La protesta
Mini zona umida da salvare
Appello di Legambiente Arcipelago toscano: «Una salvezza per tanti animali»
CAMPO NELL’ELBA. Salviamo la piccola zona umida che si è creata alla foce dallo scarico del depuratore.
L’appello lo lancia Legambiente Arcipelago toscano, dopo aver riscontrato che il depuratore della Bonalaccia sversa nel fosso una discreta quantità di acqua, creando una piccola e preziosa area umida che potrebbe essere occasione per (ri)creare un habitat di acqua dolce. Un’oasi ambientale alla confluenza dei tre fossi della Galea, di Filetto e de La Pila si è formata una zona umida che ha rappresentato sicuramente la salvezza di molti animali.
Senza che sia distrutta da ruspe, trattori e trinciatori. «Insomma – dice Legambiente – un piccolo miracolo a Marina di Campo, sull’esempio di quanto è accaduto a Las Vegas». Insomma la salvezza di molti animali, comprese le anguille, ormai rarissime, che, come ci hanno segnalato cittadini e turisti, quest'estate sono state viste agonizzare alle foci ormai in secca di diversi fossi. «A quanto pare – scrivono gli ambientalisti – esisterebbe un progetto per portare con una tubazione l’acqua del depuratore fino alla condotta sottomarina di scarico dei reflui di Marina di Campo, ma ci pare uno spreco, anche di denaro, inutile per una risorsa così preziosa dal punto di vista ambientale. Il cambiamento climatico colpirà più duramente le isole minori e il bacino del Mediterraneo subirà siccità sempre più gravi. Anche l’Elba deve cominciare a pensare come adattarsi al cambiamento climatico, come stanno facendo altre isole e magari prendendo, con le dovute proporzioni, l’esempio da Las Vegas, dove gli scarichi fognari depurati sono diventati un vero fiume lungo il quale è stata ripristinata una zona umida che è diventata – conclude Legambiente – oasi da visitare e anche luogo in cui le piante eliminano dall’acqua i residui rimasti».
Certo le dimensioni e i problemi sono molto diversi, ma la piccola zona umida creatasi alla Foce, diventata un rifugio per anfibi, rettili, uccelli e una miriade di insetti dimostra che l’idea potrebbe essere messa in pratica anche qui. Invece di buttare a mare una risorsa sempre più preziosa si potrebbe restituirla all’ambiente con un formidabile sostegno alla biodiversità più a rischio del nostro arcipelago.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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