Toscana
Canile, il Comune battuto in giudizio: trasloco entro 90 giorni
L'avvocato Napoleoni vince la causa, contro i rumori l'unica alternativa allo sfratto sono le barriere dal costo di 230 mila euro
PIOMBINO. Il Comune di Piombino perde la causa sul canile contro l'avvocato Alessandro Napoleoni ed è costretto a risolvere, entro 90 giorni, il problema delle emissioni sonore superiori alla normale tollerabilità, oggetto del contendere: quindi trasloco o creazione di barriere sonore dal costo preventivato di 230mila euro.
Tutto inizia a fine ottobre 2015: Alessandro Napoleoni e la moglie Simona Salini presentano una causa civile contro il Comune chiedendo «l'immediata cessazione delle immissioni intollerabili provenienti dal canile di Piombino attraverso la chiusura dello stesso e la condanna al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti».
In sostanza Napoleoni lamentava la messa in pericolo della salute delle persone che abitano alla Tolla, a causa dell'abbaiare ininterrotto, ma anche dello sporco e della comparsa di ratti nella zona. L'avvocato aveva acquistato casa proprio alla Tolla nel 2012, «solo dopo aver parlato con sindaco, consiglieri, assessore competente e ufficio tecnico e aver ricevuto rassicurazioni sul futuro spostamento del canile», puntualizzava il legale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'investimento costato 118mila euro (coperto per 59mila dal lascito della signora Manuela Gabellieri, il restante da un contributo regionale) per il "restyling" del canile, realizzato tra l'inverno e il giugno dello scorso anno. Un "rinnovamento" strutturale che stonava, secondo Napoleoni, con una reale intenzione di trasferimento del canile. Da qui la decisione di fare causa al Comune.
A livello formale, il procedimento porta il nome soltanto di Napoleoni e Salini come spiegava lo scorso novembre lo stesso avvocato: «A livello formale ho fatto causa soltanto io, ma ho citato altre famiglie che abitano come noi in località Tolla, come testimoni - le parole di Napoleoni l'anno scorso - Questa scelta è dettata da motivi di opportunità; credo infatti che il giudice predisporrà una consulenza tecnica e, avendo io la casa più vicina al canile, l'ho ritenuta la decisione migliore».
Decisione vincente, alla luce dell'ordinanza pronunciata negli ultimi giorni dal giudice che impone al Comune di Piombino di «cessare entro 90 giorni dalla comunicazione del provvedimento le immissioni sonore superiori alla normale tollerabilità tramite l'adozione dei rimedi tecnici individuati dal CTU».
Come riuscirci? In due modi: «trasferendo il canile in zona lontana da abitazioni - si legge nell'ordinanza - o mediante la realizzazione di opere di acustica ambientale consistenti in una barriera di lunghezza 120 metri e altezza 10, e aumentando la protezione acustica delle gabbie ricollocandole per evitare che il lato aperto sia diretto verso l'appartamento».
Il tutto secondo una previsione economica di circa 230 mila euro. Inoltre l'ordinanza «dispone che il Comune paghi la somma di 50 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento a decorrere dallo scadere del termine finale di 90 giorni». Infine, sempre al Comune, secondo l'esito del procedimento, spetta il pagamento delle spese legali e di perizia.
A questo punto, l'amministrazione comunale ha 15 giorni per fare reclamo. «E lo faremo - afferma l'assessore Marco Chiarei - Valuteremo poi altre iniziative di tipo giuridico ancora tutte da valutare, ma per il momento l'urgenza è quella di fare reclamo per tutelare l'interesse pubblico e il benessere degli animali».
Sono 50 i cani presenti al momento nel canile di Piombino, gestito dall'Enpa. Per la loro sorte si apre adesso un periodo di forte preoccupazione, dopo un procedimento che oggi tira le somme nell'ambito di un progetto di trasferimento del canile, chiamato in causa a più riprese negli anni, ma mai concretizzatosi, nonostante varie ipotesi e, addirittura, la realizzazione di uno studio di fattibilità, risalente al 2007, per un progetto di canile in località Asca.
«Siamo meravigliati di come un giudice possa aver accolto, senza alcuna eccezione, quanto richiesto da Napoleoni - sostiene il presidente dell'Enpa territoriale, Alessandro Papi - Quando l'avvocato costruì la casa il canile c'era già e, nel tempo, i cani non sono aumentati; noi siamo i gestori della struttura e non abbiamo voce in capitolo, ma se il Comune dovesse chiederci un aiuto siamo pronti a offrire il nostro appoggio. Il problema è grosso; spostare 50 cani non è semplice; inoltre in canile lavorano tre dipendenti che perderebbero il lavoro, e rischierebbe di finire anche il servizio accalappiatura. Siamo amareggiati da un giudizio che pare non porsi questo problema o che non sia interessato alla questione. La nostra soluzione ideale - conclude Papi - sarebbe di restare dove siamo ora, in attesa che venga realizzato un nuovo canile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
