove torna non appena ha qualche giorno libero dagli impegni.
Nella sua piccola casa sulla punta più alta del paese davanti alla Rocca, dove da una finestra si vede anche il mare. Autrice del libro “Le forme della moda”, edito da “Il Mulino”, un manuale di accesso al mondo dello stile, la Frisa è un’icona, un’autorità nel territorio che incrocia moda, arte e design italiani. Abbigliamento eccentrico, capelli alla punk, bracciali colorati che le ricoprono metà delle braccia e c
he lei porta con la massima disinvoltura, porta avanti da sempre la sua instancabile battaglia per l’affermazione di un concetto ancora poco consolidato: la moda è molto più di un abito, una scarpa, una borsa da possedere e sfoggiare. E’ un sistema complesso che produce cultura, è business, è comunicazione.
«La moda è immaginazione e influenza molto il nostro modo di vivere – sostiene – Essere alla moda, infatti, non vuol dire solo come ci si veste, ma anche come si vive, come si mangia, quali scelte si fanno e non si può liquidare il tutto con il semplice “cosa mi metto”».
Negli ultimi anni la moda però è molto cambiata.
«Profondamente, e dire cosa va di moda oggi non è facile: c’è chi porta i tacchi alti e chi invece preferisce le scarpe basse, chi ama le gonne lunghe e chi quelle corte... Come nell’arte contemporanea ci sono tante cose che convivono. Senza contare che la globalizzazione ha reso più difficile classificare se un abito è alla moda o no».
Da un po' di tempo ci sono addirittura trasmissioni tv che creano il look su misura. Lei cosa ne pensa?
«Tutto il male possibile. I malcapitati che si fanno fare il look in diretta si costruiscono un’immagine che non è la loro. Ho visto in una di queste messinscene una povera signora con tacco 12 che non riusciva neppure a camminare: appariva ridicola in quella sua difficoltà e si capiva che non era a suo agio. Non si può stravolgere il modo di essere di una persona, se mai la si deve “indirizzare”».
Nel libro spiega anche che “il lusso è un concetto sempre più relativo, sempre più sfaccettato”. Ma cosa significa dunque per lei il “lusso”?
«Significa ignorare la parola lusso».
Si può essere alla moda con pochi soldi da spendere?
«Oggi è più facile, perché nei grandi magazzini e anche sulle bancarelle si trovano abiti graziosi che costano poco. Basta crearsi uno stile e non seguire le regole del gregge».
Quando ha deciso di occuparsi di moda?
«Fino a 30 anni non avevo nessuna idea a proposito. Mi sono laureata in storia dell’arte e molto prima, ai tempi del liceo, a 17 anni ho messo al mondo un figlio: ero una ribelle ma sono riuscita a fare un percorso completo. Mi sono trasferita in Toscana col bambino, ho studiato arte a Firenze alla fine anni Settanta. E, dopo la laurea ho iniziato a occuparmi di arte contemporanea e a collaborare con il bimestrale Flash Art».
Come ha cambiato rotta?
«Stefano Tonchi (giornalista toscano, direttore del mensile W ndr), mi ha chiamato per la rivista Westuff e grazie a lui ho conosciuto Rosanna Armani. Lei voleva fare Emporio Armani magazine e da lì è iniziata la mia avventura».
Incominciare da uno stilista come Armani significa partire subito dall’alto.
«Certo! Io, fra l’altro, allora non ero una sua fan. Ma studiando il suo modo di concepire la moda, ho capito quanto questa poteva essere interessante e ho incominciato a occuparmene con entusiasmo, organizzando anche mostre di arte contemporanea».
Nelle ragazze e anche nei ragazzi c’è la voglia di identificarsi nel gruppo anche per quanto riguarda il look. Lei cosa ne pensa?
«Quando si è giovani il volersi identificare nel gruppo è una necessità. Ma noto con piacere che oggi le ragazze e anche i ragazzi hanno molto gusto e riescono a vestirsi spesso con uno stile personale. E ai miei studenti chiedo sempre di curare il loro abbigliamento ma anche il modo di porsi che è altrettanto importante».
Quando ha deciso di insegnare moda?
«Nel 2004, quando Marco De Michelis mi chiamò all’Iuav di Venezia. Non mi sentivo tagliata per la carriera accademica, ma poi mi ci sono appassionata. Lavorare con i giovani è entusiasmante, anche se si tratta di una grande responsabilità».
