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Ok alla Variante Aferpi solo dalla maggioranza

Ok alla Variante Aferpi solo dalla maggioranza

PIOMBINO. Alla fine tutto è andato come previsto col sì alla Variante Aferpi della maggioranza (Pd, Spirito libero e Sinistra per Piombino) e il no compatto delle minoranze, al termine di una seduta...

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PIOMBINO. Alla fine tutto è andato come previsto col sì alla Variante Aferpi della maggioranza (Pd, Spirito libero e Sinistra per Piombino) e il no compatto delle minoranze, al termine di una seduta a cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di associazioni, comitati e cittadini, con prevalenza dei contrari al provvedimento, cartelli e striscioni (“Il Quagliodromo non si tocca”, “Rebrab non è ancora il sindaco di Piombino”).

La variante è stata presentata dall’assessore all’urbanistica, Carla Maestrini, e dall’assessore all’ambiente, Marco Chiarei, mentre a chiudere il dibattito è stato il sindaco Massimo Giuliani, fermo difensore dello strumento urbanistico, che ha ribadito il suo «no a tutti i populismi alla base della protesta contro la Variante».

«La Variante ci dà la possibilità di ripensare lo skyline della città – ha sostenuto Maestrini – per una siderurgia più sostenibile ambientalmente, capace di dialogare con le altre attività produttive. Pensiamo alle possibilità che offre in termini di delocalizzazione degli impianti nella zona ad est, di conseguente liberazione dagli usi industriali delle aree contigue a Città futura che saranno riconvertite verso funzioni più leggere. Poi ci sono le aree legate alla logistica. Si tratta di una grande sfida culturale».

Per quanto riguarda le garanzie ambientali Chiarei ha evidenziato che «tutti gli scavi con terreno da riporto, se ci saranno, saranno trattati secondo le norme specifiche. Il decreto della Regione di non assoggettabilità contiene circa 32 prescrizioni che dovranno essere assolte da Aferpi. Tutta l’impiantistica che sarà realizzata sarà oggetto di autorizzazione ambientale integrata. Il bilancio ambientale va preso in considerazione nel suo insieme per fare una valutazione equilibrata. Importante inoltre la progressiva cessazione degli emungimenti idrici da parte della fabbrica, cosa che in passato aveva provocato seri problemi dal punto di vista idrogeologico».

Un’impostazione, quella della maggioranza, aspramente contestata dai gruppi di opposizione, che hanno ribadito le proprie tesi chiedendo invano di allungare la discussione di un paio di settimane, prima di procedere con l’approvazione dell’atto».

«Oggi votiamo una delibera chiusa - ha detto Francesco Ferrari, capogruppo di ferrari sindaco-Forza Italia – Non si capiscono le motivazioni di tutta questa urgenza. C’è invece necessità di approfondire e di capire meglio».

Richiesta richiamata anche negli interventi di Daniele Pasquinelli capogruppo del M5S, di Carla Bezzini di “Un'altra Piombino”, di Fabrizio Callaioli di Rifondazione comunista".

Per Pasquinelli è necessario avere più tempo «per approfondire dal punto di vista tecnico delle ipotesi alternative che prevedano un minor consumo di suolo al Quagliodromo, come quelle espresse da Leonardo Mezzacapo, ex dirigente dell’area tecnica della Lucchini, intervenuto nel dibattito di martedì scorso al Perticale».

Secondo Carla Bezzini «la cessione di ulteriore terreno al Quagliodromo significa un passo indietro di 40 anni sul piano paesaggistico». Dubbi poi sulla effettiva realizzabilità del piano industriale. «Stiamo firmando una cambiale in bianco - ha detto Bezzini- sotto tutti i punti di vista. Abbiamo avuto garanzie per l’allargamento degli ammortizzatori sociali, ma gli ammortizzatori non sono occupazione. Aferpi in realtà sembra interessata al porto e al profitto».

Fabrizio Callaioli ha parlato di variante ad personam, «si va ad accontentare un imprenditore con tutto quello che ha chiesto. Vero che si allontana la fabbrica dalla città, ma queste erano cose già acquisite in passato, si pensi al progetto utopia, città futura ecc».

Riccardo Gelichi di “Ascolta Piombino” ha contestato la mancanza di una visione strategica di sviluppo per il territorio che non sia quella affidata a un unico imprenditore. «Ci si aspettava che la siderurgia non fosse più l’unico motore di sviluppo - ha detto - invece se non parte Aferpi non parte niente. Questa città è in ginocchio, il tessuto commerciale è in sofferenza e tutto sembra dipendere da questa partita. In realtà è dal 2009 che si chiede una stagione di varianti, indispensabili per garantire una ripresa dell’economia».

Dai banchi della maggioranza, con l’intervento di Bruna Geri, del Pd, si rimanda a un atto necessario di responsabilità di governo. «Come partito di governo - ha detto Geri - ce la sentiamo tutta questa responsabilità, per questo abbiamo provato a stare sui fatti, mostrando slide, planimetrie, progetti. Stiamo parlando di un piano industriale che può rimettere in moto l’economia di un territorio. I dubbi sulla sua realizzabilità sono di tutti. Per questo sull’agroindustriale ci sarà una progettazione ad hoc. Quando però nel 2013 ci siamo trovati insieme a gridare “Piombino non deve chiudere”, non immaginavamo una proposta come questa nel breve periodo. Quando a fine 2014 Cevital ha mostrato il suo interesse, nessuno avrebbe immaginato una proposta così innovativa e variegata».

«Ora nascono “Comitati per” che criticano alcune scelte come la cessione di un terreno – ha proseguito Geri – quello del Quagliodromo che fino al piano regolatore del 1994 era compreso nel perimetro della fabbrica. Nel 2009 questa amministrazione ha messo a disposizione aree di territorio urbano con il progetto minimill. Noi abbiamo difeso l’acciaio e vogliamo continuare a difenderlo. Per questo riteniamo che il progetto Aferpi possa dare risposte nel suo insieme. C’è un accordo di programma sottoscritto da due ministeri, Il Pd questa amministrazione non sono i difensori di ufficio di Azzi e di Rebrab, anzi li hanno invitati più volte. Noi sentiamo però la responsabilità di chi governa e vorremmo dare risposte più celeri possibili. Ci è stato chiesto di fermarci - ha poi concluso – ma noi all’incontro al Mise ci vogliamo andare a testa alta e con le carte in regola per dimostrare che questa città ha fatto il suo. Altrimenti non saremmo credibili nei confronti del governo, della regione e dei lavoratori. Ognuno deve fare la sua parte».

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