Il dolore
L’Audace scompare tra le polemiche
La storica società chiude: «Nessuno ci ha aiutato». Ma non tutti sono d’accordo: «La squadra aveva già cambiato nome»
PORTOFERRAIO. Gli strappi sono sempre dolorosi. Specialmente quando arrivano all’improvviso e coinvolgono realtà a noi familiari. A poche ore dall’inizio del campionato di calcio di Seconda categoria l’Audace di Portoferraio si è tirato indietro.
La gloriosa società elbana, fondata nel 1905 e per anni motivo di vanto per la città, non disputerà il campionato. Per alcuni un momento epocale e un dispiacere forte, per altri un passaggio obbligato per diversi fattori, dalle difficoltà economiche della società, al nodo relativo alle somme arretrate richieste dalla Cosimo de’ Medici per la gestione degli impianti sportivi, fino alla difficile coesistenza con la società Accademy Audace, nata nel 2014 per il solo settore giovanile ma da quest’anno impegnata anche con una prima squadra nel campionato di Terza categoria.
Di certo il passo indietro dell’Audace lascia alcuni punti interrogativi sospesi e sta facendo discutere - molto - gli appassionati di calcio della città.
La polemica sulla storia biancorossa.
Il messaggio lanciato sulle pagine del Tirreno dall’ormai ex direttore sportivo dell’Audace, Italo Medici, è chiaro. «Purtroppo – ha commentato Medici – dispiace far scomparire in questo modo la centenaria e gloriosa società biancorossa che era il fiore all'occhiello dell'Isola d'Elba, ma nessuno ha fatto niente per salvarla». Parole pesanti che attribuiscono la chiusura dei battenti a cause precise: l’addio di un nutrito blocco di giocatori che ha abbracciato il progetto dell’Accademy Audace e il mancato sostegno economico che ha messo in crisi la società negli ultimi anni.
«Dispiace sempre quando una società finisce in questo modo – ha commentato l’assessore allo sport Adalberto Bertucci, senza voler entrare nel merito delle questioni societarie – ma la storia dell’Audace ha visto anche in passato rifondazioni e cambi di nomi. L’importante è che non restino a spasso tanti ragazzi che in questi anni hanno giocato in questa squadra. Mi auguro che l’Accademy Audace, che prenderà il posto della società, riesca ad attirare tanti giovani di Portoferraio».
Le cause della chiusura.
Per comprendere la fine della storia dell’Audace di Portoferraio, infatti, non ci si può limitare agli ultimi - convulsi - giorni. Il 2014, ad esempio, è un anno importante per avere una chiave di lettura della questione. Nasce in quell’anno, infatti, l’Accademy Portoferraio, la società guidata dal presidente (in passato è stato al vertice dell’Audace) Luca Bardi. Stessi colori sociali (bianco e rosso), stesso stadio (il Carburo), vecchie glorie dell’Audace ad allenare e gestire i ragazzini del settore giovanile. In quella data, insomma, si consuma la scissione dell’anima dell’Audace in due tronconi: il settore giovanile all’Accademy, la prima squadra e Juniores all’Audace. Una separazione dovuta a incomprensioni e diversità di vedute rispetto alla gestione del gruppo dirigente guidato dal presidente Balestrini e sull’utilizzo delle risorse provenienti dal settore giovanile.
Una visione, secondo alcuni, sbilanciata a favore della prima squadra e carente nel settore giovanile, motivo della fuga di tanti ragazzini nelle squadre degli altri paesi elbani. A questo punto, però, i destini delle due realtà sportive viaggiano in modo diametralmente opposto. L’Accademy ingrana presto le marce alte, grazie all’ossigeno dato dalle quote pagate dai genitori del settore giovanile. Il lavoro è convincente, tanto che la squadra nel giro di tre anni arriva a reclutare circa 190 giovani calciatori e si iscrive ai campionati di tutte le categorie giovanili. L’Audace, invece, annaspa nonostante il patto, rispettato solo il primo anno post scissione, secondo cui la stessa Accademy avrebbe dovuto contribuire (con gli introiti di feste e sponsor) al sostegno delle attività dell’Audace. A ciò si aggiunge il nodo non risolto con la Cosimo de’Medici che vanta crediti pari a diverse decine di migliaia di euro per la gestione del Lupi. L’ultimo campionato termina tra mille difficoltà, con gli stessi giocatori che hanno dovuto pagarsi di tasca propria diverse trasferte. La storia dell’Audace di Portoferraio termina così a poche ore dall’iscrizione al campionato di Seconda categoria, con alcuni giocatori biancorossi che, in extremis, decidono di entrare a far parte della rosa dell’Accademy.
«Storia finita? Una stupidaggine».
Addio glorioso Audace, quindi? Non tutti sono sicuri che la storia della società sia finita adesso.
Mario Zamboni, per anni capitano dell’Audace e adesso tra i dirigenti dell’Accademy, non si beve questa storia. «Si usano i sentimenti e la storia in modo improprio. L’Audace 1905 non esiste più dalla metà degli anni Novanta – ha spiegato Zamboni – Non accetto però che per tirare l’ acqua al proprio mulino si dicano delle inesattezze. La data di morte dell’Audace è volutamente falsificata. A metà degli anni Novanta, quando il presidente era Del Punta, la squadra non si iscrisse al campionato successivo in accordo con il presidente della società sportiva elbana che era diventata negli anni seguenti A. C. Portoferraio. Grazie a quell’accordo nacque una nuova società chiamata A.C. Audace Portoferraio».
Quel che più non va giù all’Accademy è la voce secondo cui la nuova società avrebbe fatto campagna acquisti contro l’Audace. «Campagna acquisti? Non scherziamo. – spiega il presidente dell’Accademy Audace, Luca Baldi – la nostra operazione non è nata contro nessuno. Non paghiamo i giocatori e abbiamo fatto la prima squadra per garantire uno sbocco ai ragazzini che abbiamo formato in questi anni. La storia dell’Audace finisce? È una stupidaggine. In passato l’Audace ha avuto diversi problemi, ci sono state rifondazioni e mancate iscrizioni ai campionati. Siamo tutti attaccati all’Audace, ma non vogliamo surrogare la storia di nessuno, sebbene abbiamo scelto i colori biancorossi per dare continuità al calcio della città che, di certo, non finisce».
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