Il Tirreno

Progetto Villa Gaia, sono i volontari a fare l’accoglienza

Valeria Parrini
Una volontaria al lavoro nella cucina del centro
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Una volontaria al lavoro nella cucina del centro

L’associazione Articolo 2 sta ristrutturando un casolare: ospiterà soprattutto famiglie, anche con bimbi piccoli

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SUVERETO. Ai confini col parco di Montioni, un centro di accoglienza per famiglie di richiedenti protezione internazionale. La prefettura ha autorizzato il progetto presentato dall’associazione Articolo 2.
E proprio domenica 9 ottobre sono arrivati i primi migranti: una famiglia con una bambina piccola e altre due donne, sono tutti nigeriani. In attesa del completamento di alcuni interventi di manutenzione, le persone saranno ospitate in un vicino agriturismo. Il progetto approvato a Livorno è riservato alle famiglie anche per la tipologia stessa della struttura disponibile. Non è escluso che, in via transitoria,nell’agriturismo siano accolti singoli.

I promotori. Il progetto è stato presentato da “Articolo 2, Integrazione, dignità, universalità dei diritti”, un’associazione che si richiama alla Carta Onu e alla Costituzione, formata da volontari che, in buona parte, hanno alle spalle lunghe esperienze nel campo della cooperazione e della solidarietà internazionale in organizzazioni non governative. Obiettivo, «contribuire a risolvere - sta scritto nello statuto - le conseguenze negative delle attuali politiche migratorie inadeguate».

Presidente è Daniela Regoli, piombinese. In pochi mesi l’associazione ha tessuto relazioni, incontrato le istituzioni e soprattutto singoli cittadini e realtà del volontariato sensibili al tema. Un tema da affrontare con un approccio diverso rispetto ai modelli attuali che alla fine isolano e, nella migliore delle ipotesi, ostacolano la convivenza. L’immigrazione come possibile risorsa, non come un peso, tantomeno come un business. Niente ghetti.
Interazione e integrazione vengono individuate come le parole chiave del rapporto tra migranti e non, sostenuto dalla rete sociale e istituzionale presente sul territorio che accoglie.

Dove. Inizialmente si era indirizzati verso il recupero di borghi abbandonati, come è accaduto in altre situazioni. Il percorso mostrava delle difficoltà mentre la richiesta di soluzioni cresceva. Dopo una serie di sopralluoghi nel comprensorio, alla fine, anche grazie alle condizioni favorevoli poste dai proprietari, i fratelli Bientinesi, la scelta è caduta su Villa Gaia, a Poggio al Turco, nel Comune di Suvereto.

È un podere costituito da una casa di 237 metri quadrati, dotata di due porticati in muratura, una corte, un annesso che ospita un’officina meccanica equipaggiata, una rimessa con mezzi ed attrezzi agricoli, un’area coltivabile di 4 ettari, con pozzo per l’irrigazione di un vigneto, un uliveto, un orto, un’area terrazzata.

«La struttura - afferma la vicepresidente di Articolo 2, Mara Girardi - offre gli spazi e le condizioni ambientali ottimali per ospitare vari nuclei familiari che, come si è visto negli arrivi degli ultimi anni, possono essere diversamente costituiti, soprattutto da donne con figli, oppure madre, padre e figli oppure, più in generale, da persone adulte che viaggiano insieme a bambini e adolescenti nei confronti dei quali esercitano un ruolo di tutela. Fratelli e sorelle, zii e nonni, ad esempio».

Ha inciso sulla scelta anche il fatto che per famiglie provenienti da esperienze particolarmente destabilizzanti e traumatiche è utile poter vivere in un luogo molto tranquillo, immerso nella natura, ma con quanto serve, pur trovandosi a soli 7 chilometri da Suvereto. E che dispone di grandi spazi dove bambini e bambine possono giocare senza rischi e dove si possono svolgere delle attività agricole e di piccolo allevamento.
La distribuzione delle persone (14 adulti con bambini) negli spazi abitativi disponibili si farà a partire dalla composizione dei nuclei familiari che saranno affidati considerando, oltre ai legami di parentela ed affettivi, età e sesso dei membri.

Che si fa. Gli operatori ed il personale volontario garantiranno una presenza costante e l’accompagnamento ad un percorso di autonomia nella preparazione dei pasti e nella gestione della struttura. Questo implica un’azione congiunta iniziale, momenti formativi e l’avvio di un processo di progressiva assunzione di responsabilità da parte dei residenti.

Molto ruota intorno al concetto di laboratorio come metodologia di lavoro socio-educativo, culturale e terapeutico efficace in vari campi. Come l’insegnamento della lingua italiana attraverso la drammatizzazione della propria esperienza di migrazione. In una prima fase si avvieranno i laboratori che rispondano alle esigenze e alle potenzialità individuate nelle attività di conoscenza reciproca e di primo sostegno. Allo stesso tempo l’associazione prepararerà una seconda fase in cui anche i laboratori saranno strutturati per aprirsi progressivamente alla partecipazione di ospiti di altre strutture di accoglienza della Val di Cornia e di altri comuni vicini così come alla popolazione locale interessata.

Le attività si svolgeranno alternativamente negli spazi disponibili a Villa Gaia ed in spazi esterni. Gruppi di teatro, musica, danza, ecc., così come gruppi che praticano sport. Le principali aree di attività sono: salute olistica, sviluppo di abilità sociali, di comunicazione e di espressione artistica; informazione e accompagnamento legale; attività di integrazione sociale e culturale; formazione nei mestieri; attività produttive ed agroecologiche; comunicazione con famiglie e comunità d’origine.

Con chi. Il progetto disporrà di 1 coordinatore, 1 operatore, 1 mediatore culturale a tempo parziale.
Si avvarrà della collaborazione di alcune figure professionali in differenti aree: mediazione culturale, psicologia, psicopedagogia, consulenza legale, commercialista. A queste figure si affiancheranno volontari/e che, oltre a supportare le attività gestionali e logistiche del centro, presteranno servizi professionali in diverse aree: salute, educazione, espressione artistica e culturale, agricoltura, zootecnia, mestieri ed artigianato. La presenza di un operatore e di un veicolo sarà garantita sia di giorno che di notte.

Il sindaco. «Anche nell’incontro recente in Prefettura sull’accoglienza in provincia ho sottolineato la validità dell’esperienza che sta nascendo a Suvereto. Ho evidenziato - afferma Giuliano Parodi - le garanzie di professionalità offerte da Articolo 2 e la validità di una esperienza nata dal basso, incentrata soprattutto sulla possibilità di ospitare famiglie. Un elemento, questo, che favorisce l’integrazione perchè i bambini sono una molla efficacissima. Rilancio la proposta dell’istituzione di un osservatorio sull’accoglienza che fissi un protocollo sulla qualità della risposta che viene data. Altrimenti non abbiamo strumenti per controllare la gestione delle strutture in cui troppe volte prevale il business. Il progetto di Articolo 2 è diverso, impegna i migranti e spinge a fare attività insieme a loro. Con professionalità e con forze del volontariato. È una formula intelligente».

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