Toscana
Onorato sul caso Aethalia «Elbani senza memoria»
Il signore dei traghetti si dice addolorato per la polemica sul cambio di nome «Montomoli merita questo gesto, mi fermo solo se gli sarà dedicata una piazza»
PORTOFERRAIO. A Stelio Montomoli, probabilmente, questa polemica non sarebbe piaciuta. Eppure a quasi quattro mesi dalla sua morte il nome dell’ex presidente della Toremar continua a circolare lungo il canale che collega Piombino all’isola d’Elba . Il motivo? La polemica che si è accesa sull’isola in seguito alla proposta dell’armatore di Toremar Vincenzo Onorato, lanciata dall’attuale presidente e amministratore Matteo Savelli, di cambiare il nome al traghetto Aethalia, ammiraglia della flotta dell’ex compagnia pubblica, intitolandolo proprio a Stelio Montomoli. Un gesto di rispetto e di amore da parte della proprietà Toremar nei confronti dell’ex presidente. Ma allo stesso tempo un gesto criticato - e molto - all’Elba per due motivi principali: Aethalia è il nome arcaico di Elba e, soprattutto, richiama alla memoria di tanti isolani il primo vero traghetto che da 1956 ha trasportato generazioni di elbani da e per l’isola.
Onorato: «Elbani smemorati».
La polemica partita dall’Elba non è piaciuta a Vincenzo Onorato, signore dei traghetti dell’isola, armatore di Moby Lines e dal 2014 anche della ex compagnia pubblica Toremar. Onorato ha affidato il suo pensiero a un intervento pubblicato sul Corriere Elbano, il periodico edito proprio da Matteo Savelli, presidente e amministratore di Toremar. «Da ormai diversi anni non mi occupo dei collegamenti per l’Isola d’Elba e non intendo ritornare minimamente a farlo in futuro – ha scritto Onorato – Lo faccio solo ed esclusivamente in questa occasione perché è stata mia l’idea di cambiar nome all’ ammiraglia della flotta Toremar, l’Aethalia, in Stelio Montomoli. Sono perciò profondamente addolorato dalla polemica esplosa per questa decisione. Mi dicono che si sia addirittura giunti ad una raccolta di firme al fine di scongiurare che ciò accada. Il tutto trae origine da una pretesa difesa delle tradizioni e della storia elbana».
Una «pretesa» che, secondo Onorato, trae spunto da una scarsa conoscenza del personaggio piombinese Montomoli.
«Negli anni in cui Stelio è stato segretario generale del porto di Piombino sono stati avviati, fra i tanti, me ne dimentico certo qualcuno, i lavori infrastrutturali che hanno cambiato faccia al porto di Portoferraio – scrive Vincenzo Onorato –: la banchina numero 1, tra il pontile Massimo e il pontile 3 del porto di Portoferraio, la banchina denominata Vecchi Altiforni, la nuova banchina di riva fra il pontile Massimo e la banchina Alto Fondale, ristrutturazione e prolungamento del pontile Massimo e ancora recupero statico del pontile di Cavo ed ancora l’adeguamento tecnico funzionale del porto di Rio Marina. Senza Stelio, il porto di Portoferraio avrebbe ancora pontili di legno e ferro arrugginito e non il gioiello del porto attuale. Senza Stelio non ci sarebbero state le strutture per accogliere la Blu Navy, l’Elba Ferries e le navi di grande tonnellaggio. Stelio era un grande politico ed aveva una visione. Ragionava in termini futuri e apriva il suo cuore al nuovo pensando alla gente e al lavoro. Quel genere di visione che certamente manca a quegli elbani firmatari della petizione, tipici esponenti di quell’Elba a cui tutto è dovuto e che non sanno dire grazie. Ma questo è anche e soprattutto un problema culturale e a ciò, ahimè, non c’è soluzione. Mi dispiace constatarlo ma nessun elbano è stato capace di fare per l’Elba quello che ha fatto Stelio per l’isola».
Uno sfogo pesante da parte dell’armatore che lancia persino una proposta al Comune di Portoferraio. «Facciamo così – scrive – se si intitola una piazza importante a Portoferraio a nome di Stelio, io blocco il cambio nome alla nave. In mancanza di ciò celebreremo la Stelio Montomoli a Piombino, considerata la corta memoria di certi elbani. L’Elba comunque non ha bisogno del nome di una nave, si celebra da sola per quanto è bella e con grande fortuna per i suoi abitanti». In realtà per intitolare una piazza a una persona deceduta, secondo la legge sulla toponomastica, occorrerebbe attendere almeno dieci anni. Ma non è questo il punto.
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