Il Tirreno

Per il tfr i tempi si allungano ancora

Cristiano Lozito
L’assemblea di giovedì sul tfr al Centro giovani
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L’assemblea di giovedì sul tfr al Centro giovani

In ballo 28 milioni, difficile una soluzione prima di primavera. E si scopre che gli ex Lucchini Servizi non sono tra i creditori privilegiati

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PIOMBINO. Le vicende legate al pagamento del Tfr per gli ex lavoratori Lucchini (e soprattutto ex Lucchini Servizi) sono più complicate di quanto si prevedesse prima degli ultimi approfondimenti svolti dagli uffici legali del sindacato. Nessuno ufficialmente si azzarda più a pronosticare delle date, ma in sostanza per i lavoratori in Lucchini As – considerati creditori privilegiati – è difficile immaginarsi una soluzione prima della primavera, mentre si è appreso che gli ex Lucchini Servizi (oltre 200 persone) sono tra i chirografari, cioè verranno pagati dopo i privilegiati, in quanto tecnicamente è Lucchini Servizi creditrice di Lucchini.

Per loro oltre ai tempi senz’altro più lunghi resta da capire se la ripartizione della somma disponibile per i chirografari, all’incirca 62 milioni, basterà per coprire interamente i circa 900mila euro di tfr degli ex Lucchini Servizi, somma che sale a un milione e 300mila euro con la passività (ferie e premi produzione non riscossi). Ma su questo tema il sindacato sta cercando un accordo con Aferpi per equiparare il più possibile le situazioni tra ex Lucchini ed ex Lucchini Servizi anche riguardo ai tempi.

Di questo si è discusso giovedì 20 in un’animata assemblea al Centro giovani convocata da Fim, Fiom e Uilm (presenti i segretari Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda).

Gabrielli dopo aver messo l’accento «sul successo dell’azione sindacale che ha portato tutti i lavoratori dentro Aferpi in solidarietà dal primo novembre», ha illustrato il percorso indicato dal commissario Piero Nardi: a metà novembre la richiesta di effettuare il pagamento al giudice delegato preceduta dalla presentazione formale da parte del commissario al Comitato di sorveglianza di un’ipotesi di primo riparto parziale del pagamento dei crediti dei lavoratori.

Una risposta dal giudice delegato è attesa in gennaio, ma in mezzo c’è un’altra incognita, la causa dell’Avvocatura dello Stato sui danni ambientali, rinviata dalla Cassazione al Tribunale di Livorno di cui si sa l’inizio (prima udienza il 21 dicembre) ma non la fine, né per la data né per la cifra in ballo (5-6 milioni sono solo un’ipotesi) che potrebbe andare a intaccare i 100 milioni che complessivamente Nardi ha a disposizione: 38 per i creditori privilegiati (28 sono per gli ex Lucchini in amministrazione straordinaria) e 62 per i chirografari.

La discussione, a tratti molto accesa, ha visto il Camping Cig con Paolo Luppoli sostenere che «si sono persi 15 mesi perché il Tfr è dovuto dall’Inps, come spiega l’accordo firmato nel giugno 2015 dai sindacati, dove si legge chiaramente che il tfr è fuori dalle altre intese su ammortizzatori e jobs act», mentre Paolo Francini ha sostenuto la presenza «di un rischio, secondo i nostri avvocati, che la grande platea di creditori possa comportare tagli anche alle quote dei privilegiati. Qui bisogna far capire al Governo che il mancato pagamento del Tfr mette a rischio la tenuta sociale e potrebbe porre anche problemi di ordine pubblico».

Tesi respinte da Renda («mai avremmo toccato quell’accordo, l’Inps ci avvertì che facendolo avremmo sì avuto una situazione sul tfr equiparata a quella di Trieste, ma che così avremmo perso la possibilità di restare fuori dal jobs act») e da Fagioli: «Abbiamo avviato un percorso chiaro, sui tempi della giustizia non possiamo intervenire, ma abbiamo la coscienza a posto. Al primo posto abbiamo sempre messo il lavoro e l’obiettivo di tenere tutti insieme, fin da quando evitammo il licenziamento di fatto di 360 lavoratori».

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