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«A Villamarina mi hanno salvato in extremis»

«A Villamarina mi hanno salvato in extremis»

PIOMBINO. Una settimana fa ha rischiato di perdere la vita per una forte emorragia interna. Ora vuole raccontare la sua storia per due motivi: ringraziare lo staff di Villamarina che la vita gliel’ha...

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PIOMBINO. Una settimana fa ha rischiato di perdere la vita per una forte emorragia interna. Ora vuole raccontare la sua storia per due motivi: ringraziare lo staff di Villamarina che la vita gliel’ha salvata e difendere l’ospedale e il suo personale dal rischio di tagli . Matteo Pierani ha 31 anni e fa l’idraulico. Giovedì 22 intorno alle 13,40, in sella alla sua bici, stava rientrando al lavoro, in via De Sanctis, dopo la pausa pranzo. Alla rotonda davanti alla stazione, forse intimorito da un’auto che stava sopraggiungendo, complice qualche buca nell’asfalto, è caduto battendo la spalla.

Lì per lì, a caldo, non ha dato troppo peso alla cosa. E’ rimontato in sella per raggiungere il lavoro «perchè gli impegni sono impegni».

Quando la situazione ha iniziato a degenerare, la sua ipotesi di qualche costola fratturata si è scontrata con una realtà più drammatica. Quei dolori all’addome erano diventati troppo forti. «In magazzino, i colleghi hanno capito che il problema non era gestibile e hanno avvertito mia moglie. Con lei - prosegue il ragazzo - abbiamo raggiunto il pronto soccorso».

Lì, in attesa, c’erano decine di persone «d’ogni gravità e d’ogni colore», per dirla con Matteo. Che non perde il gusto della battuta nel ricordare quei momenti, mescolando alla simpatia la commozione. Soprattutto quando rammenta il volto di Fulvia, con cui è sposato da sei anni,

Il colorito pallido e il suo premersi l’addome hanno indotto le due operatrici del triage ad andargli incontro e ad inquadrare immediatamente la situazione.

«Questo alle 13,40. Alle 14 ero in sala operatoria dopo essere stato sottoposto alle analisi e alla Tac. Intorno, persone gentili ed efficienti. Stavo male ma ero cosciente. E l’autorizzazione ad intervenire l’ho voluta firmare io per evitare di dare a Fulvia questa responsabilità», spiega ancora Matteo. Che in quegli attimi ha pensato a quanto avrebbe voluto ancora fare nella sua vita. A partire dai figli.

Durate l’operazione, insieme alla milza, è stato rimosso più di un litro di sangue. «E’ stato un intervento complesso perchè hanno dovuto rifare tutte le saldature», prosegue sorridendo. Matteo non ha dubbi: «Matrimonio a parte, quello è stato il giorno più bello della mia vita. Perchè sono qui a raccontarlo». Per questo, con l’aiuto del fratello Michele ha salito le scale del Tirreno appena il giorno dopo essere stato dimesso. «Posso solo parlare bene del personale. Li ho visti lavorare di giorno e di notte in condizioni di difficoltà ed anche con scarsità di mezzi. Un po’ come se io non avessi gli attrezzi per sistemare un termosifone o se dovessi fare un pronto intervento in bicicletta», chiude Matteo. Che vuole ringraziare tutti. E sottolineare una cosa: «Se invece che a Villamarina avessi dovuto essere trasportato solo a pochi chilometri, chissà se ora sarei qui».(v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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