Il Tirreno

Un errore consumare altro suolo vergine

Guido Fiorini
Bagnanti al Quagliodromo, sullo sfondo la centrale Enel (foto Pabar)
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Bagnanti al Quagliodromo, sullo sfondo la centrale Enel (foto Pabar)

IL COMMENTO - L'area della vecchia fabbrica già occupa oltre 800 ettari, la nuova si realizzi lì

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L’area dello stabilimento siderurgico di Piombino, dalla nascita della Magona d’Italia nel 1864, attraverso le varie sigle, pubbliche e private, che hanno prodotto acciaio, si estende su circa 900 ettari.

È così da sempre, già etruschi prima e romani poi, qui lavoravano il ferro.

Sono 900 ettari che, decennio dopo decennio, sono stati occupati da capannoni e impianti, ma anche da scarti di lavorazione. I cumuli di veleni che ancora oggi sono ammassati su ettari e ettari di territorio sono lì a testimoniare la scarsa, se non inesistente, attenzione per l’ambiente che, quasi nell’indifferenza generale, ha caratterizzato lo sviluppo industriale del promontorio.

La Regione, di recente, ha individuato nelle aziende, pubbliche e private (Fintecna e Lucchini), che hanno gestito l’area le responsabili di queste discariche, ordinando loro di procedere alle bonifiche. Ma per ora niente è stato fatto.

Uno studio autorevole sostiene che, dall’inizio dell’attività a oggi, il piano di campagna si sia alzato di 6-7 metri. E sotto, lo dicono le analisi più recenti, c’è di tutto, tante sigle da far impallidire il “piccolo chimico”. È sempre stato tollerato: gli alti muri intorno alla fabbrica hanno sempre nascosto agli occhi dei più cosa c’era e c’è su quei 900 ettari, e l’equazione “fumo uguale pane” ha trovato a lungo grandi consensi in un’area che pareva non avere altre alternative in campo economico.

Adesso la nuova proprietà promette, al momento c’è poco più delle promesse, di produrre acciaio con più rispetto dell’ambiente.

Già il forno elettrico inquina assai meno dell’altoforno e la chiusura della cokeria, proprio qualche giorno fa l’Inail ha riconosciuto alla famiglia di un operaio deceduto tre anni fa la pensione collegando il lavoro in quel capannone alla malattia che lo ha colpito, è un passo avanti importante.

In questo contesto, però, ci chiediamo che senso abbia destinare ai nuovi impianti, o anche solo a nuove strade, altri 76 ettari di territorio incontaminato, in quel Quagliodromo che è a ridosso di un’oasi Wwf ed è lambito dal mare della Costa Est.

E poco importa se le bonifiche consentiranno di recuperare quanto ceduto: in un’area così grande potrebbe essere trovata una soluzione diversa, senza ulteriore consumo del suolo.

Lo stesso Pd, partito dell’assessore all’Urbanistica, qualche giorno fa si diceva perplesso sulla scelta. Poi, venerdì, voterà a favore.

Noi restiamo perplessi.

Twitter - @guifiorini

 

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