Toscana
Lascia il lavoro, viene all’Elba e apre un centro per disabili
PORTOFERRAIO. Lascia Cittadella e va all'Isola d'Elba ad aprire un centro riabilitativo balneare per bambini disabili. I valori non saranno più quelli di una volta, come spesso si dice, ma c'è ancora...
PORTOFERRAIO. Lascia Cittadella e va all'Isola d'Elba ad aprire un centro riabilitativo balneare per bambini disabili. I valori non saranno più quelli di una volta, come spesso si dice, ma c'è ancora chi fa scelte «per amore, solo per amore», seguendo - con la forza di un progetto - le ragioni del cuore. Luisa Pia incarna questo mix tra sogno e realtà, e lei il suo sogno lo sta realizzando con tutto il suo entusiasmo. La notizia è stata riportata dal giornale Il Mattino di Padova, in un articolo scritto dalla giornalista Silvia Bergamin.
L’infermiera all'ospedale di Cittadella, impegnata nel volontariato a favore delle popolazioni bosniache martoriate dalla guerra nell'ex Jugoslavia, ha deciso di uscire fuori dalle mura, verso il Tirreno: «Lascio il mio vissuto a Cittadella - famiglia, amici, colleghi - per un nuovo e unico mondo di amore e un progetto probabilmente curioso e fragile ma sicuramente utile: un centro riabilitativo balneare per bambini disabili», dice l'infermiera. L'innovazione sta proprio nella «riabilitazione in acqua di mare, con le sue proprietà», favorita dal clima che offre l'isola.
Una realtà che sarà aperta a ogni bimbo con disabilità motoria, che potrà integrare il percorso con pet therapy, musicoterapia, arterapia. Tutto rigorosamente all'aperto. «Il nostro obiettivo», spiega Luisa, «è sollevare le famiglie, evitando che i bimbi siano costretti a rimanere in casa o in strutture senza contatto sociale». Lo scenario sarà meraviglioso: «L'isola d'Elba offre uno straordinario clima, caldo e accogliente, persone disposte e aperte a iniziative sociali senza grossi vincoli. I Comuni aspettano sempre nuove iniziative per migliorare la loro isola, una simile realtà favorisce il buon nome e l'immagine, e consente al turismo di ampliare la propria capacità attrattiva». Ormai è questione di settimane, si avvicinano la data dell'addio e del nuovo inizio: «Partirò a fine ottobre. Lo faccio perché sento che mi renderà felice, è un lavoro nuovo, è un progetto di vita, è una casa e un amore. Mi fido della bontà delle emozioni, che possono rendere la vita migliore, a noi e agli altri».
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