Veniamo al suo incontro con Campiglia. Come è avvenuto?
«Ci sono capitata per caso nel 2003, dopo alcuni problemi di salute. Per la prima volta nella nostra vita, mio marito e io, che fino ad allora avevamo solo fatto grandi viaggi e mai vacanze stanziali, decidemmo di affittare una casa per andarci nei momenti liberi. Avevo sentito parlare di Campiglia e con l’aiuto di un’amica mi sono messa alla ricerca».
Una ricerca che si è conclusa nel punto più alto del paese.
«Sì. All'entrata della Rocca. In una casa con un bel giardino e una camera con vista sul mare di cui ci siamo subito innamorati. Un luogo di pace dove appena abbiamo un po’ di tempo andiamo a rilassarci, considerato in tutti i sensi il nostro rifugio».
Negli anni siete riusciti anche ad allacciare delle amicizie sul territorio?
«Poche. Il paese lo frequentiamo per fare la spesa e prendere il giornale, non certo per l’aperitivo. Facciamo insomma una vita ritirata. Non per snobismo ma perché ci piace starcene tranquilli, cenare sotto la pergola, godere del silenzio della campagna, cosa che non accade a Venezia dove ci sono sempre tanti impegni e i momenti tranquilli si contano sulle dita. Senza contare che spesso vengono a trovarci molti amici a cui la nostra casa piace molto: lo spazio è limitato e, specialmente in estate, c’è sempre qualcuno in lista d’attesa.”
Ma al mare ci andate?
«Sì, a Rimigliano o alla Sterpaia che sono spiagge bellissime, ancora un po’ selvagge. E facciamo delle lunghe passeggiate. Ma stiamo molto anche in giardino, il luogo preferito da mio marito, che è piemontese e ha alle spalle una famiglia contadina: lui raccoglie le piante selvatiche, le trapianta, fa gli innesti, dedicando parecchie ore al giorno a quello che ormai è diventato il suo hobby, mentre io appena posso leggo. La lettura è il mio relax, leggo di tutto, ma più che altro i romanzi. E mi piace anche sfogliare con calma i quotidiani, cosa che quando lavoro non riesco mai a fare come vorrei».
Quando tornerete a Campiglia?
«Quasi sicuramente a dicembre, per le feste di Natale. E, a giudicare dalla lista d'attesa che è già al completo, non saremo soli!».
[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.14349397:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14349397:1652294341/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Laureata a Firenze, poi la collaborazione con Armani. E anche con Il Tirreno. Laureata alla Facoltà di lettere e filosofia di Firenze in Storia dell'arte Maria Luisa Frisa (direttore del corso di laurea in design della moda all’Università Iuav di Venezia), dal 1984 al 1985 ha collaborato, insieme a Stefano Tonchi, con il Centro moda di Firenze all’ideazione e alla realizzazione di Pitti Trend (osservatorio sui fenomeni di tendenza moda da tutto il mondo). Ha fondato con Tonchi la rivista Westuff (1984-87) e ha curato per Armani Press Emporio Armani magazine. Ha collaborato con L’Europeo, La Dolce Vita, Il Tirreno e col settimanale Amica con una serie di articoli che esaminavano fenomeni di moda, d’arte e di comunicazione. Attualmente collabora con le riviste Flash Art e Case da Abitare e ha una rubrica su “D” il settimanale di Repubblica. È stata consulente della Giorgio Armani (1987-2003) per la comunicazione, l'immagine e gli eventi artistici.
Dal 2003 lavora al progetto nomade Laboratorium, un’etichetta che raggruppa un nucleo variabile di persone dalle professionalità diverse che sperimentano strategie estetiche differenti all’interno dei processi di comunicazione. Fra le varie mostre di successo di cui si è occupata anche “Tra arte e moda”, la preziosa esposizione allestita a maggio nelle sale del museo Ferragamo, visitabile fino al 7 aprile 2017. Una mostra che si estende su cinque location diverse: il Museo Salvatore Ferragamo, la Biblioteca nazionale centrale, la Galleria del costume e la Galleria d’arte moderna a Palazzo Pitti, il Museo Marino Marini e — a Prato — il Museo del tessuto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
