Attenzione
Cinquecento profughi, siamo al limite
Tra i comuni della Val di Cornia, Piombino ha il numero più elevato (350) e Suvereto (76 persone) la percentuale più alta
PIOMBINO. I profughi ospitati nelle strutture della Val di Cornia sono circa 500. C’è un aumento rispetto a giugno, quando nei centri di prima accoglienza erano presenti circa 350 persone. Nelle ultime settimane ci sono stati 30 nuovi ingressi alla Caravella di Torre Mozza e sei nuovi arrivi alla Vivalda di Suvereto. Sedici profughi hanno poi trovato posto in una nuova struttura a Poggio al turco, Suvereto. Quasi tutti i centri del territorio sono al massimo della capienza. In Val di Cornia sono presenti dieci centri di accoglienza e un appartamento in cui sono stati accolti cinque minori stranieri non accompagnati, tramite un progetto di housing sociale. A Piombino c’è il residence La Caravella a Torre Mozza che, secondo la Croce Rossa che lo gestisce, ospita 250 profughi, 30 dei quali arrivati da poco. La struttura è molto capiente, può ospitare circa 400 persone, ma su questo punto la Cri è scettica. «Auspichiamo che non arrivino più migranti – dice un responsabile - E’ una struttura grande e se non è del tutto piena può essere gestita meglio».
La Cri si occupa anche del centro di Franciana, quello che sorge nell’ex scuola. Qui ci sono 50 profughi. A Piombino poi ci sono il centro che nasce nell’ex comunità per tossicodipendenti delle Pianacce, gestito dalla coop siciliana Azione sociale, in cui vivono 20 profughi e il centro delle Guinzane, amministrato dalla coop Xenia, con una trentina di ospiti.
A conti fatti Piombino è il comune della Val di Cornia che ospita il maggior numero di profughi, 350. Ma se facciamo il rapporto con il numero di abitanti il comune con la percentuale maggiore di migranti ospitati sul proprio territorio è Suvereto. Qui sono presenti 76 profughi. Sessanta vivono nella struttura della Vivalda, sedici si trovano in un nuovo centro di accoglienza, gestito dalla coop Articolo 2, a Poggio al turco. Nel comune di Campiglia invece sono ospitati 75 profughi, la maggior parte alla Rosa dei Venti e ai 5 lecci, entrambe strutture gestite dalla coop Homo Diogene. Sono invece sette le persone accolte in un’abitazione amministrata dalla coop Odissea. A San Vincenzo infine una decina di profughi nei locali della Cri. «La situazione non è cambiata rispetto a giugno – dice Maria Favilla, assessora alle politiche sociali - San Vincenzo non è in grado di ospitare più nessuno». Opinione condivisa anche dalle altre amministrazioni. «I centri di Piombino non possono accogliere più nessuno – dice Margherita Di Giorgi, assessora alle politiche sociali - Anche perché, in proporzione, i numeri del nostro comune sono superiori alle cifre della provincia». Le fa eco l’assessora Alberta Ticciati: «A Campiglia ci sono stati alcuni arrivi ma in corrispondenza di altrettante partenze, quindi i numeri non sono cambiati. Tuttavia le nostre strutture sono al completo».
Le amministrazioni di Piombino, Campiglia e San Vincenzo concordano quindi sul fatto che non sia possibile ospitare altre persone, per lo meno nei centri attualmente esistenti. E anche il sindaco di Suvereto, Giuliano Parodi, la pensa così: «Qui abbiamo una media altissima di migranti e i centri sono pieni». Molti profughi attendono, anche da più di un anno, che la Commissione si pronunci sulla richiesta di protezione internazionale. E capita che si creino tensioni. «Una situazione che dovrebbe essere temporanea diventa quasi strutturale – dice Parodi - Di solito non ci sono grossi problemi, ma i profughi sono parcheggiati nell’attesa, per cui capita che nascano diverbi». Parodi sottolinea poi la necessità di intraprendere un percorso di integrazione. Anche Ticciati si pronuncia sull’importanza di tali pratiche. «Noi organizziamo iniziative che coinvolgono i ragazzi: lavori socialmente utili, volontariato, laboratorio di artigianato danno buoni risultanti. Ma non è pensabile che questo tema possa essere solo sulle spalle delle singole amministrazioni».
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