A San Giovanni via alle indagini sulle colture romane
Un ricercatore dell’Università di Lione lavorerà con Aithale per scoprire i segni delle lavorazioni agricole al tempo dei Valerii
PORTOFERRAIO. Cos’altro potrà venir fuori dagli scavi archeologici iniziati, ieri, nel podere San Marco a San Giovanni che ancora non si conosca? Quest’anno il gruppo di lavoro Aithale studierà la componente del terreno e il fondale marino, oltre a condurre indagini più approfondite sulla villa rustica. Al gruppo di archeologi e geologi delle università di Firenze, Siena e Pisa guidati da Franco Cambi e Laura Pagliantini si unirà infatti anche un ricercatore dell'università di Lione (Francia), Lucas Dugerdil. Effettuerà dei carotaggi del terreno, prelevando campionature che poi analizzerà in Francia per verificare cosa? Riscontrare se ci sono tracce di carbone, semi di piante e quali specie in prevalenza erano trattate.
Le verifiche che il ricercatore francese effettuerà potranno fornire ulteriori informazioni sul tipo di coltivazioni che erano effettuate all’epoca in cui si eresse la villa rustica della piana. «La quale – aggiunge puntualizzando Franco Cambi – dovrebbe essere anteriore di ottanta/cinquantanni alla Villa delle Grotte sul colle soprastante». Non solo. Si capirà se all'epoca della colonizzazione di questo tratto di costa da parte dei Romani il clima dell'Isola fosse umido o arido. Quali tipi di colture, in base a esso, si prediligessero sempre dai coloni. Per giungere, in estrema sintesi, a formulare delle ipotesi sulla dieta che i Romani consumavano, stando in riva al Tirreno. Non solo.
Si continuerà sì a scavare sugli strati emersi nei precedenti scavi (la campagna di ricerca archelogica è iniziata nell'autunno del 2012 grazie alla disponibilità di Chiara, Raffaella e Paolo Gasparri, proprietari del terreno con l'intento di riportare alle luce vecchi forni etrusco-romani per la fusione del ferro estratto sull'Isola), per mettere a fuoco la planimetria e la disposizione dei locali che formavano la villa rustica. Ma soprattutto si guarderà anche al mare. O meglio al fondale marino del golfo di Portoferraio. Per essere più chiari, si effettueranno delle immersioni per capire quale fosse il punto esatto in cui le navi onorarie attraccavano e se rimane qualche traccia dei vecchi carichi. Insomma, scoprire il porticciolo. Dal primario obiettivo, dunque, di riportare alla luce i resti della lavorazione del ferro di epoca etrusca e romana ben riscontrabili dalle numerosissime scorie di ferro, si passa ora a studiare i resti emersi di un grande edificio rurale destinato alla produzione agraria e vinicola, nonché alla conservazione del vino e di altri prodotti.
«Grazie a queste ricerche - precisa ancora Franco Cambi - è stato possibile scoprire che i proprietari della villa e della fattoria furono i Valerii, potente famiglia aristocratica con grandi interessi economici sia sull'isola sia sulla terraferma». Lo scavo archeologico di San Giovanni (in concessione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, attraverso Lorella Alderighi) è uno dei progetti promossi dal gruppo di ricerca “Aithale” a cui collaborano l'università degli Studi di Siena, il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, il Laboratorio di Scienze dell'Antichità della Scuola Normale Superiore di Pisa e il Cnr sempre di Pisa.
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