Il Tirreno

Variante Aferpi, il Pd mette i paletti

Cristiano Lozito
L’area industriale ex Lucchini, destinata a un progetto di completa rivisitazione (foto Paolo BarlettanI)
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L’area industriale ex Lucchini, destinata a un progetto di completa rivisitazione (foto Paolo BarlettanI)

Nessuna ipoteca sull’ex area a caldo: «No a scelte al buio, sull’agroindustria prima vogliamo vedere il masterplan»

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PIOMBINO.  Il Pd mette i paletti alla Variante Aferpi, in particolare su due degli elementi che la caratterizzano, e cioè l’uso del Quagliodromo e dell’ex area a caldo per l’agroindustriale, che porterebbe a un nuovo tracciato del secondo lotto della strada 398, vicino alle case del Cotone-Poggetto. Lo fa in un documento approvato all’unanimità dalla direzione a cui hanno partecipato tutti i principali esponenti del partito, con puntualizzazioni che troveranno spazio nei vari passaggi fino all’adozione della Variante in consiglio comunale.

Se dunque la Variante così come venne presentata a settembre dall’amministrazione comunale – pur accompagnata dall’annuncio che si trattava comunque dell’avvio «di un confronto partecipativo» – sembrava recepire in toto le necessità emerse da parte dell’azienda per l’attuazione del piano industriale, basato su tre diversi segmenti produttivi (siderurgico, logistica, agroalimentare), ora il Pd rilancia la necessità di «interpretare alcune esigenze della comunità, facendo nostre le legittime preoccupazioni emerse attorno ad alcune trasformazioni del territorio».

Nella sostanza quindi essendo la Variante al piano strutturale «una straordinaria occasione – dice la direzione del Pd – di dotarsi di un nuovo modello di sviluppo», prende corpo anche l’idea che pur ritenendo il piano di Aferpi sui tre distinti segmenti produttivi «largamente coerente col modello che vogliamo costruire», nemmeno si possono ipotecare aree enormi senza un piano preciso, con riferimento alla zona in cui si ipotizza la realizzazione dell’impianto agroindustriale (di cui nulla si sa rispetto a dimensioni e lavorazioni previste), per il quale si è arrivati – con le proteste del quartiere Cotone – fino a cambiare il tracciato della 398.

Un tracciato che non viene bocciato a priori, visto che il documento della direzione Pd sostiene come «stante l’attuale piano industriale presentato, l’assetto del corridoio infrastrutturale della 398 sia compatibile nel tracciare un confine tra il tessuto urbano e l’area industriale», ma con la fondamentale precisazione «che fino a quando l’azienda non avrà presentato un masterplan dettagliato dell’area in cui è previsto l’insediamento del comparto agroindustriale, l’amministrazione non potrà compiere scelte da ritenere definitive. Si tratta di una porzione pregiata e strategica del territorio su cui non è possibile compiere scelte al buio».

Il tema dell’agroindustria viene dunque di fatto stralciato, perché secondo il Pd «la discussione dovrà essere riaperta, e se non vi fossero i presupposti per una compatibilità di quella presenza industriale in quell’area, siamo pronti a prendere in considerazione una sua delocalizzazione e conseguentemente a rivedere il tracciato del secondo lotto della 398, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, fino alla predisposizione di una specifica variante successiva. In ogni caso si ritiene che il secondo lotto della 398 debba essere sottoposto a procedura di Valutazione di impatto ambientale».

Sul Quagliodromo invece la richiesta dell’occupazione dell’area da parte di Aferpi «solo ed esclusivamente per la collocazione di infrastrutture ferroviarie e viarie a servizio dello stabilimento siderurgico», per il Pd va interpretata «nell’ottica di ottimizzazione e competitività della produzione siderurgica». Ma la direzione avverte anche che va garantito «l’assoluto rispetto dell’ambiente, salvaguardando la vocazione turistico-ricettiva di quelle zone». Inoltre «non dovrà venir meno il principio di riduzione dell’occupazione di territorio da parte della fabbrica e se c’è una nuova area che viene occupata, seppure con infrastrutture e non con nuovi impianti e volumetrie, un’altra si deve liberare a partire da quelle più prossime alla città, con un ampliamento consistente di Città Futura».

Tutele servono secondo i Democratici anche «per l’attività sportiva che si svolge nell’attuale area del Quagliodromo così cara al mondo venatorio locale, e per questo sosteniamo la scelta dell’amministrazione di ricollocarla nell’area verde costiera, anche come ulteriore fascia di protezione fra la spiaggia e gli impianti industriali».

Ma come immagina il Partito democratico il pezzo di città liberato dall’industria? Dal documento della direzione emerge l’idea che Cotone-Poggetto e Colmata-Gagno possano passare da un presente di periferia a un futuro da centro urbano. Per il Pd infatti serve un progetto di «rigenerazione urbana» di tutta l’area. «Perché se supera il ’900 l’industria – è il cuore del ragionamento – anche l’ex quartiere operaio novecentesco di Piombino deve approdare al secolo nuovo attraverso una sua complessiva modernizzazione. Più infrastrutture, più servizi, più verde».

L’obiettivo è quindi la realizzazione di «un progetto frutto della partecipazione dei cittadini e del lavoro di competenze qualificate che dovranno essere chiamate a raccolta dall’amministrazione. Un progetto che per noi deve partire dalle attuali aree di Città futura, comprendere il nuovo territorio che sarà restituito e attraversare Cotone e Poggetto allungandosi fino a Gagno e Colmata».

Quindi occorrerà un ammodernamento della viabilità «con la riapertura della vecchia strada provinciale che dal Cotone porta al centro, con un grande parco urbano caratterizzato dalla presenza di verde, servizi, parcheggi, aree commerciali, nuova viabilità con funzioni di collegamento e al tempo stesso filtro. Un poderoso investimento – è la conclusione – prima di tutto in termini di idee e progetti ma anche di natura finanziaria che Aferpi dovrà concorrere a sostenere».
 

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