Gioco
L’ira di Gallanti: «Cacciato senza motivo»
Il commissario infuriato col ministro: «Pronto a sfidare tutti i candidati, con noi Livorno al top in Europa, spieghi le vere ragioni»
LIVORNO. «Sono molto incazzato. Lo scriva così, senza usare sinonimi». Giuliano Gallanti non ci sta ad essere rimasto fuori dalla presunta lista dei 37 manager, professionisti e docenti che avrebbero superato la selezione ministeriale da cui saranno attinti i nomi dei nuovi presidenti delle autorità portuali.
Gallanti ce l’ha col ministro dei trasporti Graziano Delrio. Il commissario di palazzo Rosciano sa che questo potrebbe essere il suo ultimo weekend livornese e allora, seduto alla scrivania del suo ufficio, imbraccia il bazooka e va duro come mai finora: «Il comportamento del ministro e quello dei suoi esperti - anche se conoscendoli mi vien da ridere a chiamarli così - è quantomeno singolare. Devono spiegarmi perché Gallanti e Provinciali sono stati fatti fuori da quella lista, di cui negano l’esistenza ma che c’è eccome. Il mio curriculum? Eccolo qui, lo legga: non ci sono solo 8 anni al timone di Genova, 5 a Livorno, la presidenza dei porti europei per 4 anni. Ci sono chicche come l’Ordre Nationale du Merite del presidente della repubblica francese per la cooperazione tra gli scali italiani e francesi che non ha nessuno. Sono pronto a sfidare singolarmente tutti i candidati che verranno scelti dal ministro Delrio. Se vogliono anche in inglese e francese».
Nelle ore in cui Luca Becce, amministratore delegato di Tdt, è in attesa di ricevere la Pec con la nomina a nuovo presidente dell’Authority di Livorno e Piombino, Gallanti si sente come un padre a cui strappano dalle mani un figlio. Nei mesi scorsi il suo nome era stato accostato di nuovo al porto di Genova che aveva guidato dal 1996 al 2004, ma a rodergli non è tanto la poltrona che non arriverà a palazzo San Giorgio («figuriamoci, con Toti presidente della Regione Liguria ce lo vede un comunista come me?»), quanto l’addio forzato a Livorno. «Badi bene, mica per restare con questa gente che c’è in Comune ora - dice, riferendosi all’amministrazione grillina -. Il fatto è che qui è in corso una trasformazione profonda del porto. La Darsena Europa come nascerà l’abbiamo inventata e pensata noi (usa il plurale parlando del segretario generale Provinciali, ndr), le abbiamo dato gambe e insieme al collegamento ferroviario oggi rende Livorno uno dei porti più interessanti e attraenti del Mediterraneo. Non è per Becce che conosco e stimo, ma credo che sia davvero difficile sostenere che Livorno non debba operare nel solco della continuità. Solo per questo sarei disposto a fare gratis il commissario alla Darsena Europa».
Gallanti rivendica la rinascita del porto. E da questo punto di vista è difficile dargli torto, mettendo a confronto le fotografie delle nostre banchine a metà 2011 (quando fu nominato) e oggi.
Il ragionamento del commissario è semplice: «Finora sono stati proposti per la guida delle Autorità di sistema tre nomi di presidenti già in carica, a Taranto, Ancona e Trieste, nel segno evidente della continuità - sottolinea Gallanti -. Il ministro ha specificato che la conferma degli attuali vertici di Trieste, Ancona e Taranto, guidate sinora da D'Agostino, Giampieri e Prete, è stata decisa per l'eccellente lavoro svolto e per dare avvio alla nuova governance prevista dalla riforma. Ne consegue che per applicare il cosiddetto principio della discontinuità a Livorno, bisognerà sostenere che abbiamo svolto un pessimo lavoro, il che è semplicemente impossibile visti i risultati conseguiti e gli apprezzamenti della comunità portuale e dello stesso ministero».
«Non è simpatico far paragoni - aggiunge il presidente -, ma se Taranto ha svolto un eccellente lavoro, che dire di noi che abbiamo dragato l'intero porto, abbiamo realizzato dopo mezzo secolo il Prp, abbiamo riportato i traffici ai livelli ante crisi 2008, abbiamo messo in cantiere la privatizzazione di Porto 2000 e la realizzazione di Darsena Europa, valorizzando molte altre realtà a partire dall’interporto?».
E così, escluso il fatto che il ministero abbia fatto fuori Gallanti per il curriculum, esclusi i cattivi risultati, esclusa l’età («un alibi», dice), quali motivi ci sono alla base del siluramento dell’amministratore più longevo dei porti italiani? «Ci sono motivazioni diverse - attacca -. Forse è il fatto che Delrio venga dalla tradizione Dc e io sono un comunista da tutta la vita. Forse è il fatto che io ho più volte manifestato perplessità su alcuni punti della riforma. Forse perché non sono mai andato a Roma a farmi amici al ministero. Di certo c’è che questa esclusione rischia di danneggiare la continuità e lo sviluppo del porto. Ecco, su questo devono dare una risposta, alla comunità portuale e a tutta la città».
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