Il Tirreno

C’è un indagato per la morte di Feola

di Luca Centini
C’è un indagato per la morte di Feola

Nuovi sviluppi sull’incidente dell’operaio schiacciato dal camion: sotto inchiesta un manager di Lampogas

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CAMPO NELL’ELBA. Omicidio colposo. È questa l’ipotesi di reato al vaglio della Procura di Livorno in seguito all’incidente sul lavoro che, il 30 agosto scorso, è costato la vita all’operaio elbano Giuseppe Feola. L’uomo è morto a Chiessi, schiacciato dal camion della ditta per la quale lavorava che, per cause da chiarire, è venuto giù a marcia indietro lungo la stretta via del Tofonchino.

Il sostituto procuratore Fiorenza Marrara ha iscritto nel registro degli indagati Cristiano Musi, manager della ditta Lampogas e datore di lavoro di Giuseppe Feola. L’indagato è stato informato circa la sua posizione nelle ultime ore, dopo che la Procura livornese, venendo incontro alle istanze dei familiari di Feola, ha richiesto formalmente al giudice delle indagini preliminari, lo scorso 20 settembre, l’incidente probatorio, che consisterà in approfonditi accertamenti tecnici sul mezzo che ha investito a morte l’operaio di 37 anni. Del resto i familiari di Feola, rappresentati da un avvocato romano, il professor Piero Lorusso, cassazionista e grande esperto di sicurezza e salvaguardia della salute dei lavoratori, avevano espresso fin da subito dei dubbi, relativi sia alla ricostruzione dell’incidente, sia alle procedure seguite dagli inquirenti nei momenti immediatamente successivi alla morte di Feola.

Le contestazioni principali dei familiari di Feola sono relative alla mancata autopsia sul corpo della vittima (l’esame esterno del medico legale aveva attestato con certezza la morte per politrauma e schiacciamento, dopodiché è stata disposta la tumulazione il giorno successivo all’incidente) e, soprattutto, alla rimozione del mezzo pesante (un’autocisterna della Lampogas) dalla strada dopo poche ore dall’incidente. «Non è chiaro perché il mezzo sia stato rimosso dal luogo dell’incidente. Eventuali accertamenti adesso sono assai più complicati. È vero che è stato messo sotto sequestro, ma è stato trasportato in un luogo accessibile a chiunque (al deposito del Comune di Marciana a Literno, ndr) – aveva spiegato al Tirreno l’avvocato Lorusso – e mi è stato riferito che alcune persone sono state viste aggirarsi attorno al camion». Per questo il legale della famiglia Feola si era mosso in tempi rapidi, nominando un perito di parte e chiedendo lo scorso 14 settembre alla Procura l’incidente probatorio. Istanza che il 20 agosto il pubblico ministero Marrara, ravvisando gli estremi previsti dall’articolo 392 del codice di procedura penale, ha fatto propria. Del resto potrebbe emergere la necessità di smontare il mezzo per verificarne il funzionamento, con una possibile irripetibilità degli accertamenti.

L’incidente. La morte di Giuseppe Feola ha scosso la comunità elbana e, di certo, lascia ancora molti interrogativi da chiarire. La mattina del 30 agosto scorso l’operaio percorre la strada stretta e dissestata di via del Tofonchino, a bordo del camion cisterna della Lampogas, la ditta per la quale lavora. C'è da compiere alcuni rifornimenti. Ma qualcosa va storto. La ricostruzione di quanto accaduto è ancora da chiarire in tutti i suoi dettagli.

Due le ipotesi più accreditate. La prima: il camion non riesce a risalire lungo la strada per la forte pendenza. L'autista percorre alcuni metri in retromarcia, in discesa, per poter dunque prendere di nuovo la marcia in salita. Ma, mentre scende, urta un camioncino parcheggiato sul lato della strada. Giuseppe esce dall'abitacolo e scende in strada, probabilmente per verificare il danno, ma il camion cisterna viene giù in retromarcia e investe l'uomo, che rimane schiacciato sotto la parte inferiore del mezzo pesante. Non è escluso però - e questa è la seconda ipotesi - che l'addetto del gas sia rimasto schiacciato nel tentativo di fermare la discesa del suo camion, che nel frattempo aveva urtato il furgone parcheggiato. In entrambi i casi resta da capire se l'impianto frenante fosse attivato o meno e il motivo per il quale il mezzo non sia rimasto fermo sul posto. Gli accertamenti dovranno fare luce in un modo o nell’altro su una disgrazia che resta al momento inspiegabile. È quello che chiedono i familiari di Giuseppe Feola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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