Gioco
I sindacati dell'indotto: "L'accordo per la solidarietà si applichi anche alle altre aziende"
Assemblea della Trailer, lavoratori preoccupati. C'è il timore che l'ingresso dei 719 in Aferpi lasci fuori altri occupati in servizi esternalizzati
PIOMBINO. Le famiglie e i lavoratori non sono come i vasi comunicanti: non si possono togliere da una parte e far entrare dall’altra, per mantenere lo stesso livello.
Il recente accordo, ancora da chiarire nei dettagli, per l’assunzione di 719 lavoratori della ex Lucchini in Aferpi, con il contratto di solidarietà, fa alzare le antenne ai sindacati dell’indotto.
Perché se da una parte c’è la speranza, che diventa una richiesta, di allargare le condizioni anche ai lavoratori delle aziende “minori”, a cui gli ammortizzatori sono già scaduti, dall’altra c’è il timore che Aferpi, per far lavorare almeno il 40% dell’organico, scelga di ridurre la presenza di addetti che hanno compiti esternalizzati, affidandoli ai propri dipendenti.
Perché la solidarietà è applicabile solo se almeno 4 lavoratori su 10 proseguono la propria attività e già adesso, con forti problemi con il circolante per pagare i semiprodotti, e commesse che arrivano a singhiozzo, l’azienda di Issad Rebrab non sempre riesce a raggiungere questa quota.
Va detto che ci sarebbe anche un’interpretazione che valuta il 40% su base annuale e, se partiranno le demolizioni, la quota è raggiungibile. Ma al momento in Aferpi lavorano la laminazione, con discreta continuità quella per le rotaie, lo stesso quella per la vergella, più a singhiozzo quella del Tmp (treno medio piccolo) e la movimentazione a servizio della laminazione stessa. Tutto il resto è fermo.
Ne hanno parlato lunedì 3 mattina alla Cgil nell’assemblea della Trailer, l’azienda che fa movimentazione della vergella in Aferpi, Giuseppe Gucciardo, responsabile settore merci della Filt Cgil provincia di Livorno e Claudio Sodano, segretario generale Uiltrasporti Livorno.
[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.14203898:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14203898:1652275983/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Qualche tempo fa l’azienda, che non vuole gettare la spugna, ma che ha grandi difficoltà, aveva dichiarato 7 esuberi su 22. Poi un accordo era stato trovato e prevedeva part time per tutti, con un giorno in più a casa in settimana, e cassa integrazione: sarebbero stati altri sacrifici per i lavoratori, ma in qualche modo si sarebbe andari avanti.
Ora l’accordo trovato per Aferpi fa sperare ai sindacati che quelle condizioni siano applicabili anche alle altre aziende. Nel caso anche Trailer potrebbe rivedere le proprie posizioni.
«Non abbiamo ancora i dettagli dell’accordo - spiega Gucciardo -. Ma una cosa è certa: non ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Se la solidarietà è applicabile ad Aferpi, può essere lo stesso anche per i lavoratori dell’indotto, ai quali gli ammortizzatori sono scaduti da un paio di settimane. La nostra è una richiesta alle istituzioni, al Governo: non lasciate fuori queste famiglie. A mio avviso servirà una deroga alle regole della solidarietà, perché il 40% di occupati, quando rientreranno i 719, non sarà facile da raggiungere per Aferpi».
I dipendenti della Trailer, al momento, stanno tenendo duro e spendendo le ferie. Non tutti, con il lavoro che c’è al momento in Aferpi, riescono a essere impiegati e gli ammortizzatori (avevano la solidarietà) sono scaduti il 17 settembre. «Teniamo duro così - dice uno di loro -, per lavorare tutti Aferpi dovrebbe produrre almeno 30mila tonnellate al mese di vergella. Invece alcuni mesi si è fermata a 17mila e non ci sono certezze per il futuro».
«L’accordo di programma per un’area di crisi complessa come Piombino - aggiunge Claudio Sodano - non prevede che restino fuori i lavoratori dell’indotto. La Trailer, se avesse le stesse condizioni per la solidarietà, manterrebbe tutto l’organico, visto che, nella laminazione, il lavoro c’è. A singhiozzo, ma c’è. Chiediamo ai sindacati confederali di vigilare che l’ingresso da una parte di lavoratori non preveda l’uscita dall’altra. Non sarebbe sindacalmente sostenibile e il Governo non può essere garante di questo. Noi vigileremo e certo, se accadesse, gli addetti dell’indotto non starebbero in silenzio».
E l’impressione è che, se il sistema fosse applicato alla Trailer, quindi alla movimentazione della vergella, lo stesso sarebbe estendibile alle altre aziende dell’indotto. Come se le famiglie e i lavoratori fossero vasi comunicanti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
